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Serge Cavalieri |
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Gli itinerari di Gola |
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Una terra sospesa
In Lunigiana si incontrano e si fondono i monti, i dialetti e le tradizioni
All’estremità nord occidentale della Toscana c’è una terra sospesa fra i monti e il mare, dal fascino antico e dalla storia tormentata: la Lunigiana, che prende il nome dalla colonia romana di Luni, fondata nel 177 a.C. alla foce del fiume Magra: una terra di passaggio, un territorio montuoso e collinare in cui appennino tosco-emiliano, Alpi Apuane e Monti Liguri si incontrano e a volte si fondono, come per secoli hanno fatto le popolazioni che in questa zona vivevano e transitavano: i sentieri della valle hanno visto passare prima i Liguri e gli Apuani, i Romani e i Celti, i pellegrini medievali diretti a Roma da tutta Europa, e in seguito chiunque volesse raggiungere da nord la costa toscana o ligure. (…)
La cucina
La Lunigiana ha una tradizione gastronomica molto particolare e di grande ricchezza, caratterizzata dai prodotti tipici di qualità dell’agricoltura e dell’allevamento. Meritano di essere citate per prime le produzioni a base di farina come pani, focacce e torte salate, realizzate spesso con tecniche di cottura arcaiche quali l’uso dei testi di terracotta per i testaroli (da mangiare dopo averli scottati in acqua bollente salata e conditi con pesto o con un sugo di funghi) e i panigacci (che, solo cotti sul testo, si mangiano in accompagnamento a salumi o formaggi), oppure con impasti di sapore antico dove oltre alla farina, di grano o di farro, entrano anche le patate, la crusca oppure la farina di castagne, come nel pane di Regnano, in quello di Vinca e nella marocca di Casola, o ancora con ripieni di erbe spontanee locali, dette “erbi”, come la torta d’erbi appunto e la scarpazza di Sarzana. Per la farina di castagne della Lunigiana è in corso di riconoscimento la DOP (denominazione d’origina protetta).
Ottimi i salumi, tra cui il biroldo delle Apuane, ottenuto dalla lavorazione e dalla cottura delle carni avanzate dalla lavorazione delle parti più nobili del maiale, con aggiunta di sangue di maiale; la fasciata, una pancetta arrotolata dalla consistenza morbida e dal forte profumo di spezie; il lardo profumato di Castelnuovo Magra e, naturalmente, quello celeberrimo di Colonnata, che si fregia del riconoscimento IGP. E poi i formaggi: i pecorini delle Apuane, le ricotte di latte di pecora massese. E non dimentichiamo l’agnello di Zeri, una razza autoctona della Lunigiana allevata in stato semibrado, dal gusto intenso e dalla carne tenera e consistente: già presidio Slow Food, è in attesa di ottenere il riconoscimento IGP insieme ad altre varietà di agnello del centro Italia...
(continua)
Leggi la versione integrale su Gola gioconda 2 2008, in edicola e in libreria
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