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Che cos'è il Barbarossa
E' vitigno antichissimo, venuto alla luce nella Vigna del Dosso
della Fattoria Paradiso, per puro caso. Era l'autunno del 1955 quando
Mario Pezzi visionava la vecchia vigna di Sangiovese di oltre 100
anni, pressoché improduttiva e, per questo, in predicato
di ricevere un nuovo impianto. Pizzicando qualche grappolo sparuto,
per accertarne il punto di maturazione, si sorprende, assaggiando
qualche chicco, del loro sapore e insolito profumo, davvero inconsueti
nel Sangiovese. Incuriosito, ne osservò meglio il grappolo,
i pampini e convenne che quell'uva eccezionalmente zuccherina, quel
colore rosso violaceo intenso dell' acino, quella foglia appena
frastagliata e carnosa, fossero da considerarsi un vero e proprio
corpo estraneo fra i vetusti filari di Sangiovese, ancora ospiti
della vecchia vigna. Alla identificazione del vitigno, furono chiamati
esperti del Ministero dell' Agricoltura e docenti della facoltà
di agraria presso l' università di Bologna, venne studiato
presso il vivaio sperimentale di Tebano ma nessuno di essi azzardò
nomi o provenienze. Sotto l'appassionata, costante cura di Mario
Pezzi, fu battezzato, nel 1968, allorché, la prima produzione
di un vino granato, gagliardo, corposo, di intenso profumo e con
l'attitudine ad un lungo invecchiamento, seppe imporsi al gusto
dei palati più esigenti. Gli fu posto il nome di "Barbarossa",
a ricordo del fulvo imperatore alemanno che, storia e leggenda insieme,
consegnano alla Rocca di Bertinoro che, dopo aver conquistato, elesse
a sua dimora per il piacere di "belle femmine"e di un
non meglio identificato vino granato, prima di far ritorno alla
sua terra di origine. Cosi i contadini si tramandano questa storia
durante le veglie nella stalla fra un bicchiere, una briscola ed
un toscano, la sera prima di arrendersi definitivamente alla stanchezza.
Caratteristiche
Colore rubino intenso, dai riflessi porpora appena accennati. Il
naso è colpito dapprima da buone sensazioni di frutto, non
troppo intense, appena sfumate, dove si riconoscono il ribes e la
ciliegia. In bocca si mostra solido, di buona struttura, dalla consistenza
piena, e tannini ben calibrati. Il finale è di media persistenza
gustativa, comunque gradevole.
Convince molto a tavola, grazie alla sua integrità. Piacevole
e di buona beva.
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Chianti Rufina
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L'uva
Imparate
a degustare:
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lezione
Imparate
a degustare:
terza lezione
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a degustare:
seconda
lezione
Citille
Barbarossa
Imparate
a degustare:
prima
lezione
Birbone
Toscano |