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D. P. “Dègo” |
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Leopardi a tavola
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La materialità e la felicità del poeta arrivano a noi attraverso una lista autografa di cibi rinvenuta alla Biblioteca Nazionale di Napoli
Può accadere (è accaduto) che a Napoli la vita materiale, quella dei lenti riti, spesso sognata e tanto desiderata, per quattro anni venga vissuta nel più fervido silenzio. Giacomo Leopardi e Pasquale Ignarra, Ranieri, Paolina, segretamente insieme, mangiavano la vita lontano dal degrado continuo della decadenza biologica cominciata nel funesto Ottocento.
A loro, frequentemente, si univano il dotto Costantino Margàris e il medico Nicola Mannella.
Qualche anno prima, Ranieri, esule napoletano, aveva incontrato Leopardi a Firenze: ecco che i due si legano fermamente in una devota amicizia. Convinto che la sua salutare Napoli convenga alla guarigione del diletto amico, Ranieri vi rischia il ritorno: nelle sue memorie ricorda le parole del Re Ferdinando II: «Ella è libera da questo momento… e dell’andare a riprendere il suo amico, e del menarlo qui a rifarsi di quest’aria…». (…)
La cultura gastronomica in Italia dopo il Cinquecento si è fatalmente ridotta, viste le crisi politiche e i moralismi supplenti; Leopardi, a modo suo, ne coglie le qualità e l’importanza, approvandola nelle sue conoscenze, e perfino ne scrive. Il suo intervento è il segno della ripresa dell’idea del buon cibo dalla cui degna considerazione si conclude e si disegna la speranza di vita. (…)
La lista leopardiana ci offre, per una sua precisa competenza programmatica, il frutto di famigliari e tranquille conversazioni, anche con ripetuti assaggi, di cui nessuna incertezza di carattere maniacale mai è possibile registrare o supporre. Mai comunque una debolezza trapela nella successione. In questa vicenda l’attore invisibile, onnipresente è Pasquale, esempio eccezionale di quanto affermato da Antonio Latini, e stiamo nel 1692; allora il cuoco si chiamava lo scalco, era la figura che governava la cucina e una delle sue prerogative era quella di provvedere alla buona sorte della salute del suo signore. Lo straordinario incontro tra Giacomo Leopardi e Pasquale Ignarra – prima d’ogni altra cosa patriota del ‘99 e finissimo cuoco secondo la testimonianza di Ranieri – testimonia un rapporto di stima e dedizione, oltre che di provvidenziale sapere culinario. (continua…)
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SOMMARIO |
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