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 Dove sei? HomeLa rivistaArchivio Agosto 04-2003Non ti scordar di me
La schedaGola presidi  

Non ti scordar di me


Ogni giorno vengono pescati e ributtati a mare quintali di pesci "dimenticati", quelli che non hanno retto la concorrenza di orate e branzini. Eppure sono buonissimi e ora sono oggetto di un nuovo culto gastronomico.

Palamita. Chi era costei? Se tante volte vi capitasse di leggere questo nome sulla carta di un ristorante, non abbiate esitazioni e ordinate. I nostri antenati dell'Arcipelago toscano conoscevano bene il sapore gustosissimo di questo esemplare della famiglia dei tonni, ma i nostri gusti un po' assopiti e le scelte "pilotate" lo hanno fatto cadere nel novero dei "pesci dimenticati". A fargli compagnia ci sono boghe, menole, sciabole, zerri, ghiozzi, grochetti, mustelle, sparaglioni, raje. Tutti pesci commestibili, dalle carni buonissime che hanno dovuto cedere il passo a orate, branzini, spigole e triglie. Perché "dimenticati"? Perché a causa di logiche strettamente commerciali sono rimasti esclusi dal mercato, dalla grande distribuzione e anche dalla ristorazione. Si tratta infatti di specie piccole o piccolissime, spinose e quindi difficili da pulire, che richiedono ricette lunghe ed elaborate.
Inoltre sono pesci che non hanno una diffusione uniforme essendo legati a territori ben precisi. Nel Mare nostrum vivono 550 specie commestibili, ma solo 60 di queste vengono utilizzate per scopi culinari e sono per lo più provenienti da allevamenti. Ma le conseguenze di questa "selezione" del tutto innaturale sono la progressiva perdita di un bagaglio gastronomico prezioso fatto di tradizioni e di piatti tipici, e lo spreco di una quantità inimmaginabile di pescato. I pesci che non "servono" vengono o utilizzati sulle tavole dei pescatori o, nella maggior parte dei casi, ributtati a mare morti e con loro anche un enorme patrimonio di sapori. Un vero spreco che non è andato giù a quegli inguaribili paladini dei prodotti tipici di Slow Food. E così, tanto per rimanere nel Tirreno, la Palamita è diventata uno dei presidi della chiocciolina affinché da pesce dimenticato diventi un pesce ritrovato.

Dove trovarli
Magari saranno un po' ostici, spinosi, difficili da pulire e da cucinare. Ma poi il risultato è davvero speciale. Ecco perché le tante varietà di pesce dimenticato hanno solleticato l'interesse anche di alcuni ristoratori che stanno ricercando e reintroducendo nei loro menu antiche ricette.
Due nomi su tutti: Fulvio Pierangelini del Gambero rosso di San Vincenzo e Amelio Fantoni del Rugantino di Viareggio. "Un'operazione gastronomica che ha anche un forte significato ecologico, economico e culturale", commentano da Slow Food. E intanto intorno a questi curiosi abitanti marini è nata l'Associazione nazionale Città del pesce di mare che ogni anno organizza un vero e proprio evento denominato "Il pesce dimenticato"; nel 2003 si è svolto a Viareggio e ha coinvolto oltre 60 ristoranti della Versilia.

 

 

 

 

 

 



 SOMMARIO

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Gola presidi
Non ti scordar di me
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Ogni giorno vengono pescati e ributtati a mare quintali di pesci "dimenticati", quelli che non hanno retto la concorrenza di orate e branzini. Eppure sono buonissimi e ora sono oggetto di un nuovo culto gastronomico

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