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Olivia
Chierighini |
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La storia in pentola |
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Lanciando uno sguardo fugace alla metamorfosi subita dalle nostre
cucine negli ultimi cinquant’anni, si potrebbe ricostruire
una storia dei mutamenti sociali nonché uno studio di
sociologia dei consumi.
Cucine (e case) che si rimpiccioliscono, tempi dei pasti e del
riposo progressivamente contratti o del tutto cancellati, le donne
che lavorano a tempo pieno fuori casa, il personale di servizio
raramente presente in maniera costante e, altrettanto raramente,
dedito alla preparazione dei pasti in maniera professionale, la
diversa disponibilità di cibo e l’industrializzazione
degli alimenti: per grandi linee, questi sono i fattori che hanno
portato alla modificazione dei nostri strumenti di lavoro.
Pensate: ancora nell’immediato dopoguerra saper fare la sfoglia
in casa era considerato un dono da portare in dote al futuro sposo,
assieme ad un buon matterello lungo (possibilmente in legno di
ciliegio) e ad una spianatoia. Sarebbe interessante sapere se questi
utensili sono ancora presenti, ed in quale percentuale, nelle giovani
famiglie italiane; del resto, una spianatoia efficace porta via
almeno un metro quadrato di spazio, bene davvero troppo prezioso
nelle cucine mignon in cui siamo stati costretti a muoverci, dove
il tavolo da pranzo viene sovente rimosso per lasciare posto a
lunghi banconi ed alti sgabelli.
Un tempo, il tavolo da cucina era concepito invece proprio come
una “area di servizio” indispensabile; il piano di
lavoro poteva essere in marmo, mentre matterello e spianatoia trovavano
posto in appositi scomparti nella struttura di legno. Le tagliatelle
fatte in casa possono dirsi vittime della razionalizzazione degli
spazi, ma non tutto è perduto: esiste, come sempre accade,
l’altra faccia della medaglia, una speranza alle devastazioni
della modernità, nonostante le critiche dei puristi. A tener
duro nelle liste nozze c’è la famosa “macchinetta”:
la macchina per la pasta a mano di Imperia. L’azienda produttrice
di macchine per pasta alimentare nasce a Torino nel 1932 e comincia
fin da subito un'avventura che la vede in prima linea sul fronte
della semplificazione delle tecniche di cucina e promotrice della
cultura italiana all'estero. È il 1935, infatti, l'anno
in cui le prime macchine per la pasta vengono vendute oltre i confini
nazionali, per raggiungere, insieme ai flussi migratori, le sponde
oltreoceano dove nuove comunità di italiani per le attendevano
per poter gustare il sapore e il calore della madrepatria, senza
sacrificare troppo tempo prezioso nella preparazione dei pasti
(...) continua
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SOMMARIO |
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degustazioni
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