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Sandro
Bosticco |
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Lo spirito dell’ordine |
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Non è ben chiaro come e quando il connubio sia nato, fatto
sta che gli ordini monastici si sono da sempre dedicati allo spirito… spirituale
così come a quello materiale – vale a dire alcolico.
Non è solo un’ambiguità linguistica, le premesse
c’erano tutte: i testi sacri hanno preso il vino molto sul
serio, ponendolo come trait d’union fra l’acqua di
un banchetto di nozze e il sangue dell’ultima cena. Vero è che
un vangelo apocrifo riferisce che Cristo girava per Cana tenendo
sotto la tunica un kit con antociani, polifenoli e lieviti selezionati:
ma prevalsero altre versioni e così i monaci dei secoli
successivi si adoperarono con zelo ammirevole nel tentativo di
replicare lo spirito anche laddove le condizioni meteorologiche
rendevano impossibile la coltivazione della vite. Né le
dispute medioevali sulla transustanziazione né la successiva
riforma protestante intaccarono il trend ormai innescato. Ecco
dunque arrivare fino ai giorni nostri le gagliarde birre dei trappisti
e lo Champagne di Dom Perignon, che se non avesse avuto quell’idea
geniale dello zuccheraggio col cavolo che avrebbe fatto un vino
decente! Il bello comunque cominciò ben dopo la fine del
primo millennio, quando una sconvolgente invenzione mediorientale,
la distillazione, rese possibile partire da qualsiasi porcheria
vagamente zuccherina e ottenere l’agognato liquido psichedelico.
Alcol e alambicco sono infatti parole di origine araba, roba da
far rivoltare Maometto nella tomba! Così apparvero lo Chartreuse
e il Benedectine (ricette segrete, ma certo con uso di erba Angelica…)
e le imitazioni si sprecarono, alimentate dalla rivalità fra
gli ordini.
Monaci al fresco, ma con l’alcol
Nel frattempo, giusto seguendo la migrazione della civiltà verso
nord, un altro connubio si affermava: quello tra il freddo atmosferico
e il “caloroso” conforto alcolico. Hanno un bel dire
i medici che la sostanza in questione è vasodilatatrice;
che impegna il fegato; che non fornisce calorie “vere” da
spendere immediatamente. Niente! Trionfa mi son alpin, me piase
el vin!, alla faccia dell’evidenza scientifica. Ma avete
mai provato a continuare un’escursione in quota dopo qualche
gotto, non dico di sniapa ma di banale Galestro?
Eccoci dunque alle perverse relazioni freddo-alcol-monaci. Se manca
uno di questi termini le cose si fanno incerte. All’ Abbazia
di Monte Oliveto Maggiore, per esempio, siamo alla modesta quota
di 270 metri, e questo non ispira. Tra gli affreschi del Sodoma
potete vederne uno che rappresenta “come San Benedetto converte
in serpe un fiasco di vino nascostogli da un garzone” e un
altro “…come spezza con il segno della croce un bicchiere
di vino avvelenato”, insomma pessimo marketing per la nostra
bevanda.
Sarebbe semplicemente inconcepibile qualsiasi liquore tosto diffuso
da qualche miscredente in una zona tipo la bassa emiliana. Non
per niente Ligabue va a Lambrusco, e per giunta coi pop-corn. E
un ateo incallito come Guccini si permette al massimo un fiasco
(o due), ma giusto perché di solito si rifugia sull’Appennino (…continua)
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SOMMARIO |
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Cibo di montagna,
montagne di cibo
Dalla
fame alla gola
Lara Fantoni
I piatti "poveri" dei montanari sono diventati vere delizie
per tutti
Il
Pellegrino gastronauta
Marco Ghelfi
Come Artusi seppe raccontare la cucina tra Romagna e Toscana, rendere
felici i suoi innumerevoli lettori entrare nell'olimpo della letteratura
della tavola
Lassù sulle
montagne
Cristiano Maestrini
Tra ruspe e turisti distratti, in Alto Adige c'è ancora
qualcosa da salvare. E da assaggiare
Mestieri
d'alto livello
Massimiliano Frascino
Fungaioli, allevatori, fornai, persino consulenti in agnelli: sui
monti spopolati alcune professioni antiche resistono o si trasformano
Montagne
di cibo da riciclare
Chiara Tacconi
Merce invenduta, pane e pasticceria di giornata, avanzi di gastronomia,
tutto la sera finisce in discarica. A meno che...
Lo
spirito dell'ordine
Sandro Bosticco
Fra gli eremi e i conventi di montagna, un paradiso di elisir,
amari e liquori
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SPECIALE
C'eravamo
tanto amati
Produttori e ristoratori: un feeling che sembra attraversare un periodo
difficile. In realtà stappare bottiglie non è impossibile.
Sempre che si punti su qualità, servizio e nuove strategie di vendita

Locali
per un giorno
A cura della Redazione
Dalla colazione alla cena, dal pranzo all’aperitivo, i locali che
abbiamo provato e che vi consigliamo

Shopping
Olivia Chierighini
La fame aguzza l’ingegno: piccole e grandi soluzioni per soddisfare
la necessità dello stomaco

A
cena... Staseranonesco
Luigi Pittalis
Alla riscoperta dei piatti “dimenticati” della cucina domestica,
incontrando piccoli grandi “cuochi per una sera”, che ci fanno
conoscere le loro ricette speciali

Cibo
tra le righe
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La cucina sugli scaffali della biblioteca: non solo libri di ricette, ma
anche sulla storia dei cibi e sul costume, per combinare il piacere di
leggere con quello di gustare i cibi

Slow
Food Firenze
Chiara Tacconi
La condotta fiorentina ci accompagna alla scoperta delle proprie iniziative,
fra biodiversità e attenzione alla cultura gastronomica…

Appuntamenti
con il gusto
Stefania Bacherini
Occasioni di degustazione, mostre, convegni, fiere e rassegne, tutti all’insegna
della buona tavola

Gustati
per voi
Marco Ghelfi
Fra antichi e nuovi sapori, viaggio alla scoperta dei ristoranti della
nostra regione

Winelovers
A cura della Redazione
Notizie e curiosità, tutte rigorosamente DOC

Consigli
di Gola
La Redazione
Dall’insindacabile giudizio della nostra redazione, suggerimenti
per esperienze gastronomiche e non solo: un soggiorno indimenticabile,
un acquisto goloso e molto altro ancora

Degustazioni
di spiriti spirituali
Sandro Bosticco
Abbiamo assaggiato per voi… Prodotti di qualità, e non troppo
difficili da reperire. La nuova rubrica di Gola gioconda

Le
degustazioni
Leonardo Romanelli, Sandro Bosticco, Michele Franzan e Paolo Baracchino
Degustazioni di vini prestigiosi a cura dei nostri esperti
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