
Gustosa, selvaggia, pungente... ortica
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State per "gettare la tonaca alle ortiche?". Prima leggete
qua!
È un passo dei Dialoghi di San Gregorio Magno, che narra
di un monaco molto speciale, San Benedetto. Questi, prima di fondare
il celebre ordine cui diede il nome, si temprò con un lungo
periodo di vita ascetica, non priva di difficoltà.
Infatti, "
c'era una certa donna che aveva visto in precedenza,
la cui memoria il Maligno gli riportava alla mente; e col ricordo
di lei infiammava potentemente di concupiscenza l'anima del servo
di Dio. E ciò arrivava a un punto tale che egli, quasi sopraffatto
dal piacere, temeva di abbandonare la sua vita selvaggia. Ma improvvisamente,
assistito dalla grazia divina, riprendeva il controllo di sé;
e vedendo molti fitti cespugli di ortica che crescevano là
vicino vi si gettava in mezzo, e vi si rigirava tanto, che quando
si rialzava tutto il corpo era pietosamente lacerato. E così
con le ferite del corpo curava le ferite dell'anima
".
Ci si sarebbe aspettati, a questo punto, che il Benedectine, verdissimo
liquore messo a punto da un frate dello stesso ordine circa mille
anni dopo, contenesse grosse dosi di ortiche in occulta funzione
antierotica. Macché, nella ricetta originale trionfano innocue
erbe bretoni, mentre la versione industriale, messa a punto nel
1836 da un tale Alexandre Le Grand (sic!), prevede addirittura la
maturazione in botte: aveva forse in mente la barrique di Attilio
Regolo?
Tibet, inizio dell'undicesimo secolo: altro asceta, altra religione,
ma queste ortiche erano sempre nel mezzo! Si narra infatti che Milaraspa,
santo nonché poeta, vivesse solo di satuk, la locale
zuppa di ortiche, e quindi ne mangiasse tali dosi che dopo molti
anni divenne verde! Una delle caverne dove meditava si trova nella
valle di Kyrong, completamente arida se non per una lunga striscia
di ortiche che porta, guarda caso, alla caverna stessa. Leggenda
vuole che sia nata dalle tracce della zuppa mistica, un giorno che
a Milaraspa cadde la ciotola.
L'Urtica dioica è dunque molto diffusa tra l'Europa
e l'Himalaya, e molto più mangiata di quanto non si possa
pensare. Siamo d'accordo che in Scozia, per esempio, fino all'avvento
del trasporto aereo non avevano molte verdure a disposizione e quindi
dovevano consolarsi con la nettle kail, la locale minestra
di ortiche, un lusso da festeggiare il martedì grasso!
Una versione lontana dall'ascetismo, infatti ci mettono anche cipolla,
orzo o avena, pollo e aglio selvatico. Che bagordi! Poco più
a sud, in Cornovaglia, nel non lontano 1983, i signori Gray pensarono
bene di sfruttare le ortiche per avvolgere il formaggio locale,
rifacendosi a una ricetta del '400, come dalle nostre parti si fa
con pecorino e foglie di castagno. Il successo fu tale che il formaggio
è oggi chiamato col loro nome letto al contrario, cioè
Yarg. È addirittura buono, e si mangia tutto! Sempre
nelle regioni fredde, dalla Scandinavia alla Siberia, hanno da tempo
trovato il sistema di estrarre fibra da queste erbacce, e farne
vestiti; a dimostrazione che queste piantine sono come certi esseri
umani, che a saperli trattare perdono gli aspetti irritanti.
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