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Il cibo è senz’altro pensato anche in termini estetici.
Del
resto i cibi in scatola, quelli surgelati o in generale i prodotti
dell’industria alimentare, nel corso degli anni, sono diventati
sempre più belli, attraenti, con una immagine forte che,
coinvolgendo tutto il packaging o semplicemente l’etichetta,
parte o arriva con la pubblicità, patinata, lucida, splendente,
colora di un bel rosso la carne in scatola, dà forma perfetta
alla cotoletta di pollo impanata, magari addizionata di spinaci,
fa bellissimi i rigatoni col pomodoro. E poco importa che tutto
questo vada per strade che poco hanno a che fare con la qualità; è migliore
quindi un vino perfettamente limpido, addirittura brillante, confezionato
in cartone e privo di profumi; o quello non filtrato, lasciato
in bottiglia, che magari tanto trasparente non è ma regala
emozioni?
Una maggiore consapevolezza del senso del bello e della
gradevolezza estetica ha prodotto risultati positivi, in termini
di attenzione e cura in quanto viene preparato; però quando
prevale la mera attenzione all’esteriorità a discapito
della piacevolezza alimentare, dovrebbe risuonare nella pancia
del buongustaio, vero luogo delle emozioni, un campanello d’allarme.
Negli anni ’80, quelli dell’edonismo reaganiano e degli
yuppies, scartabellando le riviste di enogastronomia sembrava di
imbattersi in pubblicazioni per architetti o designer, tale era
la cura nel proporre piatti che parevano costruzioni perfette.
Si
era dimenticato che il cibo era ingrediente e non materiale per
edificare: ma era il momento dell’effimero, della vacuità che
diventa protagonista, e non c’era da stupirsi nel leggere
nei menu piatti come la “graticola di tagliatelle multicolori
adagiata su crema di piselli” insieme ad una zuppa di foglie
di ravanelli. Sul sapore nessuno si pronunciava, quasi fosse un
elemento inutile. Oggi si assiste invece alla teoria dell’elevazione,
cioè del piatto che si costruisce in altezza e non più in
larghezza, in cui quindi la sovrapposizione prende il posto della
mescolanza, affinché la parte cromatica prevalga su altri
aspetti visivi del cibo.
Quanto sia veramente importante tutto
ciò non è facile stabilirlo.
Magari è difficile
considerare bello un piatto di cotiche e fagioli, ma con la fame
o più semplicemente con il piacere di gustarlo diventa addirittura
paradisiaco.
Leonardo Romanelli
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Cibo
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I
sapori del mondo a Torino
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Biodiversità, rispetto della terra, giustizia sociale: i grandi temi al
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