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Luigi Pittalis |
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A cena... Staseranonesco |
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Early dinner
Era un pomeriggio buio e tempestoso…
«La luce rossa lampeggiante sopra la torre di Boston sta ad indicare che è prevista neve» ci spiega Dan mentre guida. L’idea che ci hanno proposto ieri è di quelle che non lasciano spazio all’esitazione: un invito a cena da amici, per un early dinner di cui presto scopriremo il significato.
La nostra preparazione non è forse delle più indicate per quel tipo di impegno pomeridiano, ma chi poteva immaginare quello che sarebbe successo di lì a poco. Fatto sta che la mattina, di comune accordo, avevamo deciso di onorare comunque il pranzo con un bel piatto di spaghetti con la bottarga (occultata ad una dogana che immaginammo impreparata alla spiegazione sull’origine del prezioso alimento).
Non che ne sentissimo particolarmente il peso, ma certo alle quattro di pomeriggio l’appetito non ci annebbia la vista.
Arriviamo dunque a casa di Dina, portando in dote un buon Chianti, una grande curiosità e un tiramisù preparato con una specie di mascarpone recuperato in uno degli immensi drugstores della periferia di Boston.
Ci avevano detto che (anche considerando l’incendio che distrusse la città nel 1872), la casa in cui avremmo mangiato era una delle dimore più antiche della città, ma la costruzione interamente in legno che ci accoglie è al di là della nostra immaginazione.
L’interno ci spara subito nel passato. Un caminetto in ogni stanza rivela la concezione di una riscaldamento non propriamente moderno, ma non ci vorrà molto a scoprire quali sono gli autentici tesori che la casa cela.
Rompiamo il ghiaccio con un ottimo Champagne assieme ai canapé di rito… il tutto alle quattro di pomeriggio!
Per fortuna la lingua straniera, complice forse l’effetto dell’alcool di primo pomeriggio, non sembra costituire un grave impedimento, ma d’altro canto l’argomento cibo scioglie le lingue meglio di qualsiasi corso di inglese.
Poco dopo, a tavola, mi ritrovo gomito a gomito con Vinnie, maître fromagier. Un’autentica forza della natura che mi racconta le sue esperienza (chi ricorda una certa Confraternita del Chianti?) dalle parti di Certaldo, quando senza una lira in tasca riuscì comunque a fare rientro a Firenze grazie al supporto degli abitanti del luogo cui (in un perfetto inglese!) aveva chiesto indicazioni del suo referente in zona.
Un brodo di funghi davvero fenomenale apre le danze della cena vera e propria.
In attesa della zuppa, faccio un salto in cucina. Mille mani si incrociamo sui fornelli. Ognuno dei partecipanti ha preparato qualcosa e sta impartendo le istruzioni per presentarlo al meglio. Scorgo alcuni corridoi che si aprono sulle pareti da cui è quasi possibile veder comparire la servitù che, in altri tempi, si prendeva discretamente cura dei pasti degli antichi abitanti. Le immagini di Gosford Park mi tornano immediatamente alla memoria!
Ma eccoci al passato di zucca: tutti di nuovo a tavola, a raccontare un po’ di sé, cercando di fotografare con i sensi qualcosa di così difficile da rendere. Provo a continuare l’opera. Mentre continuo a provocare Vinnie sui formaggi a latte crudo, «Non mi dire niente! Lo sai benissimo che qui (i barbari…) lo hanno vietato!» proviamo a spiegare che usare l’olio di oliva anche per i passati di zucca ma soprattutto a crudo è quasi obbligatorio dalle nostre parti.
Sembra del resto che i commensali siano ben consapevoli dell’importanza dei condimenti mediterranei. Anche se forse gli orari non ci sono del tutto consoni, il gusto per la scoperta e, soprattutto, il test dei sapori è lo stesso che muove la maggior parte di noi.
Anche se la prima sensazione è quella di trovarsi in una enclave del gusto in terra straniera, a pensarci bene queste persone non hanno fatto altro che tenere vive le loro tradizioni alimentari anglosassoni in una regione che, in un continente diverso, si chiama non a caso New England.
Il fatto che tutto si svolga all’interno di una dimora che riproduce esattamente i canoni architettonici di coloro che dal vecchio continente tra i primi partirono alla colonizzazione del nord America, non fa che aggiungere fascino al momento
È il momento del tacchino, servito con la meravigliosa salsa di cottura ristretta e la marmellata di mirtilli. Arriviamo senza il minimo sforzo alla sequela di dolci tra i quali il nostro tiramisù non sfigura affatto.
Nel frattempo, la nevicata che il meteo-pennone ci aveva annunciato si è trasformata in un’autentica bufera che rischia di bloccarci lontano da casa.
Anche se così facendo sappiamo che ci perderemo il classico delitto, decidiamo di riprendere la strada prima che sia troppo tardi.
Sono solo le otto di sera, il viaggio nel tempo e lo strano orario ci fanno sentire esausti.
La bufera di neve e gli effluvi dell’alcool attenuano il nostro ritorno alla realtà da un early dinner che comunque difficilmente dimenticheremo.
Ricetta:
Pan Cakes
Tutti li conosciamo come le famose frittelle che Charlie Chaplin nei suo film sommergeva di un liquido denso fino a poco tempo fa ignoto dalle nostre parti. Si tratta dei pan cakes, alimento da gustare dopo rigorosa preparazione espressa, da eseguire possibilmente in compagnia.
La ricetta che vi presento riporta le misure anglosassoni e mi arriva dalle stesse persone che hanno animato la nostra serata speciale.
Buon appetito!
2 cups di farina “00”
3 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
1/2 cucchiaino di sale
3 cups di latte intero
3 uova
Estratto di vaniglia (1 e ½)
Mescolare tutti gli ingredienti ad esclusione del bianco d’uovo, che verrà incorporato dopo essere stato montato a parte. Versare in una padella antiaderente leggermente imburrata e cuocere girando una volta. Il momento giusto è quando cominciano ad affiorare delle bollicine. Servire caldo con burro e/o sciroppo d’acero.
Si possono aggiungere all’impasto pezzi di frutta (tipicamente mela, banane o lamponi) prima di mettere in padella.
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SOMMARIO |
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