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Lara Fantoni |
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Strani i giudizi degli stranieri
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Mangiare e bere a Firenze e in Toscana secondo gli autori delle guide turistiche in lingua inglese e francese
Esistono decine di guide turistiche dedicate a Firenze e alla Toscana, in tutte le lingue e in tutti i formati, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Ma come vengono presentate città e regione in termini enogastronomici? Quali sono gli aspetti che colpiscono maggiormente gli autori delle guide e quindi, si presume, quelli destinati a influenzare, in bene o in male, i loro lettori? Valgono ancora gli antichi stereotipi (grandi abbuffate e fiasco di Chianti mediocre “a calo”; ristoratori un po’ furbi quando non francamente ladri; eccesso d’olio e d’unto: pensiamo che nell’America dei gangster e del proibizionismo gli immigrati italiani erano detti greaseballs, ovvero palle di lardo, per la quantità di olio che erano capaci di usare, in cucina come sui capelli…), oppure l’immagine che gli stranieri hanno di cibo e vino di Toscana è cambiata in questi anni? E se è cambiata, in che direzione e in che misura?
Per rispondere a qualcuno di questi interrogativi abbiamo sfogliato alcune delle guide straniere più gettonate, limitandoci a quelle di lingua francese e inglese, spaziando dal Regno Unito all’America, dalla Francia all’Australia, e scegliendo naturalmente le ultime edizioni disponibili.
La prima cosa che colpisce è il risalto che le guide danno alla struttura del tipico pasto italiano, sottolineandone la ricchezza esagerata: tutte segnalano l’articolazione tradizionale in cinque portate (antipasto, primo, secondo, contorno, dolce o dessert), ma poi aggiungono che ormai più nessuno, tanto meno gli italiani, si siede a tavola per un pasto completo di tal fatta, a meno che non sia in gioco un’occasione particolarmente festosa. Molte guide segnalano anche che non è più un problema fermarsi al primo, oppure limitarsi a un antipasto e a un secondo, mentre un tempo (non troppo lontano, ammettiamolo), il minimo che potesse capitare a chi, nostrale o forestiero, ordinava meno di un pasto dalla A alla Z, erano il sopracciglio sdegnosamente inarcato e lo sguardo di commiserazione del cameriere.
(continua…)
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SOMMARIO |
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