A Prato un filo dolce

“ Il biscotto di Prato come patrimonio della memoria collettiva della città”. Bella definizione della gloria dolciaria pratese coniata da Diana Toccafondi, soprintendente archivistica della Toscana.

  Dopo il successo dello scorso anno “Un filo dolce” ha accolto nuovamente visitatori e turisti per condurli in un viaggio sensoriale alla scoperta dei profumi del forno e del meraviglioso mondo della pasticceria. Promosso da Provincia di Prato e Comune di Prato “Un filo dolce” è organizzato da Confartigianato, dal Consorzio di valorizzazione e tutela dei biscotti di Prato e dal Consorzio Pasticceri, con la collaborazione della Banca Popolare di Vicenza e della Camera di Commercio di Prato. Il filo rosso che lega anche quest'anno l'evento al mondo della solidarietà è il contributo per le degustazioni (5 euro per 10 assaggi) che è destinato all'Emporio della Solidarietà della Caritas. Cioccolato, agrumi, le tradizionali mandorle, i fichi, e una varietà tale di ingredienti e di ricette consentono ai laboratori artigianali una produzione complessiva di circa cinquecento varianti fra Biscotti di Prato tradizionali, innovativi, Brutti Boni, Zuccherini, Amaretti e tanti altri. E tale è la fama del prodotto che non solo si realizzano pubblicazioni dedicate, ma perfino i romanzieri decidono di parlarne attraverso i personaggi dei loro libri. Così l'edizione 2014 si trova anche a indagare su “Lo strano caso dei biscotti di Prato” in compagnia dello scrittore Marco Vichi che in “Fantasmi dal passato”, un giallo ambientato alla fine degli anni '60, dimostra come questi fossero già un simbolo conosciuto e apprezzato della nostra città. Ma l'indagine vuole puntare i riflettori anche sulle vicende storiche della “gloria” dolciaria pratese, che ha origini secolari e una tradizione artigianale rinnovata e sostenuta dal Consorzio di valorizzazione e tutela dei biscotti di Prato. Biscotti che impropriamente sono associati e confusi con la produzione industriale di cantucci e cantuccini toscani, altrettanto diffusi, ma non tipici pratesi. Protagonista della prima giornata di “Un filo dolce”,  il libro dell'editore Claudio Martini “I biscotti di Prato”, che racconta storia, tradizione, ricetta classica e tante curiosità della gloria dolciaria pratese. Il volume, corredato di splendide foto, vuole essere, come ha tenuto a sottolineare lo stesso Martini, “un libro di cultura, arte e anche cucina, un compendio di tutto ciò che costituisce l'essenza e la cornice di un prodotto che condivide e partecipa all'identità di questo territorio”. La pubblicazione vanta la collaborazione di molti autori, a partire dalle curatrici Cinzia Bartolozzi e Nadia Bastogi e dai fotografi Georgios Misirlis e Paolo Tosi. Ai testi hanno collaborato anche lo stesso Claudio Martini, Francesco Pandolfini per i Biscotti di Mattonella, Luca Mori per le mandorle, Franco Ferrantini per la ricetta e Giuseppe Rigoli per il vin santo. “I biscotti di Prato” parte dalle origini della tradizione dolciaria pratese, attraverso la prima ricetta documentata di Amadio Baldanzi e la storia del Biscottificio Mattei, che più di tutti ha contribuito a rendere famoso il biscotto di Prato, fino agli attuali produttori che oggi sfornano sei tonnellate l'anno di biscotti alle mandorle. Tante, si diceva, le curiosità sulla fama del biscotto pratese, conosciuto e apprezzato da Curzio Malaparte, Sem Benelli, Armando Meoni, Gabriele D'Annunzio, Eugenio Montale e Hermann Hesse, ma anche Sophia Loren e Anna Magnani vennero a suo tempo avvistate intente a fare acquisti al biscottificio Mattei di via Ricasoli. Mentre Alberto Sordi nei panni dello squattrinato giornalista del film “Una vita difficile”, chiede in una trattoria di Roma “quei biscottini da Prato” perché “col vino rosso so' i più bboni del mondo”.