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Giovedi, 9 Settembre 2010
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Kenya versione bio, visto con gli occhi dei ragazzi toscani

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kenya_fattoriaIn queste settimane, alcuni gruppi di studenti toscani che partecipano al progetto Noi con gli altri di Unicoop Firenze sono in viaggio in alcuni paesi poveri del mondo (India, Kenya, Camerun, Burkina Faso…). Abbiamo chiesto a uno di loro di raccontarci la visita all’azienda che non ti aspetti: una fattoria biologica alle falde del monte Kenya

 

Ieri l’altro abbiamo visitato una fattoria biologica alle falde del monte Kenya, alto circa 5mila metri. Per poter raggiungere il luogo in un’ora decente abbiamo dovuto svegliarci alle 5 e mezzo e partire coi pulmini alle 6. Il viaggio sarebbe durato 4 ore quindi avremmo sicuramente avuto la possibilità di dormicchiare un po’ anche lungo la strada.
Non appena siamo arrivati a Nairobi, nonostante fosse ancora prestissimo, la città era già invasa dalle macchine e dai pulmini; era il caos: tutti in coda a cercare uno spiraglio per guadagnare qualche metro e i più spavaldi sui marciapiedi, nonostante non fossero affatto deserti. Il viaggio quindi si è allungato di un paio d’ore.
Lasciate le strade polverose della città, abbiamo continuato salendo di quota in un paesaggio sempre più verdeggiante, pieno di campi coltivati e pascoli per mucche e capre. Ogni tanto si attraversava qualche piccolo villaggio costituito da poche case sulla strada principale e una-due traverse in terra battuta con delle voragini enormi.
Finalmente, verso le 11, siamo riusciti a raggiungere questa fattoria: ci hanno accolti un signore, una studentessa universitaria e tre contadini che lavoravano tutti nei campi; insieme a loro abbiamo fatto un giro delle terre coltivate: ci hanno spiegato che la principale coltura consiste nel tea tree, una pianta che non fa foglie di thè ma dalla quale si estrae una sostanza per produrre gli oli essenziali e i prodotti cosmetici. Le piante di tea tree durano ventun’anni e sono dei veri e propri arbusti: queste piante ogni anno vengono potate e poi ricacciano i rami per l’anno successivo. Altre colture presenti nella fattoria sono i gerani e la palma rosa, entrambe destinate all’industria cosmetica.
Oltre ai campi coltivati, erano presenti anche una concimaia dove si produceva il compost e una specie di serra. Inoltre vi era una caldaia alimentata coi gusci scartati dall’estrazione degli oli dalle noci per scaldare l’acqua con la quale si estraggono gli oli dalle piante. Essendo una fattoria biologica, tutto ciò che normalmente sarebbe stato uno scarto viene riutilizzato all’interno dell’azienda stessa per chiudere il ciclo produttivo. Inoltre non viene impiegato alcun tipo di macchinario o diserbante: tutto il lavoro viene fatto a mano. La maggior parte delle piante viene riprodotta per talea, ovvero usando piccole parti di pianta inserite nel terreno.
La vera importanza della fattoria comunque consiste nel fatto che i loro prodotti e il modo con cui vengono coltivati servono da esempio per le fattorie vicine, che si recano in questi campi per imparare a loro volta le tecniche agricole per il biologico. Vengono anche distribuiti i sottoprodotti, come il compost, così da costituire una rete con le fattorie vicine. Affinché si costituiscano questi rapporti di sostegno reciproco e di scambio, tutti gli “affiliati” vengono controllati per verificare effettivamente che prodotti come fertilizzanti chimici e diserbanti non vengano utilizzati.
Terminato il giro, ci siamo recati verso il pulmino per cercare un posto per il pranzo; in quest’ultimi momenti insieme ai fattori abbiamo appreso che la maggior parte dei contadini della zona sono anziani poiché i giovani preferiscono lasciare questi posti che offrono poche possiblità economiche per recarsi nelle grandi città: qui però non riescono a sostenere i costi della vita e pur di non tornare nelle aree di provenienza preferiscono finire negli slum.
Il problema quindi della povertà di queste persone e delle baraccopoli è anche da cercare nelle campagne sempre meno popolate...

Lapo Consumi, Kenya, 27 gennaio 2010

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