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 Dove sei? HomeLa rivistaArchivio Aprile 01-2006L’identità nel piatto
La schedaMarco Ghelfi  

L’identità nel piatto


Ma siamo per davvero quello che mangiamo? Ora, se riesce quantomeno difficile immaginarci nelle vesti di un fumante piatto di pasta, è certo che esiste da sempre uno stretto legame fra società ed abitudini alimentari. Ciascun periodo storico si è infatti caratterizzato per il consumo di determinate categorie di prodotti. Una scelta in certi casi obbligata, che finiva con l’identificare anche l’appartenenza ad una fascia sociale ben precisa. In tempi, insomma, dove i dibattiti su omologazione di gusti e sapori erano ben lontani dalle stringenti problematiche quotidiane, il consumo di cibo rappresentava per la maggior parte della popolazione un momento di mera sussistenza, nella speranza che fosse possibile goderne anche il giorno dopo.
E, a differenza di quanto si possa credere, è sufficiente un salto indietro di pochi decenni, diciamo alla metà del novecento, per ritrovare una situazione di questo tipo ancora largamente diffusa. Si cominciavano a dimenticare gli stenti della guerra, ed anche la tavola diventava un insospettabile alleato dello spirito, gioia nel godere di una ritrovata (o per alcuni sconosciuta) libertà. Da oltreoceano imperversavano nuovi modelli di vita, e di lì a poco sarebbero comparsi anche strani aggeggi elettrici, stravolgendo le antiche usanze domestiche. Meccanizzazione dei lavori in cucina, riduzione dei tempi, ottimizzazione degli spazi. Questi i nuovi imperativi, un’autentica rivoluzione culturale per il mondo del cibo.

C’era una volta il pane nero
Già, ma fino ad allora? La natura agricola della nostra economia aveva mantenuto per molto tempo integro il binomio classi ricche-classi povere, due mondi paralleli sotto tutti gli aspetti della vita quotidiana, alimentazione compresa. Ancora agli inizi del secolo, la situazione in cui riversavano le grandi masse, tanto nelle campagne che nelle città, era ben poco rosea. L’antica arte di far necessità virtù spesso non bastava a famiglie estremamente numerose, che nelle zone rurali dovevano affrontare anche malattie come la pellagra, causata dal consumo quasi esclusivo di cereali, e lo scorbuto, per mancanza di frutta e verdura (specie nei dintorni delle risaie settentrionali, i cui terreni acquitrinosi impedivano altre coltivazioni). La dieta giornaliera imponeva pane, di farina scura perché meno pregiata, focacce e polenta, a cui si affiancavano abbondanti quantitativi di legumi come fagioli, fave, lenticchie e piselli, economici e “sazianti”, e quando possibile verdure. Latte, uova e formaggi erano destinati alla vendita o alla famiglia del proprietario del terreno, mentre il consumo della carne, soprattutto di animali da cortile e del maiale, riciclato dal muso alla coda, celebrava le rare occasioni di festa. (...) continua




 SOMMARIO
Le rotte del cibo

Passato... di moda
Sandro Bosticco
Abbinamenti e preparazioni antiche, oggi improponibili, ci rivelano quanto siamo cambiati. In meglio?

L’identità nel piatto
Marco Ghelfi
I mutamenti sociali e del costume si riflettono sulla tavola e nel bicchiere

La storia in pentola
Olivia Chierigini
Matterello e paiolo sono ormai reperti di archeologia gastronomica, oggi il futuro appartiene ai “food processors”: come cambiano, con il cibo, anche i suoi strumenti

Nonna, lo vuoi il cuscus?
Lara Fantoni
Noi e i cibi degli altri: l’italica xenofobia gastronomica è sempre più un ricordo

Chi ha paura del pollo infetto?
Massimiliano Frascino
Vent’anni fa scoppiava lo scandalo del metanolo: da allora, le emergenze agroalimentari hanno condizionato a ritmi ciclici i consumi


SPECIALE
Che tempo che fa...
Vinitaly 2006. Che ne sarà del vino? E in particolare che ne sarà del vino toscano? Si aggirano nubi ancora fosche? O il cielo si sta aprendo?

Shopping
Olivia Chierigini
Fra tradizione e innovazione, sapori e metodi antichi e moderni in cucina

Cibo tra le righe
Barbara Gabbrielli
La cucina sugli scaffali della biblioteca: non solo libri di ricette, ma anche sulla storia dei cibi e sul costume, per combinare il piacere di leggere con quello di gustare i cibi

A cena....Staseranonoesco
Elisabetta Cortelli

Alla riscoperta dei piatti “dimenticati” della cucina domestica, incontrando piccoli grandi “cuochi per una sera”, che ci fanno conoscere le loro ricette speciali

Gola....Milano
Barbara Gabbrielli
Qui Milano: sennò poi passiamo da provinciali. Per gli amici milanesi o per i toscani in trasferta, una selezione di locali da non perdere

Gli itinerari di Gola
La Redazione
Idee e suggestioni per un viaggio in Umbria

Locali per un giorno
La Redazione
Dalla colazione alla cena, dal pranzo all’aperitivo, i locali che abbiamo provato e che vi consigliamo

Gustati per voi
Marco Ghelfi
Fra antichi e nuovi sapori, viaggio alla scoperta dei ristoranti della nostra regione

Consigli di Gola
La Redazione
Dall’insindacabile giudizio della nostra redazione, suggerimenti per esperienze gastronomiche e non solo: un soggiorno indimenticabile, un acquisto goloso e molto altro ancora

Slow Food Firenze
Cristiano Maestrini
La condotta fiorentina ci accompagna alla scoperta delle proprie iniziative, fra biodiversità e attenzione alla cultura gastronomica…

Appuntamenti con il gusto
Silvia Vigiani
Occasioni di degustazione, mostre, convegni, fiere e rassegne, tutti all’insegna della buona tavola

Winelovers
A cura della Redazione

Notizie e curiosità, tutte rigorosamente DOC

Le degustazioni
Leonardo Romanelli, Sandro Bosticco, Michele Franzan e Paolo Baracchino
Degustazioni di vini prestigiosi a cura dei nostri esperti

 
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