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 Dove sei? HomeLa rivistaArchivio Ottobre 03-2005A cena... Staseranonesco
La schedaLuigi Pittalis  

A cena... Staseranonesco


In trasferta a Vienna
Quando cominciammo l’avventura di Staseranonesco, nel marzo del 2003, certamente avevamo in mente un movimento che un giorno potesse accomunare le persone che avevano voglia di condividere la passione per la cucina, in un contesto, quello domestico, per molti versi unico.
Il successo che quasi subito è arrivato, prima a Firenze grazie al fondamentale supporto della locale condotta di Slow Food e poi in altre regioni d’Italia, ha confermato le grandi potenzialità di quell’idea. Quando è arrivata la prima mail di Christina da Vienna con la quale chiedeva di organizzare una delle nostre cene, è stata una grande emozione.
La consapevolezza di essere riusciti ad attraversare i confini del nostro Paese confermava l’ipotesi che il cibo potesse davvero essere veicolo di cultura transnazionale. Pensare che uno “straniero” potesse aprire le porte di casa a persone mai viste e che magari neanche parlano la sua lingua, rimane cosa non proprio di tutti i giorni.
Ebbene, in un sabato luminoso di settembre, sette persone (tra le quali il sottoscritto) sono arrivate dall’Italia a Vienna per partecipare al pranzo di debutto di Staseranonesco Austria. In questo caso la lingua non è stata di ostacolo. Anche senza l’aiuto delle numerose bottiglie di vino che hanno riscaldato l’atmosfera nel lungo pomeriggio, il fatto che quasi tutti i nostri ospiti parlassero l’italiano ha certamente molto aiutato. E del resto ciò non può stupire più di tanto, se pensiamo al carattere molto globalizzato, utilizzando un aggettivo moderno che traduce infedelmente il vecchio mitteleuropeo, della capitale di quello che fu l’Impero Austroungarico.
I legami della cucina asburgica con il bacino dell’alto mediterraneo da una parte e con l’alta Europa dall’altra è chiaro nei menu che troviamo affissi alle brasseries incrociate per strada, dove il Gulasch proposto in molte varianti richiama quello ungherese; come i Knoedel, che abbiamo assaggiato nel nostro pranzo, altro non sono che i deliziosi canederli di altoatesina memoria.
Parlando con Cristina e Christine, le nostre padrone di casa, abbiamo avuto inoltre conferma della forte influenza nel cibo di tutti i giorni dell’immigrazione turca, fenomeno per altro evidente all’arrivo della stazione sud, dove tutti i tassisti hanno tratti somatici non proprio tipici di queste latitudini. Basta spostarsi di poco dal centro per scoprire una fascia etnica di ristoranti e locali frutto dell’intraprendenza ma anche del bisogno di sentirsi a casa di chi in questa città è arrivato per cercare fortuna e da qui non è mai andato via.
La nostra esperienza di vita viennese, almeno per quel giorno, è stata davvero divertente. Cristina, Christine e Manfred (suo marito) si sono alternati ai fornelli per proporci un viaggio nella tradizione più autentica. Dalla trota affumicata presentata con un interessantissimo paté di Kren (rafano) e mirtilli, siamo passati alla carne fredda servita con un condimento di olio di semi di zucca. Scuro quando lo versi e poi verde nel piatto. Solo una pausa prima di passare alla vellutata di zucca, radicalmente diversa rispetto alle nostre tradizioni mantovane. Servita con una nuvola di panna e alcuni semi di girasole a guarnire. Contrasti forti di sapori che ci accompagneranno anche per l’arrosto di maiale, servito qui con gli immancabili crauti (davvero una montagna!) e i canederli fatti a fette dopo essere stati bolliti in un canovaccio. Da qui il nome di Serviettenknoedeln. Superfluo precisare che in accompagnamento è servita una salsa di ottimi mirtilli.
Nel frattempo scopriamo che anche se il vino servitoci, tutto proveniente dalla fertile regione della Carinzia, sostiene degnamente le portate . In realtà quello che ci si aspetterebbe di bere in un vero pranzo viennese è la birra. Per questo facciamo volentieri un intermezzo schiumoso, certo meno efficace della Schnapps che ci servono dopo la carne, dal gusto molto più delicato rispetto a quello cui siamo abituati dalle nostre parti e forse per questo utile davvero ad aiutare la digestione in vista di quello che ci aspetta: un’infilata di ben quattro dolci che ci vedranno terminare la cena sette ore dopo esserci messi a sedere con gli antipasti.
Tutti si danno da fare correndo da una parte all’altra. Cristina è felice di partecipare a questa esperienza e davvero le mura di casa non sembrano distare dodici ore da qui. I gesti sono gli stessi. La voglia di scambiare esperienze e consigli spazia dall’Italia all’Austria, ovviamente, ma anche alla Croazia cui Manfred in particolare è legato dalla passione per la vela. Lidi che ben conoscono i soci trevigiani che spesso varcano il confine per gustare il prelibato pescato dell’alto Adriatico.
Assieme ad un’altra fetta di Sacher con panna montata, scorre a fiumi il caffè fatto nella moka, simbolo di buona conclusione ormai un po’ ovunque.
Come, sono già le otto? È tempo di togliere il disturbo. Salutiamo tutti ed in particolare Aurelia, la padrona di casa che ha messo a disposizione la sua sala da pranzo. L’appuntamento è per il giorno seguente, in uno degli splendidi caffè da cui davvero non si uscirebbe mai. Stasera a nanna presto, e soprattutto senza cena!

 

 

 

 

 

 

 

 



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