
Cinque ragazzi e un’osteria |
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Il tema della biodiversità viene da qualche tempo posto
da Slow Food al centro della propria attività e segna un
punto di non ritorno per quanto riguarda il modello interpretativo
dell’identità associativa.
Se fino ad ieri, infatti, si pensava agli “arcigolosi” come
a una nutrita combriccola di gaudenti, capaci di esaltare alla
massima potenza il concetto di convivialità, oggi abbiamo
a che fare con un processo di crescita che, pur non relegando in
secondo piano il piacere della buona tavola, fa emergere una coscienza
eco-gastronomica che si interroga seriamente sul valore del cibo
in tutte le sue implicazioni: nutrizionali, sociali, etiche, filosofiche,
antropologiche.
Slow Food abbraccia così una posizione che riconosce un
valore e una posizione fondamentale alla multiculturalità gastronomica:
il modo di rapportarsi al cibo, il modo di pensarlo, il modo di
elaborarlo. Una multiculturalità che a sua volta si basa
sul riconoscimento, la tutela e la valorizzazione della diversità biologica,
data dalla ricchezza di terre, mari, laghi, fiumi e cieli. Una
ricchezza messa in pericolo dallo sfruttamento indiscriminato di
certe risorse a cui è possibile rispondere sostenendo la
causa di una agricoltura, di una pesca, di una caccia sostenibili;
un recupero della tradizione che, di fronte a pure logiche speculative,
sembra essere il solo scenario plausibile per il futuro.
Ma quali sono, in specifico, i progetti a cui lavora Slow Food
in tema di biodiversità? E quali caratteristiche assumono
tali progetti? (…)
L’Arca del Gusto
È
stato, temporalmente parlando, il primo progetto Slow Food dedicato
alla biodiversità. L’Arca ha come scopo primario quello
di ricercare e catalogare sapori a rischio di estinzione. Si dedica
principalmente alle piccole produzioni cercando di salvarle dal ‘diluvio’,
qui inteso come sfruttamento massivo, come impoverimento del gusto,
come degrado dei paesaggi e dei territori.
Un’Arca che viaggia metaforicamente per tutto il pianeta
per segnalare la ricchezza produttiva che ancora esiste oltre il
mantello omologante dell’agricoltura industriale, per conferire
a questa ricchezza la dignità che merita.
Presìdi
I Presìdi compiono un passo ulteriore rispetto alla funzione
codificatrice dell’Arca. Con il progetto dei Presìdi,
Slow Food si rapporta direttamente ai produttori, offrendo assistenza
tecnica per migliorare le produzioni e compiendo un’opera
di valorizzazione impagabile per esaltare l’eccellenza qualitativa
del nostro Paese e di certi ambiti internazionali.
Creare e sostenere un Presidio va oltre l’opera, pur importante,
di denuncia. L’idea è piuttosto quella di salvare,
insieme ai prodotti, l’opera e l’ingegno umano: certi
mestieri spesso dimenticati e, al contempo, certe tecniche di lavorazione
che si riagganciano a saperi tramandati nel tempo. (…continua)
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