
La Toscana secondo Giobbe
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Faccia a faccia con Giobbe Covatta, toscano d'adozione, tra peccati di gola e creatività in cucina
Gianmaria Covatta, in arte Giobbe, classe 1956, comico e attore con un serio impegno umanitario con l’Amref (Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca) e come delegato del Sindaco di Roma Walter Veltroni per le iniziative di solidarietà e cooperazione internazionale.
Chi è Giobbe Covatta? A teatro esordisce nel 1991 e calca le principali scene ogni anno fino al recente (gennaio 2007) Seven, che ripresenta proprio in queste settimane al nuovo Zelig di Claudio Bisio e Vanessa Incontrada. Ricca la sua esperienza televisiva, iniziata nel 1987, in cui spiccano il Maurizio Costanzo Show, la sit-com Andy e Norman con Zuzzurro e Gaspare, Quelli che il calcio, L’Ottavo Nano, Mai dire domenica con la Gialappa's e Vela spiego io. Al cinema lo abbiamo visto in Camere da letto di Simona Izzo e in Muzungu-uomo bianco, di Massimo Martelli, cui segue Sono stato negro pure io, di Giulio Manfredonia. Al Festival di Venezia 2005, presenta il film-documentario Bimbi neri, notti bianche, prodotto da Amref, sempre di Manfredonia. Ha scritto molti divertenti libri (Parola di Giobbe, Pancreas, Sesso fai da te, Dio li fa e poi li accoppa, L'incontinente bianco e Corsi e Ricorsi ma non arrivai).
Ma torniamo ai sette peccati capitali del suo monologo Seven. Tra superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia ed accidia, scegliamo ovviamente la gola, che, nelle parole e nel palato del comico tarantino, trova una delle sue massime espressioni. Peccati di gola (e non solo) che la Toscana, da cui vengono le domande per questa speriamo divertente intervista, ben conosce e apprezza. Come del resto lo stesso Covatta, che, nella nostra regione, ha trovato consorte e... suocera!
E che ‘Covatta e la Toscana’ dunque sia.
Giobbe, conosci la Toscana? Quanto? Quale?
“Toscana? Cos'è la Toscana? Una regione d'Italia? Sì, bene. Confina a nord con Liguria ed Emilia-Romagna, poi Marche, Umbria e Lazio: i confini li so! Capitale è Firenze, mia moglie è di Firenze, mia suocera è di Firenze, che altro vuoi sapere? Produce barbabietole da zucchero e Chianti. Che altro c'è? Voi pensate di avere molto di più di quello che avete... ma a parte questo Firenze la conosco moderatamente. Magari, rispetto ad altre città, conosco qualche fiorentino in più”.
E che cosa pensi dei fiorentini?
“Senza ricorrere agli insulti?”
Magari...
“Quando sei sposato con una fiorentina, non nel senso della bistecca, ma di un'abitante, è difficile essere lucidi...”
Un giudizio... ‘opaco’?
“Le categorie non le ho mai considerate come degne di un giudizio, i giudizi sono personali: ho trovato fiorentini incredibili e fiorentini negativi, come i palermitani o altri... Diciamo che la Toscana è una bella regione dove si mangia moderatamente bene e si beve bene, dove la qualità della vita è più che discreta, con luoghi gradevoli, ma immagino che vi siano anche posti sgradevoli e trattorie dove si mangia malissimo. Mia suocera, fiorentina, sostiene che il termine ‘toscano’ sia sinonimo di qualità: cioè che non voglia dire ‘fatto in Toscana’, ma ‘buono’. Io vorrei solo riportare le cose come stanno...”
Pregi e difetti della Toscana e dei Toscani.
“Pregi? Mi divertono, hanno un sarcasmo diffuso, è facile trovare toscani capaci di fare ironia e sarcasmo, più sarcasmo che ironia. Difetti? La presunzione: è ugualmente facile trovare un toscano che la pensi come mia suocera!”
Cambiamo tema: con il Festival della Creatività alle porte... parliamo di creatività.
In molti, da Aristotele a Petrarca, sostengono un legame tra creatività e follia, tu che ne pensi?
“Ne sono assolutamente convinto, anche se ‘follia’ forse è da reindagare come termine, mi sembra un po' vago. Diciamo che, per essere creativi, serve una deformazione mentale, quale che sia, una lente incastonata nel cervello che deformi la realtà e arrivi a realtà parallele, quindi create”.
Cosa è per te la creatività?
“Non credo di definirla in maniera diversa da un vocabolario: ‘creatività’ è arrivare a una conclusione che prima non c'era e dopo c'è, avere inventato un percorso unico. Il che non significa essere sempre geni, a volte si possono creare anche delle bischerate!”
A che ora della giornata sei più creativo?
“Di solito la mattina, dalle 11 in poi: a quell’ora mi viene bene inventare, ma per mettere le cose in ordine devo aspettare la sera e la notte. L'idea al mattino, il coordinamento delle idee più tardi. Se ne deduce che sono meno creativo la sera, ma la cosa non è così sistematica... però forse sì!”
Chi è creativo in questa società?
C’è una serie di persone che piacciono, divertono e creano. Non necessariamente cose sempre divertenti, ma percorsi nuovi sì: mi riferisco ad attori, comici, politici che pensano di fare il bene della politica. Le soluzioni vanno inventate e poi scoperta la migliore, ma continuo a credere che le categorie non siano un buon punto di partenza. Penso sempre alle persone: sono i singoli a dare vita alle situazioni migliori. E poi, ripeto, creativo non significa sempre fare cose giuste. A volte crei cose bizzarre che funzionano e non ne conosci il motivo, eppure riscuotono più successo di quelle in cui credevi meno: questo perché, tra la creatività e il successo della creazione, non c'è sempre una correlazione così stretta. Pensa a quanti lati B dei vecchi dischi a 45 giri hanno fatto più successo di certi lati A!”
La creatività serve? A che cosa? E a chi?
“Intanto serve al creatore che ne fa l'uso che lo porta alla sopravvivenza. La creatività non è una questione di qualità, ma di vitalità, non ne saprei fare a meno: se accadesse, la qualità della mia vita sarebbe meno entusiasmante. Poi, se si è capaci di arrivare a soluzioni utili al prossimo, bene! E spesso ci si riesce, anche se non è il caso mio. Però c'è gente che inventa cose fantastiche!”
(continua…)
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