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Sandro
Bosticco |
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Passato… di moda |
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Tutto comincia con uno dei soliti equivoci redazionali: si parlava
di un numero di Gola Gioconda dedicato al passato, e avevo
cominciato a rastrellare notizie sui passati di verdure e di
legumi di ogni tipo, dalla celeberrima “cecina liquida” di
Fulvio Pierangelini alla crema di patate e porri di zia Genoveffa,
per finire all’omogeneizzato per bebè venduto
esclusivamente in farmacia. Poi ho capito che si trattava del
Tempo, qualcosa di ben più fluido e sfuggente, difficile
da gestire col cucchiaio e che da sempre ha turbato le notti
dei filosofi peggio di un cacciucco in tarda serata. Folgorato
dal chiarimento, mi è tornata in mente l’immagine
dei vari “antica bettola”, “miele del vecchio
fattore”, “stracchino del nonno Nanni” e
simili, insomma di tutte quelle espressioni di marcheting che
spacciano l’equazione “tempo passato = qualità”,
che invece resta tutta da verificare. È vero piuttosto
che i gusti cambiano, e che molte ricette vengono darwinianamente
emarginate. Tempo addietro sfogliavo la Guida al Chianti di
Giovanni Righi Parenti, benemerito gastrofarmacista senese.
Solo trent’anni fa andava citando degli intrugli improponibili,
come la ginestrata (uova sbattute, zucchero, brodo di carne,
Vin Santo secco e cannella) o i migliacci (panforte, cavallucci,
brodo, sangue di maiale e uova facoltative). Ve l’immaginate
simili delizie offerte al nipote paninaro o al turista tedesco?
Ma per tornare all’equivoco iniziale il trait d’union
tra i due Passati esiste davvero, ed è una mia personale
mania culinaria, che ho battezzato Minestra Solera. Come forse
intuiranno i patiti dello Sherry, si tratta di una zuppa di verdure
che... non finisce mai. Infatti il trattamento di cantina del celebre
vino andaluso prevede che il vino dell’annata finisca mescolato
a residui delle annate precedenti, tanto che il bevitore finisce
col sorseggiare una frazione, se pur minima, della prima vendemmia
comercializzata da una determinata ditta. Si chiama solera proprio
per via del suolo, dato che le botticelle più prossime all’imbottigliamento
sono quelle al pavimento, mentre le partite più giovani
gli stanno sopra come in una sorta di piramide. Così ho
rubato l’idea: di volta in volta, dopo il consumo della maggior
parte della mia minestra, ne lascio in fondo alla pentola un piccolo
avanzo, che la volta seguente immancabilmente riciclerò aggiungendolo
alla minestra fresca che avrò preparato ex novo. In tal
modo, secondo il modello del gran vino andaluso, è sempre
presente una frazione, pur minima, del brodo primordiale. Non ha
importanza il tipo di verdura coinvolto, anzi la varietà aggiunge
un che di unico e complesso: dopo molti anni (con qualche saltuario
e casuale cambio di pentola) ho raggiunto vette sublimi di gusto,
con la soddisfazione crescente di nutrirmi di un vero Passato.
Problemi igienici zero, ché ogni volta stormi di batteri
vengono distrutti dalla ri-cottura. E in caso di malattia, viaggio
esotico o crisi esistenziale niente paura: il freezer casalingo
provvede alla temporanea ibernazione. (...) continua.
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SOMMARIO |
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Che tempo
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molto altro ancora

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Baracchino
Degustazioni di vini prestigiosi a cura dei nostri esperti
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