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 Dove sei? HomeLa rivistaArchivio Aprile 01-2006Nonna, lo vuoi il cuscus?
La schedaLara Fantoni  

Nonna, lo vuoi il cuscus?


Domande come questa ormai non ci stupiscono più, tanto sono cambiate le nostre abitudini e le nostre conoscenze alimentari. I flussi migratori, la globalizzazione, ahinoi soprattutto in senso consumistico, e un po’ anche il turismo di massa sono riusciti in un’impresa che sembrava impossibile: far conoscere, e soprattutto apprezzare, agli italiani la cucina degli altri. Chi mai avrebbe potuto immaginare nelle città italiane, anche solo trent’anni fa, l’attuale boom di negozi di prodotti tipici di altre culture gastronomiche e quello di ristoranti che propongono cucine di varia provenienza? Pensiamo ai racconti di chi ha vissuto, da bambino, la seconda guerra mondiale e soprattutto la liberazione e il passaggio delle truppe alleate: dopo l’autarchia, anche linguistica, voluta dal regime fascista e gli anni di ristrettezze della guerra, ecco arrivare al seguito di inglesi e americani una serie di prodotti dai nomi strani, alcuni dei quali non esattamente sconosciuti (ma si poteva forse parlare di analfabetismo di ritorno imposto dalla guerra, almeno per il caffè e il tè quelli veri…), e che in conseguenza della situazione contingente acquistavano una fortissima valenza simbolica: canned beef and beans (carne e legumi in scatola), le zuppe liofilizzate, il tè, il caffè, e soprattutto il cioccolato, le caramelle e il mitico chewing-gum. Eppure, nonostante la fame e il valore simbolico, c’era chi allora quegli alimenti li gettava, non fidandosene.
Gli anni cinquanta, portando nelle case di molti italiani una certa abbondanza, e proponendo modelli d’oltreoceano al cinema, hanno scardinato alcune regole-base dell’alimentazione tradizionale, soprattutto con l’eccesso di proteine indotto dal benessere (carne e uova tutti i giorni!), e allo stesso tempo hanno contribuito a radicare nella gente un certo filisteismo gastronomico: pensiamo al meraviglioso Americano a Roma di Alberto Sordi, per il quale la mostarda, il latte e i cereali all’americana sono il massimo dell’esotismo, un vero e proprio status symbol che però, alla prova del palato, non ci mette niente a cedere il passo ai maccheroni col sugo e al vino rosso: non esageriamo, va bene l’America, ma a tavola non si scherza. E questo è stato per anni l’atteggiamento di moltissimi italiani. Di sicuro ci sono ancora oggi esponenti della razza italica che all’estero si affannano alla ricerca del ristorante italiano dove mangiare la pastasciutta o la pizza, e si lamentano del caffè brodaglia; senza magari sapere che anche all’estero è perfettamente possibile trovare la cucina italiana, e per giunta a livelli eccelsi: solo che per gustarla è indispensabile un portafogli assai ben fornito. Ma tipi così sono ogni giorno meno numerosi, e la conoscenza e l’apprezzamento di altre cucine e altri modi di mangiare sono sempre più diffusi. Le abitudini gastronomiche degli italiani si sono andate gradualmente aprendo al nuovo, al diverso, al forestiero, anche se con livelli diversi di accettazione e di apprezzamento (...) continua



 SOMMARIO
Le rotte del cibo

Passato... di moda
Sandro Bosticco
Abbinamenti e preparazioni antiche, oggi improponibili, ci rivelano quanto siamo cambiati. In meglio?

L’identità nel piatto
Marco Ghelfi
I mutamenti sociali e del costume si riflettono sulla tavola e nel bicchiere

La storia in pentola
Olivia Chierigini
Matterello e paiolo sono ormai reperti di archeologia gastronomica, oggi il futuro appartiene ai “food processors”: come cambiano, con il cibo, anche i suoi strumenti

Nonna, lo vuoi il cuscus?
Lara Fantoni
Noi e i cibi degli altri: l’italica xenofobia gastronomica è sempre più un ricordo

Chi ha paura del pollo infetto?
Massimiliano Frascino
Vent’anni fa scoppiava lo scandalo del metanolo: da allora, le emergenze agroalimentari hanno condizionato a ritmi ciclici i consumi


SPECIALE
Che tempo che fa...
Vinitaly 2006. Che ne sarà del vino? E in particolare che ne sarà del vino toscano? Si aggirano nubi ancora fosche? O il cielo si sta aprendo?

Shopping
Olivia Chierigini
Fra tradizione e innovazione, sapori e metodi antichi e moderni in cucina

Cibo tra le righe
Barbara Gabbrielli
La cucina sugli scaffali della biblioteca: non solo libri di ricette, ma anche sulla storia dei cibi e sul costume, per combinare il piacere di leggere con quello di gustare i cibi

A cena....Staseranonoesco
Elisabetta Cortelli

Alla riscoperta dei piatti “dimenticati” della cucina domestica, incontrando piccoli grandi “cuochi per una sera”, che ci fanno conoscere le loro ricette speciali

Gola....Milano
Barbara Gabbrielli
Qui Milano: sennò poi passiamo da provinciali. Per gli amici milanesi o per i toscani in trasferta, una selezione di locali da non perdere

Gli itinerari di Gola
La Redazione
Idee e suggestioni per un viaggio in Umbria

Locali per un giorno
La Redazione
Dalla colazione alla cena, dal pranzo all’aperitivo, i locali che abbiamo provato e che vi consigliamo

Gustati per voi
Marco Ghelfi
Fra antichi e nuovi sapori, viaggio alla scoperta dei ristoranti della nostra regione

Consigli di Gola
La Redazione
Dall’insindacabile giudizio della nostra redazione, suggerimenti per esperienze gastronomiche e non solo: un soggiorno indimenticabile, un acquisto goloso e molto altro ancora

Slow Food Firenze
Cristiano Maestrini
La condotta fiorentina ci accompagna alla scoperta delle proprie iniziative, fra biodiversità e attenzione alla cultura gastronomica…

Appuntamenti con il gusto
Silvia Vigiani
Occasioni di degustazione, mostre, convegni, fiere e rassegne, tutti all’insegna della buona tavola

Winelovers
A cura della Redazione

Notizie e curiosità, tutte rigorosamente DOC

Le degustazioni
Leonardo Romanelli, Sandro Bosticco, Michele Franzan e Paolo Baracchino
Degustazioni di vini prestigiosi a cura dei nostri esperti

 
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