Caccia grossa alle sementi non identificate. Questo luglio in quel di Prato gli uomini della Forestale hanno scoperto 300 buste di semi e oltre venti chili di sementi, e sequestrato quattro ettari di campi, nella periferia di Maliseti, terreno di crescita dei misteriosi ortaggi.
Di certo c'è solo che le buste illegali arrivano dalla Cina. Così come asiatici sono i contadini al lavoro negli “horti cinesi”, nome non casuale dell'operazione, coordinata a livello nazionale: gli uomini del comando provinciale di Prato hanno collaborato con il nucleo agroalimentare e forestale di Roma e con il personale dell'Agenzia regionale di protezione dell'Ambiente.
Non è la prima volta che nella città tessile, che ospità circa 30 mila orientali, saltano fuori coltivazioni di piante con caratteristiche genetiche indecrifrabili, a causa delle etichette in caratteri orientali che gli esperti non riescono a decriptare. Nei mesi scorsi una precedente operazione aveva interessato tre ditte di cittadini cinesi per la coltivazione di ortaggi. Complessivamente, nelle due operazioni sono state sequestrate 550 buste di semi e circa 40 chili di sementi di varie specie vegetali e ispezionati circa 13 ettari di terreni. Il percorso delle buste incriminate è noto: i cinesi le portano con sé al ritorno dai viaggi in madrepatria, nascoste nei bagagli personali al riparo dai controlli doganali.
Molto più arduo identificarne produttori e natura: dalle etichette non è stato ancora possibile risalire né alle aziende di provenienza, né alla specie esatta. Tuona il ministro alle politiche agricole Luca Zaia (che milita nelle fila della Lega Nord), che dal giorno del suo insediamento ha dichiarato guerra a “tutti i prodotti contraffatti che non hanno nulla a che vedere con il nostro ricchissimo patrimonio agroalimentare” e strenua “tutela sia del duro lavoro dei nostri agricoltori sia della salute degli italiani”.
E qui piove sul bagnato, visto che i campi ispezionati venivano irrigati con acque non controllate: “Un danno all'ambiente, oltre che una minaccia per le produzioni italiane d'eccellenza”, sempre più esposte al rischio di inquinamento genetico e biologico. Tanto che il ministro del Carroccio ha programmato un'“attività di intelligence e controlli” a tappeto contro questo spettro. Attività, dichiara Zaia, che con l'operazione di Prato è giunta “alla fase 2 della tolleranza zero”.
Barbara Ciolli



























