
Il carrozzone |
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Vale la pena mangiare, verrebbe da chiedersi, considerando oggi quanto il cibo diventi un prodotto raccontato, fotografato, rappresentato, insomma, oggetto spettacolarizzato, fino ad andare a perdere la funzione principale per la quale esiste? Se già gli alimenti in quanto tali rappresentano un business di notevoli proporzioni, a livello mondiale, che dire di chi si è inventato una professione grazie a tutto quanto ci ruota intorno? Proviamo a fare una piccola carrellata, non esaustiva ma già caratterizzante, di “nuovi” lavori del settore.
Home economist e food stylist
Due categorie di lavoratori che procedono di pari passo. Sono fotografi che si occupano di immortalare il cibo per i motivi più svariati, come pubblicità dei supermercati, ricette per libri, calendari gastronomici e tutto quanto possa avere utilità dalle fotografie, supportati da professionisti che sanno come rendere appetibile alla vista, anche senza cuocerlo, un pollo crudo, una fetta di prosciutto, una forma di formaggio. Viaggiano senza cucine ma sono bravissimi nell’utilizzare pennelli, lacche, vernici, spray, fiamme ossidriche: sembrano più restauratori che valenti interpreti dell’arte culinaria. Sono anche bravi nel riuscire a trovare gli oggetti giusti da abbinare, secondo lo schema che vuole il fotografo, ad un tavolo apparecchiato: un pestello per il pesto, il mortaio, il matterello, ma anche la tovaglia adeguata, il piatto del colore corretto. Una vena artistica potente è altamente necessaria. Il fotografo cercherà di rendere vero il falso più macroscopico.
Giudizio. Sono bravi nel rubare i sogni dei golosi, sempre pronti a credere che il pollo arrosto con patate debba essere come quello che compare in fotografia, non pensando che è esattamente il modo di renderlo immangiabile. Leggermente sadici.
Food sculptor
Una categoria di recente istituzione ma che affonda le sue radici nel passato, quando durante i banchetti del Re Sole, Vatel, il maître più famoso al suo servizio, faceva preparare delle sculture in ghiaccio o in burro in tutto paragonabili a quelle preparate con altre materiali. Sono, questi cuochi, a tutti gli effetti, degli artisti, che invece di lavorare di scalpello e marmo, impiegano coltelli e frutta o verdura per creare le loro opere. Zucchine e ravanelli trasformati in fiori, angurie che diventano animali, la fantasia regna sovrana nella loro mente. Non mancano della manualità necessaria per fare anche altre opere, come delle sirene in ghiaccio, magari colorato, o veri e propri plastici che ricordano magari monumenti storici. I più specializzati sanno lavorare anche lo zucchero, con il quale sono capaci di creare cestini, riproduzione di oggetti di utilizzo quotidiano, e quant’altro faccia dimenticare il materiale di partenza.
Giudizio. Sotto le mani potrebbero avere qualunque materiale, il cibo è solo un mezzo. Magari possono scegliere di fare gli artisti di arte contemporanea ed esporre le loro opere al MOMA di New York. Indecisi.
Cuochi televisivi
Da distinguere rispetto a quelli “veri” perché spesso le ricette eseguite non vanno mangiate e sono così dotati di ampia licenza “poetica” nell’espressione dei tagli e della cottura. Dotati di incredibile parlantina, riescono ad eseguire più operazioni in contemporanea, sempre con il sorriso sulle labbra malgrado le scottature e le abrasioni ricorrenti. In una cucina normale avrebbero vita breve a causa dell’inquinamento acustico eccessivo e per l’ostinazione nel servirsi di strumenti che spesso nella professione quotidiana non vengono usati, sostituiti dalle mani.
Giudizio. Il passo nel diventare uomini di spettacolo è breve ed è quello che dovrebbero decidere di andare a fare da grandi. Improbabili.
Insegnanti
Ce ne sono di tutti i gusti e per tutte le categorie, anche perché un titolo di maestro non si rifiuta a nessuno. Si può insegnare tutta la storia di quanto viene ingerito, dallo zucchero al caffè, passando dall’olio al vino, ai cereali, senza dimenticarsi di formaggi e salumi. Si può insegnare alla scuola alberghiera, oppure ai corsi organizzati da Comuni e Regione. Non mancano le associazioni che si occupano di questo, dall’Ais allo Slow Food, passando per la Fisar, l’Onav ed un altro gruppo nutrito di sigle che rilasciano diplomi ed affini. Bisogna mantenere una certa equidistanza dal cibo onde evitare di essere scambiati per semplici golosi che vogliono trovare ogni occasione propizia per mangiare.
Giudizio. Quando ci mettono passione ed amore riescono a portare le folle ad appassionarsi di prodotti per lungo tempo sconosciuti. Trascinatori.
Giornalisti
Un tempo la parte ludico-alimentare veniva affidata ai cosiddetti “trombati” dei settori importanti quale gli esteri, la politica o l’economia, o a quei pensionati che avevano ancora voglia di bazzicare la redazione scrivendo qualcosa di innocuo. Oggi si sono trasformati in un esercito che deve essere equamente suddiviso in categorie
Guidatoli. Sono quelli che si occupano della compilazione delle guide, siano esse dei ristoranti e dei vini. Hanno picchi di lavoro notevoli in alcuni periodi dell’anno, quando sono costretti (si fa per dire) ad assaggiare un centinaio di vini al giorno, far visita a due ristoranti quotidianamente, guidare in stato d’ebbrezza perenne, con tutti i rischi del caso, battere i pezzi sulla tastiera sperando di scrivere qualcosa di sensato. Una volta pubblicata la guida, tornano in letargo fino all’anno successivo. Riservati.
Blogger. Di gran lunga la categoria più frequentata in questi ultimi tempi, vista la penuria di spazi dove scrivere. In tanti si sono inventati un blog nel quale raccontano le loro esperienze gastronomiche, la degustazione dei vini, le manifestazioni alle quali partecipano. I più bravi riescono ad interagire con un bel po’ di pubblico dando luogo a siparietti divertenti. Il problema maggiore rimane l’autoreferenzialità, se non si capisce quanti sono i reali utenti con i quali dialogare. Snob.
Critici enogastronomici. I più fortunati hanno una rubrica fissa all’interno di settimanali, mensili o, in pochi casi, anche quotidiani, nella quale scelgono di cosa discettare, presentano quel produttore, quel libro, quella manifestazione. La penna fa la differenza, chi è bravo riesce a creare interesse e quando salta la rubrica sono dolori per i lettori. Chi crede di svolgere un reale servizio all’umanità si prende molto sul serio, utilizzando toni apocalittici, seriosi ma, fortunatamente, suo malgrado, anche comici. Tendono a non volersi assolutamente bene poiché amano essere prime donne e non esiste proprio una solidarietà di categoria dove vige la legge “mors tua, vita mea”! Egocentrici. (...) continua
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