
Tortelli non-profit
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Farina del mulino, uova ruspanti e un gruppo di amici a impastare. Tutto per un progetto di turismo sostenibile. E per la passione ai fornelli
Duemila tortelli impastati, tirati e chiusi a mano, uno a uno. E dire che nessuno di loro fa il cuoco: agronomi, artigiani, ingegneri, architetti e operai, con il prezioso aiuto di un paio di mamme, tutti chiusi in cucina per due giorni a preparare tortelli e tortelloni, ripieni di patate o ricotta e spinaci, e poi il maialino arrosto, i contorni, i cantucci di Prato. Una cena per 180 persone, per raccogliere fondi, offerta libera sui 25 euro, tavoli apparecchiati con fiori di campo e menu stampato su carta avorio. «La farina è quella del mulino Grifoni del Casentino, che macina a pietra da cinquecento anni, sfruttando l’antico sistema di ruote idrauliche» spiega Giulio con una punta d’orgoglio tirando la pasta. «Le uova siamo andate a prenderle a Fiesole alla Querciola, sono di galline mugellesi, allevate a terra come si deve», aggiunge Matteo, mani da ex giocatore di rugby che delicatamente chiudono un tortello. Con lui anche la moglie Barbara, insegnante, che sta preparando il ripieno e la mamma Daniela, che vola da un angolo all’altro della cucina, le direttive sono le sue: 29 per un chilo e mezzo di farina, tredici uova e tre tuorli, e niente acqua «al limite un po’ di olio, ma si fa a occhi» spiega. Le patate del ripieno, fanno eco Nicola e Raffaella, sono di due varietà, a pasta gialla dell’Abetone e a pasta bianca di Ripalta, delle Cinque Terre, sempre acquistate da fornitori diretti, la ricotta è del pastore sardo di Sant’Agata a Borgo San Lorenzo. Lontani mille miglia dalle solite cene dilettantesche non-profit per far cassa, qui i tortelli si fanno a mano, insieme, e si fanno con ingredienti di prima scelta cercati con cura. Perché questo è il modo di fare di un gruppo di amici che hanno condiviso anni di volontariato insieme, sono cresciuti e ora hanno un progetto da realizzare: costruire un villaggio per le vacanze in grado di ospitare persone disabili e associazioni che si occupano di disagio. Il primo, unico, grande progetto di turismo sostenibile in Toscana.
Il pane e le rose (e i tortelli)
Come per i tortelli, anche per costruire il villaggio non ammettono scorciatoie e dovrà essere fatto a regola d’arte, con un occhio alla sostenibilità ambientale e l’altro alle facilitazioni per i disabili. E siccome vogliono il pane ma anche le rose, hanno scelto il mare più bello della Toscana, l’Isola d’Elba, il più inaccessibile per chi ha un handicap e il più difficile per chi vuole edificare. Potevano accontentarsi di un angolo qualsiasi di costa, invece no: l’Elba o niente, perché l’associazione (fiorentina) si chiama Gruppo Elba, è qui che ogni estate gruppi di ragazzi dal 1977 portano in vacanza una trentina di persone disabili condividendo con loro ogni momento ed è qui che il progetto deve continuare. I volontari sono cresciuti, alcuni di loro hanno messo a disposizione le proprie competenze di architetti, avvocati, agronomi, ingegneri, psicologi, commercialisti e ora questo gruppo ha trasformato un sogno nel progetto “Sassi turchini”. Girano l’Italia per trovare altre associazioni interessate, parlano con gli amministratori, hanno ottenuto anche un finanziamento importante dalla Regione Toscana. Soldi non ne hanno e non vogliono vendere l’idea a chi ci vuol speculare. Preventivo (al ribasso): 1 milione di euro. Ma loro non si spaventano...
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