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 Dove sei? HomeArchivio Ottobre 03-2007Come ti invento il menù
La schedaSandro Bosticco  

Come ti invento il menù


Barman creativi, arrosti matrioska e creazioni geniali: sempre in equilibrio fra tradizione e innovazione


Creatività è una parola grossa, usata spesso con leggerezza: rimanda addirittura all'atto della creazione universale, che mi risulta essere un'esclusiva dell'Essere Supremo delle religioni monoteiste. Eppure viene usata comunemente per sottolineare l’inventiva di un centrocampista o di una disegnatrice di moda, per non parlare dei nostri cuochi. Tutti questi esseri umani si limitano a variazioni più o meno fantasiose, partendo però da schemi ed elementi già collaudati. Nulla viene dal nulla, insomma, e costoro rimandano piuttosto alla creatività dei vari dei pagani, che inventucchiavano qua e là magari in concorrenza fra di loro. Tutto sta nel trovare un giusto equilibrio “fra tradizione e innovazione”, uno slogan che avrete sentito più volte sulla bocca di uno scef o avrete letto sul depliant di un produttore di vino. Pochi ripetono pedissequamente le ricette della nonna; altrettanto pochi si lanciano in piatti progettati ex-novo. La maggior parte di noi gradisce qualcosa di mezzo, cioè una bella base di rassicurante tradizione, rinfrescata da qualche variazione che ci spinga alla visita di un ristorante o all’acquisto di un prodotto (rivista all’edicola compresa …).
Tutto sta, come al solito, nel non esagerare. Un ottimo esempio in questo senso sono i cocktail: il barman creativo parte da ingredienti di collaudata piacevolezza e li mescola in proporzioni mai osate prima. Se risultano buoni e non semplici pazzie, dopo un tempo indefinito entrano a far parte della tradizione (in questo caso nel repertorio ufficiale dei barman), e di creativo non hanno più nulla. Ecco, ad esempio, che ci ritroviamo tra i classici un Black Velvet che lì per lì deve aver lasciato perplesso più di un palato: 50% birra scura, 50% Champagne, senza sciecherare e viva le bollicine! A questo proposito nel mio piccolo ho “creato” un 60% cola, 30% fanta e 10% sprite, che voglio presentare al concorso nella prossima Sagra del rutto libero di Bellaria.
Il confine fra la trovata creativa e il colpo di fortuna risulta spesso mal definito. Le nostre cronache gastronomiche sono piene di “Tokaji muffato perchè i contadini ungheresi erano occupati a respingere gli invasori turchi e lasciarono le uve sulla pianta”; oppure “il pastore innamorato si dimenticò le forme di taleggio nell’umida grotta e così nacque il gorgonzola…” E via banchettando. Qualche circostanza, anche banale, può stimolare non poco: nel ‘700 Lord Sandwich inventò il panino omonimo per pura necessità, essendo troppo occupato a giocare a carte per potersi permettere un pranzo completo – beato lui che, divertendosi, risparmiava pure sul dietologo - e anche sui tovaglioli, visto che un'altra versione sostiene che non voleva sporcare di grasso le carte e le due fette di pane gli mantenevano le mani pulite…Ma fu vera gloria gastronomica?

Un altro limite alla creatività consiste nell'estremismo della proposta. Pensa che ti ripensa, l'innovazione del gusto può risultare davvero troppo cervellotica. Il nostro Gualtiero Marchesi ha teorizzato una distinzione accademica fra la tradizionale “cucina di gola” e la “cucina di testa”, dove non alludeva alla testina di vitello o al collo di pollo ripieno, quanto alla cucina buona da pensare. In pratica il suo piatto più famoso è risultato poi il risotto allo zafferano con sfoglia d'oro a guarnizione, che mi sembra appartenere piuttosto alla infestante categoria della “cucina di portafoglio”, dove più si spende e più si gode. Altro famoso esempio di preparazione cervellotica, dove la forma prevalse sulla sostanza - per quelle due o tre volte che forse e stata realizzata - è il mitico arrosto tipo bambola russa, dove un grosso animale viene farcito con una altro più piccolo a sua volta riempito con una altro e cosi via. L'idea è intrigante ma un po' complicata, tanto che sembra richiedere l'espertise di un architetto. La versione più teatrale venne elaborata, stando alle cronache, nella famosa cena di Trimalcione riportata da Petronio, e quindi si parla di un personaggio letterario di duemila anni fa. In quell'occasione fu introdotto in sala un cinghiale arrosto, e per suggerire che si trattava di una femmina furono piazzati dei cinghialini di pasta di pane attaccati alle poppe. Ma il colpo di scena fu l'arrivo di uno schiavo “cacciatore” che colpì la bestia al fianco con un coltellaccio. Ne fuoriuscì uno stormo di tordi, prontamente catturati colle reti da altri inservienti-attori. Intanto Trimalcione chiese platealmente di cosa si era nutrito lanimale, e a questo punto vennero svuotati i due cestini che teneva appesi alle zanne, pieni di datteri a rappresentare le “ghiande”. Lontano da scene come queste, ho subito comunque anch'io il fascino di simili fusion creative tra cucina e teatro, ma ho trovato difficoltà persino nella versione giardiniera che avrebbe dovuto far colpo su una vegana. Con una grossa presunzione di creatività mi sono buttato infatti nell'inutile preparazione di un peperone ripieno di una melanzana ripiena di un pomodorino ripieno di un pisello avvolto in una foglia di basilico, bruciacchiando il forno e dovendo riconoscere che la caponata di zia Matilde avrebbe sortito tutt'altro effetto.

 

 

 


 SOMMARIO
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Come ti invento il menù
Sandro Bosticco
Barman creativi, arrosti matrioska e creazioni geniali: sempre in equilibrio fra tradizione e innovazione

Creatività da bere
Silvia Vigiani
Parlando di cocktail con mario D'Onghia, famoso barman, a Allan Bay, giornalista e scrittore

La cucina? un bel gioco
Chiara Tacconi
Prima fotoreporter, poi il carcere, ora chef famoso: Filippo La Mantia mixa ingredienti come un dj. Ma non sopporta il vissanismo

Che vino porto stasera a cena?
Marco Ghelfi
Etichette d'autore, blend nuovi, vini bio e nomi accattivanti: la creatività che rivoluziona il modo di intendere il vino

La Toscana secondo Giobbe
Enrico Zoi
Faccia a faccia con Giobbe COvatta, toscano d'adozione, tra peccati di gola e creatività in cucina


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Scoprire i tesori enologici della nostra terra non è un evento speciale. E' possibile farlo tutti i giorni, con il duplice vantaggio di viaggiare lungo territori meravigliosi e di poter degustare (e acquistare) prestigiose etichette

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