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L’uva è il punto di partenza del nostro appassionante
percorso che ci condurrà, con fatica e tanti rischi, al
vino.
Da un punto di vista botanico il termine uva va inteso come grappolo,
cioè un insieme di acini (bacche) tra loro più o
meno serrati e collegati da piccoli peduncoli ad uno scheletro
(raspo) che li sorregge. E il modo in cui vengono poi utilizzate
durante la vinificazione queste diverse parti del grappolo, condiziona
il tipo di vino che se ne ottiene. Forma, colore e dimensioni dell’intero
grappolo sono tipici e caratteristici per ogni vitigno riconosciuto
e classificato.
Il frutto della vite quindi è un frutto carnoso (bacca)
costituito esternamente da una buccia (epicarpo), internamente
dalla polpa succulenta (mesocarpo) e dai vinaccioli (endocarpo).
Mentre il raspo e i vinaccioli sono responsabili di quelle sostanze
cosiddette fenoliche (tannini) e che danno il tipico sapore astringente
al vino, buccia e polpa svolgono un altro ruolo enologico importante.
La buccia concorre in modo determinante alla composizione del vino
sia per i tipi di lieviti che porta con sé sulla superficie
esterna, sia per le sostanze più caratteristiche della buccia
e che sono i pigmenti responsabili della colorazione dei vini:
gialli (flavoni) e rossi (antociani). Inoltre anche le sostanze
aromatiche sono contenute nella buccia. Queste sono abbastanza
tipiche per ogni vitigno e contribuiscono a formare il bouquet
dei vini; bouquet affinato poi da altri profumi che compaiono nel
corso della fermentazione e dopo un buon invecchiamento.
La polpa, infine, rappresenta la frazione più importante
dell’acino. Al momento della maturità essa rappresenta
circa l’80% dell’intero acino in quanto è costituita,
quasi esclusivamente, dal succo delle sue cellule; cioè dal
mosto. Ma il componente chimico più importante della polpa
quale sarà mai? Ma lo zucchero naturalmente. Il vero protagonista
del processo di fermentazione e trasformazione del liquido zuccherino
(mosto) nell’altra bevanda che ben conosciamo ed apprezziamo:
il vino.
Pasquale Cirigliano
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Chianti Rufina
Azienda agr. Travignoli
Castello di San Donato
Fattoria di Bagnolo
La Sala Ambra - Carmignano
Santa Cristina in Pilli
2004 Docg
Castello
di Meleto
L'uva Imparate
a degustare:
quarta lezione
Imparate
a degustare:
terza
lezione
Imparate
a degustare:
seconda
lezione
Citille
Barbarossa
Imparate
a degustare:
prima
lezione
Birbone
Toscano |
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Alcuni
dati sulle produzioni
(fonti ISTAT) |
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Nel mondo si producono circa 570 milioni di quintali di uva, di cui circa
73 milioni sono di uva da tavola e circa 40 milioni rappresentano
uve da essiccare. I restanti 462 milioni di q. sono quindi di uve
da vino.
L’Italia continua a mantenere il primato mondiale sia di maggior
paese produttore di vino (e quindi di uva da vino) con circa 60 milioni
di hl, sia di uve da tavola con circa 15 milioni di ql. Dei 60 milioni
di q.li circa 18 vengono destinati all’esportazione in tutto il
mondo I consumi di vino invece fanno registrare ancora un leggero decremento
che va assestandosi, nel nostro paese, intorno ai 50 litri pro-capite.
Per quanto riguarda le superfici vitate, poi, l’ Europa rimane
il continente storico e più vitato al mondo, e l’Italia
si posiziona al secondo posto dopo la Spagna con 800.000 ha circa. Il
91% di questa superficie è occupata da uve da vino dislocate,
per circa il 52%, nell’Italia meridionale. Inoltre solo il 37%
della stessa superficie è in collina (superfici maggiormente vocate),
mentre il 61% è ancora in pianura. In ordine decrescente le 5
Regioni Italiane maggiormente vitate sono la Sicilia, la Puglia, la Toscana,
il Piemonte, l’Emilia Romagna.
A tale proposito va ricordato come le superfici vitate siano calate nel
nostro paese negli ultimi 15 anni di circa 100.000 ha. Questo fenomeno
si spiega con gli effetti di una certa politica comunitaria che incentivava
le estirpazioni dei vigneti a fronte di premi in danaro, coadiuvata in
quegli anni da un mercato del vino fortemente compromesso per la bassa
qualità dei suoi prodotti. L’inversione di tendenza si è avuta
per una serie di fattori a partire dagli ultimi 5 anni; così i
nuovi impianti stanno registrando una crescita vertiginosa e i diritti
a reimpiantare non vengono più acquistati e distrutti, per così dire,
dalla comunità economica, bensì da viticoltori diventati
intanto grosse imprese del vino.
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