
Gli itinerari di Gola |
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L’isola
necessaria
La Corsica è terra di eccessi, la Corsica è un luogo estremo. I motivi vanno ricercati nella storia e nella conformazione fisica; su quest’isola meravigliosa si sono succedute civilizzazioni e invasori, e tra questi sono stati genovesi e pisani a lasciare le tracce più evidenti: le torri che guardano il perimetro delle coste, gli arditi ponti sui torrenti dell’interno, le splendide chiese romaniche. Dal punto di vista fisico la Corsica parrebbe quasi un frammento di roccia alpina trasformato in isola. Lungo le coste si succedono le strette insenature, i golfi d’ampio respiro, le interminabili spiagge, ma l’autenticità più vera si trova nell’entroterra, dove si stendono i castagneti, dove si ergono le montagne, dove i villaggi si aggrappano alla roccia. Nella sempre verde Corsica la montagna è severa e il mare è di un blu selvaggio. Sarebbe l’inverno la stagione migliore per capire l’isola e i suoi abitanti, senza gli ingombranti e a volte avvilenti flussi turistici; ma la visita è piacevole e interessante anche nelle stagioni più miti e nella calda estate, e perfino in pieno agosto è possibile trovare posti solitari e luoghi del cuore.
Impossibile in un viaggio o in più viaggi riuscire a vedere tutto. Perciò impregnatevi di Corte, una città che è una metafora del potere; salite fino all’alpestre Vizzavona, nel cuore della Corsica granitica. Guardate, lontano, il mare da Capo Rosso, verso il tramonto. Percorrendo il Capo Corso, vera e propria passerella affacciata sul mar Ligure, potrete meditare come gli antichi saggi corsi, seduti sui muretti a secco. Scendete nel delizioso borgo marinaro di Centuri, arrampicatevi fino a Sant’Antonino, nella Balagne trapunta di oliveti, e poi arrivate a Bonifacio, dove la terra sembra finire, e all’arcigna Sartène, a Porto Vecchio, all’incantevole golfo di Girolata; senza dimenticare le solitarie cappelle romaniche che punteggiano il territorio, i picchi guerrieri di Bavella, la splendida ansa rosa della Ficajola, sotto Piana...
Bisogna sapersela guadagnare, la Corsica: resistere alle strade tortuose, ai sentieri per capre, ai pendii scoscesi, ai precipizi senza fine; affrontarla con umiltà e passione, perché è terra banditesca, di grande superbia, ma pronta a schiudersi con estrema dolcezza a chi la sa prendere dal verso giusto; è indispensabile rispettarla, perché è ancora abbastanza intatta grazie a coloro che si sono battuti e continuano a battersi per preservarla, affinché essa resti un capolavoro della natura sorto, come Venere, dal Mediterraneo.
La cucina
La cucina corsa è per lo più cucina di terra e di montagna. Come nella vicina e per certi versi simile Sardegna, le tradizioni gastronomiche dell’isola sono legate alla sussistenza di chi viveva nell’interno più che a quella di chi affrontava quotidianamente il mare, con le rare eccezioni del Capo Corso e di Bonifacio.
E dunque sulla tavola corsa si alternano i prodotti dell’allevamento e della pastorizia e della caccia: ottimi salumi ricavati dai flemmatici maiali che vivono ovunque allo stato quasi brado, dal mitico lonzu al saporito prisuttu, dai gustosi figatelli (insaccati di fegato di maiale) a rustici salami; e poi paté di cacciagione (merlo, pernice, cinghiale, coniglio selvatico), e un trionfo di formaggi, dal brocciu (specie di ricotta che ricotta non è, ma formaggio vero), fatto con un misto di latte di pecora e di capra e servito in tutte le declinazioni possibili, da quello appena fatto e fragrante alle versioni salate e stagionate, ai cremosi formaggi di capra, alle tome e ai pecorini gustosi. Col brocciu si fa di tutto: la farcitura di cannelloni o ravioli di pasta sottile conditi con pomodoro e menta, le buglidicce, lievi e profumate frittelle servite come antipasto, il dolce fiadone profumato di agrumi oppure lo si accompagna con miele, confettura di fichi, frutta secca, oppure semplicemente zucchero e un goccio di acquavite, per finire il pasto. Senza dimenticare gli aromi che arricchiscono la cucina còrsa, grazie ai quali un pasto può sembrare una córsa a perdifiato nella macchia: mirto, finocchietto, ginepro, menta, alloro, nepitella, rosmarino, borragine. Un posto di rilievo lo occupano le verdure: fiori di zucca, zucchine, carciofi, melanzane, quasi sempre farciti e cucinati in umido. E naturalmente patate, fagioli e castagne, spesso usate queste ultime in abbinamento col finocchio per accompagnare la carne di maiale. E i dolci: torta di castagne o di nocciole, il già citato fiadone, e poi le tante varietà di biscotti secchi e variamente aromatizzati, come i canistrelli al vino bianco, le cuciulelle di Belgodere, le falculelle di Corte.
Le ricette
Fiadone
Ingredienti: per la pasta 125 g di farina, 1 pizzico di sale, 1 dl d’olio d’oliva, 5 cl di latte, 50 g di zucchero a velo; per il ripieno 250 g di brocciu fresco (oppure ricotta di pecora), 125 g di zucchero a velo, 2 uova, scorza di 1 limone, burro. Per dorare: 1 rosso d’uovo sbattuto.
Riscaldare il forno a 200°C.
Mescolare tutti gli ingredienti per la pasta e stenderla in velo sottile. Rivestire con la pasta uno stampo rotondo per torte abbastanza profondo, precedentemente imburrato. Lavorare il formaggio con una forchetta, aggiungere lo zucchero, le uova e la scorza di limone tritata. Mescolare bene, versare la farcia nella pasta, dorare la superficie con il rosso d’uovo e cuocere per 20 minuti
Melanzane ripiene
di Bonifacio
Ingredienti: 6 melanzane, 2 uova, 3 spicchi d’aglio, una manciata di foglie di basilico, 100 g di mollica di pane raffermo imbevuta nel latte, 50 g di burro, 50 g di parmigiano grattugiato, sale, pepe, olio d’oliva.
Lavare le melanzane senza sbucciarle. Tagliarle a metà per il lungo e scottarle in acqua bollente salata, oppure cuocerle a vapore. Scolarle al dente e lasciarle intiepidire, poi svuotarle. Strizzare bene la polpa e mescolarla con la mollica di pane strizzate e l’aglio e il basilico tritati. Unire le uova una a una, il burro morbido e il formaggio. Amalgamare bene la farcia, regolarla di sale e pepe e riempire le melanzane. Friggere le melanzane nell’olio d’oliva, cominciando dal lato del ripieno. Servirle sia calde che fredde, accompagnate da una salsa di pomodoro profumata con menta.
Il vino
Tra i Fenici e i Greci - che impiantarono le prime viti più di 2000 anni fa - e l’attuale buon momento dei vini corsi, che non sfigurano con i vini francesi e sono presenti nelle carte dei migliori ristoranti parigini, ci sono secoli e secoli per narrare della attitudine morfologica e geologica dell’isola a far crescere bene le viti e della tradizione enologica che si intreccia con la cultura e i costumi della gente corsa.
Negli ultimi anni i produttori hanno lavorato molto sulla qualità, riducendo innanzitutto la superficie delle vigne: dai 25.000 ettari degli anni ’60 sono passati ai poco più di 7.000 dei giorni nostri; e prestando maggiore attenzione alle tecniche di coltivazione e di vinificazione. I risultati non si sono fatti attendere, favoriti da un clima e da una terra particolarmente favorevoli. Sono nove i vini che si fregiano dell’AOC (Appellation d’Origine Controlée), più o meno la nostra DOC:
- vins de corse; 6 diversi alcuni dei quali legati a un territorio particolare, rossi e rosati;
- Ajaccio, rossi da vitigno Sciaccarello, rosati e bianchi;
- Patrimonio, rossi da vitigno Nieluccio e bianchi da Vermentino;
- Muscat de Cap Corse, vin doux naturel.
Le AOC corrispondono al 25% della produzione, altrettanto è il vino da tavola; l’altra metà è vin de pays, più economici dei primi, non di rado di buona qualità, tra i quali si possono rintracciare altri vitigni come il Barbarossa, il Biancu gentile e il Riminese.
Insomma una grande varietà di vini dovuta alla diversità dei paesaggi e del suolo; dovendo a tutti costi segnalare una zona da visitare per approfondire la conoscenza del patrimonio enologico dell’isola, forse sarebbe bene cominciare da quella a nord di Bastia, passando da Cap Corse alle alture di Patrimonio, tra Bastia e Saint Florent. Ma molte altre sono le terre di vino interessanti e il modo migliore per conocerle è seguire le Routes de Vins, gli itinerari enologici che toccano le zone di produzione.
Info: Comité Intersyndacal des Vins de la Corse, place Saint Nicolas / boulevard Général de Gaulle, Bastia, tel. 0033 4 95329132, www.vindecorse.com).
A piedi
Per la conformazione del territorio, per la bellezza e la tipicità della vegetazione, per la fitta rete di mulattiere e sentieri storici, la Corsica si presta molto bene all’escursionismo a piedi. Il trekking è una cosa seria, da non sottovalutare mai: le montagne còrse sono montagne vere, e pretendono buone gambe, piede sicuro e polmoni allenati. Inoltre, benché la Corsica sia ricchissima di acqua, lungo i sentieri non è sempre facile trovare sorgenti o fontane, e quindi è indispensabile portarsi dietro (leggi: sulle spalle) acqua in quantità.
Il re dei trekking in Corsica, quello che tutti gli appassionati camminatori vorrebbero fare almeno una volta nella vita, è sicuramente il mitico GR20, ovvero la Grande Randonnée Corse, 200 chilometri tra Calenzana (12 km da Calvi) e Conca (22 km da Porto Vecchio), impossibile da percorrere in meno di 14 giorni: durissimo, con dislivelli impressionanti e ricoveri e rifornimenti spesso piuttosto lontani dal percorso principale, è un trekking che richiede grande allenamento e dedizione, ma ricompensa chi sa perseverare con scenari di assoluta bellezza, incontri ravvicinati con fauna animale e umana di sicuro fascino, e con la fugace ma inebriante sensazione, in certi punti, di essere arrivati in cima al mondo.
Altri percorsi trekking di più giorni e di sicuro interesse, accessibili a camminatori ragionevolmente allenati, sono il sentiero Da Mare a Mare, nelle tre varianti nord (da Moriani a Cargèse), centro (da Ghisonaccia a Porticcio) e sud (da Porto Vecchio a Propriano); i sentieri Mare e Monti, in due varianti (da Calenzana a Cargèse, oppure da Propriano a Porticcio); il Sentiero della Transumanza, recentemente ripristinato, dalla valle del fiume Fangu attraverso il selvaggio e solitario colle di Capponale, il monte Tafonato (forato) fino alla valle del Niolo e alla scenografica Scala di Santa Regina; il Sentiero dei Doganiere, di cui parliamo nei suggerimenti dedicati al Capo Corso. Ma la Corsica offre anche brevi escursioni di un giorno, per tutti i gusti e per tutte le gambe: agevoli sentieri in prossimità del mare, arditi passaggi lungo torrenti dove poi fare un bagno ristoratore (la Piscia di Gallo vicino a Zonza, il corso del Fangu da Galéria, le cascate di Aïtone nei pressi di Evisa, le valli della Restonica e del Tavignano da Corte, per citarne solo alcuni), brevi sgambate per raggiungere chiese campestri o ponti genovesi, oppure anelli superbi e faticosi per guadagnare vette da cui si domina gran parte dell’alto Tirreno: il Monte d’Oro nei pressi di Vizzavona, la Paglia Orba da Evisa, il monte Cinto da Haut-Asco.
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