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 Dove sei? HomeLa rivistaArchivio Agosto 04-2003Anche i polli hanno un angelo
La schedaPaolo Pellegrini  

Anche i polli hanno un angelo


Guido Tarlati non era mica un bel soggettino. Ma d'altra parte che volevate pretendere da un potente del Trecento, per di più vescovo, per di più in terra di Toscana, e per la precisione ad Arezzo? E per di più bocciato e bollato, anzi scomunicato, come eretico dal suo papa Giovanni XXII per le simpatie ghibelline? Vescovo sì, ma prepotente, anzi feroce e assassino, che volete, un po' per celia e un po' per non morire...
Mangiare però gli piaceva, al monsignore dal brando facile. E proprio in cucina - vabbè, non solo, però... - è rimasto il meglio tra quel che porta il suo nome. Una zuppa. Meglio: una crema: a base di brodo e di carne di pollo disossata - secondo qualcuno però era fagiano - che viene in parte sfilacciata, in parte ridotta in poltiglia nel mortaio.
E bravo monsignore, poco da fare, quando si parla di mangiare... Anche perché già ai tempi del Tarlati i polli dovevano essere di quelli saporiti. Magari con le gambe gialle: i polli del Valdarno, insomma. Che tanto hanno riempito, lungo la staffa orientale dell'Arno, ogni aspetto della cultura popolare. Il dizionario dei motti e dei detti proverbiali, "t'hai le gambe gialle, tu se' un pollo di' Valdarno...", ma anche qualcosa di più gustoso e saporoso. Le pentole, le teglie degli arrosti, le gratelle sul fuoco "alla diavola", per capirsi su quanto deve esplodere la fiamma.
Polli del Valdarno. "Saranno sì e no diecimila capi, se in un anno si sono inanellati più o meno cinquecento riproduttori: ma l'anno prossimo si arriverà a ventimila", annuncia Viviano Venturi, 45 anni, presidente degli Agricoltori custodi, che già a dirlo così ha qualcosa dell'angelo dalle belle e grandi ali protettive. Sono diciotto, i produttori che hanno aderito al Presidio Slow Food, più o meno in tutto il Valdarno fiorentino e aretino, escluso il comune di Reggello dove non ce n'è neppure uno, e comunque il disciplinare di produzione la fa anche più larga, perché arriva sì a Castiglion Fibocchi, ma partendo addirittura da Pontassieve. Uomini e donne, che hanno raccolto l'invito: università, associazioni di allevatori, comunità montane (la Montagna fiorentina e il Pratomagno) la provincia di Arezzo si impegnano sul progetto, il recupero di questa razza che negli anni Cinquanta a Montevarchi - naturale mercato di questo pollame - fruttava cifre intorno al miliardo. Dell'epoca: quando un pollo - qualche anno più tardi - costava 1.200 lire al chilo, che per molti era lo stipendio di un'intera giornata, e nei mercati più piccoli se ne vendevano anche batterie di 20-30mila.
I polli ruspanti del Valdarno. Per i ristoranti chic, perché bene o male il pollo è sempre stato un bel boccone, anche se qualcuno se n'è dimenticato. Quello del Valdarno, ancora di più. Erano due razze, un tempo: c'era la Nera, stirpe antica - ma c'è un pizzico di imbarazzo, non s'avesse a confondere con la Livornese... - se è vero che nel Trecento il gallo lo scelsero come simbolo della Lega del Chianti, appunto il mitico Gallo Nero. Se ne è persa traccia: e però all'Istituto Tecnico Agrario di Firenze, un coraggioso professore di nome Mario Giannone ha buttato l'amo, e ci riprova, con i ragazzi, a farla riproliferare.
E c'era la bianca: la danno per nata nel 1953, ma un premio l'aveva già preso a Bergamo una trentina d'anni prima. Le produzioni industriali, le batterie esasperate l'avevano quasi cancellata, per fortuna qualche contadino ha seguitato ad allevarla per farsi il brodo in casa a Natale.
Razza strana. Tardiva: gli altri polli finiscono arrosto a un mese e mezzo, quelli del Valdarno si mangiano di centotrenta giorni, e anche più. Razza strana, nel piatto: chi ha la bocca e i dentini avvezzi al polletto che si sfila dall'osso al primo contatto di labbro, per favore lasci stare. Qui si morde, si stacca, si tira, roba da Conan il Barbaro: ma tira via, il sapore è tutt'altra cosa. Razza strana anche al mercato, a dire il vero: otto euro il chilo, contro i tre e mezzo di un buon pollo "bio". Razza strana anche quando cresce: vuole dieci metri quadri a bestia, pensare che per un bambino all'asilo se ne calcolano sette come spazio vitale, altrimenti manifesta... cannibalismo. Già, si beccano tra loro. In compenso, alla capacità di creare colonie si aggiunge il pascolo brado, insomma la Bianca non vuole alimenti sofisticati, e men che mai gli ogm, questo lo stabilisce rigido il disciplinare. Si nutrirebbe di "quarantino", una qualità locale di granturco, "il male - lamenta Viviano Venturi - è che non ce n'è molto".
Alla diavola, dunque, si diceva. Erbe, sale e pepe sulla brace sviluppata dalle fiamme. È la sua "morte" naturale, ma il Valdarno insegna anche una ricetta gustosissima: pollo alla cacciatora - in umido, per chi non lo sapesse - con i "rocchini" rifatti, si tratta di palline di sedano lessato infarinate, passate nell'uovo, fritte e poi insaporite appunto nell'umido del pollo.
E quando il pollo si frigge, non si butta via nulla: con il fegato si fanno i crostini neri, il collo si mette in pentola ripieno di carne, uova, grana e noce moscata. C'è poi la zuppa del Tarlati, e c'è anche la stracciatella, uovo sbattuto con formaggio grattugiato e noce moscata stemperati nel brodo di pollo. Per i patiti, succulento l'uovo dal tuorlo grande e dal colore intenso. "Una bella scommessa", commenta Venturi, "predatori permettendo". E ristoranti anche. 


 

 


 SOMMARIO

Locali per un giorno
Dalla colazione al dopocena, una dozzina di locali per altrettante piacevoli soste

Artigiani del gusto
Anche i polli hanno un angelo
Paolo Pellegrini
Quelli ruspanti e con le zampe gialle del Valdarno sono sotto l'ala protettrice di 18 allevatori "custodi"

Gola rockstar
Stones da leccarsi i baffi
Sandro Bosticco
Cronaca gastromusicale, con divagazione londinese, del concerto di Mick Jagger & Co a Milano

Gola idee
Adotta un castagno
Viaggio in Garfagnana alla scoperta di un'antica coltura e di un'iniziativa che salverà 150 alberi plurisecolari

Gola cocktail
Un tuffo nei soft drink
Claudio Lachi
Analcolici e ideali in estate perché dissetano e rinfrescano. Il massimo è lo Skywasser

SPECIALE ESTATE
I freschi sapori di toscana
Vini bianchi da degustare in compagnia, pesce per nutrirsi in leggerezza e gelati per coccolare
le papille gustative provate dall'afa. E con l'occasione scoprire anche che la nostra regione non è solo terra di rossi, che il Tirreno nasconde veri e propri tesori ittici e che il Buontalenti non era solo un bravo architetto

Protagonisti del vino
Il sogno mediterraneo di Stefano Casadei
Parte dal Castello del Trebbio la nuova rubrica dedicata ai vignaioli toscani

Gola presidi
Non ti scordar di me
Olivia Chierighini
Ogni giorno vengono pescati e ributtati a mare quintali di pesci "dimenticati", quelli che non hanno retto la concorrenza di orate e branzini. Eppure sono buonissimi e ora sono oggetto di un nuovo culto gastronomico

Gola alleanze
La qualità ovunque
La nostra rivista e il sindacato dei pubblici esercizi si uniscono per tutelare i prodotti tipici regionali

Gola salute
Buffet acchiappabacilli
Olivia Chierighini
Irresistibili tartine, sfiziose verdure e invitanti crostini… ma attenti agli "ospiti" indesiderati

Gola scuola
Carta, penna e... mestolo
Chiara Tacconi
Arrivano da tutto il mondo per impadronirsi dei segreti della cucina toscana. E fioriscono le accademie dei fornelli

Gola eventi
Brindisi a San Lorenzo
Occhi al cielo e bicchieri pieni: torna Calici di Stelle. Gli appuntamenti in Toscana

Cibo tra le righe
Libri, guide, ricettari, tutto all'insegna del gusto

Le degustazioni di Gola gioconda


 
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