
Oro giallo nel piatto
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Dagli splendidi fiori violacei nasce lo zafferano, preziosa merce
di scambio in epoca medievale e oggi riscoperto da molti agricoltori
toscani
Krocos, Crocus sativus, Karkom, Zahafaran. Insomma, zafferano.
Nell'antichità spezia rara e preziosa, oggi protagonista
di una vera e propria riscoperta all'insegna del recupero di una
coltura antica e di una lavorazione interamente manuale.
Innanzitutto dimentichiamoci delle bustine industriali, quelle con
la polverina pronta per l'uso. Chi vuole assaporare l'aroma vero
e intatto dello zafferano deve conquistarselo rispettando regole
e tempi ben precisi. Il punto di partenza sono infatti gli stigmi
essiccati: ciuffetti di un colore rosso intenso da mettere in infusione
nel brodo o in acqua calda almeno due ore prima di aggiungerli al
piatto che intendiamo preparare per dare modo ai preziosi filamenti
di sprigionare tutta la loro potenza aromatica e tutto il loro colore
dorato.
L'unico problema è che per ottenere un chilo di zafferano
"puro" occorrono dai 100mila ai 150mila stigmi di fiori
e tanto, tanto lavoro. Ecco perché le confezioni di filamenti
che si trovano in commercio hanno più l'aspetto di piccoli
scrigni preziosi che di contenitori di spezie. Eppure non sono pochi
gli agricoltori che hanno deciso di investire dandosi alla produzione
di zafferano e la Toscana, in particolare il Senese, sta contribuendo
maggiormente alla rinascita di questa coltura dimenticata.
Una delle capitali toscane dello zafferano è San Quirico
D'Orcia, nel cuore delle Crete senesi e sul territorio del Parco
naturale della Val D'Orcia. Qui, Egisto Brandi porta avanti la tradizione
di molte generazioni di agricoltori, dedicandosi con passione alla
produzione dei saporosi stimmi rossi.
"Casualmente cinque anni fa ho "incontrato" lo zafferano,
e le sue caratteristiche e peculiarità mi hanno talmente
affascinato che ho deciso di coltivarlo, incoraggiato anche dal
fatto che nei secoli scorsi questa era una zona di grande produzione".
Già nel Due-Trecento, infatti, lo zafferano era una pianta
conosciuta e costituiva una vera e propria ricchezza per le terre
del contado di Siena.
(...)
Oggi nell'azienda Brandi, la più grande coltivazione singola
(cioè non aderente a cooperative e società) in Toscana,
la superficie coltivata è di 15.000 m2 con una produzione
annua di 13 Kg. Questi ordini di grandezza possono sembrare scarsi
se confrontati con altre coltivazioni, ma in realtà non lo
sono affatto. Infatti bisogna tener presente che tutte le operazioni
devono essere fatte - seguendo un dettagliato disciplinare di produzione
- rigorosamente a mano, dalla messa a dimora dei bulbi, alla raccolta
dei fiori, alla separazione degli stimmi (che sono il vero zafferano)
dal fiore, al confezionamento. Si capisce quindi come tutto ciò
richieda un'attenzione e dei tempi assolutamente non paragonabili
a nessun altro tipo di coltivazione.
"L'operazione più delicata - spiega Brandi - è
la sfioratura, cioè la separazione dei fiori dagli stimmi,
che sono i filamenti rossi da essiccare. Noi mettiamo un'attenzione
particolare in questa operazione, infatti gli stimmi sono di colore
rosso solo nella parte che fuoriesce dal calice, mentre la parte
interna è di colore bianco, il bianco rappresenta l'impurità
del prodotto, rendendolo scadente".
In agosto la piantatura dei bulbi e a novembre la raccolta dei bellissimi
fiori violacei: sono tutte operazioni che necessitano di impegno
e attenzione, affinché il prodotto finale sia di ottima qualità
per poi essere messo in commercio. Lo zafferano puro toscano, infatti,
viene distribuito sia in Europa che negli Stati Uniti, a disposizione
di chi voglia gustarlo nella sua versione più "nobile"
anche nelle gastronomie specializzate e nei negozi di prodotti tipici.
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