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 Dove sei? HomeLa rivistaArchivio Dicembre 04-2005Quando la fame è sacra
La schedaPaolo Pellegrini  

Quando la fame è sacra


Si faceva la comunione alla prima messa, quella delle sette e mezza, perché ci si alzava in fretta e furia, una sciacquata al viso e via, e mezzi assonnati non si aveva il tempo di sentire il morso della fame. Nemmeno chi già a quell’età cominciava a combattere con le lonzette e i rotolini di ciccia e le guanciotte un po’ troppo abbondanti. Sette-otto anni, era quello il tempo medio, in era preconciliare, per avvicinarsi a quel sacramento così strano, in quel sottile brigidino bianco che s’ammosciava a contatto con il palato, e lo potevi staccare solo con la lingua, guai passarlo tra i denti, in quell’ostia candida stava nascosto un mistero profondissimo, tutto là dentro, un uomo-dio in corpo e sangue, e d’altro canto un catechismo fatto di domandine e rispostine da mandare a memoria, belle confezionate in perfetto “chiesese”, non erano proprio il massimo per aiutarti a capire, e comunque che cosa avresti poi voluto capire a sette-otto anni, era tutto un fatto di fede, fede da bambini s’intende, almeno candida, quello sì.
E c’era quel fatto del digiuno. Digiuno eucaristico. Tre ore senza mettere in bocca nulla. Nulla che non fosse un bicchier d’acqua, capirai, abituati a quelle belle fette di pane con qualcosa di tanto gustoso sopra o al buondì Motta nel latte prima di andare a scuola, la domenica era una tortura, se perdevi il treno della prima messa e ti rassegnavi alla seconda, generalmente sempre dopo le undici, praticamente già più vicini all’ora della pastasciutta. Non ti consolava sapere – questo sì, te lo dicevano – che appena una decina d’anni prima un altro Papa, il severo Pio XII, aveva dato una bella botta alla pratica del digiuno eucaristico. Prima di quel fatidico ‘53, infatti, l’obbligo dello stomaco vuoto partiva dalla mezzanotte del sabato. Non ti consolava, per te bambino alla fin fine era la stessa cosa. Ti consolava invece, ma solo la “prima volta”, la prospettiva del “dopo”. Che da noi, parrocchia di campagna, gente povera ma povera davvero, era un bricco – d’argento. Forse di peltro – da cui colava un fiotto fumante di cioccolata caldissima. Da consumare, questo era il rito, insieme alle brioches di pasticceria. Gialle d’uovo e profumatissime.
Adesso, invece, un’ora è più che sufficiente. Adesso che digiuneresti volentieri per rientrare in un pantalone o in una giacca, ma poi lasci perdere perché non è più tempo di ascesi, nel sentimento comunque dei popoli cattolici ricchi, ti fa effetto un papa o un Pannella o un chiunque altro che t’inviti a digiunare per uan qualche nobile causa. A rinunciare a una parte del tuo pasto per donarne l’equivalente. Per dare più forza alla preghiera, come invece del resto ancora insegna la dottrina cristiana.

Una pratica antica e trasversale
Atteggiamento tipico delle religioni, il digiuno. Quasi un pilastro, da sempre. A tutte le latitudini e longitudini, più o meno. «Pratica ascetica di mortificazione, ma soprattutto disciplina che accomuna le religioni, e nella sua forza discreta mostra tutta la sua modernità di sottrazione simbolica e lungimirante», osserva lo scrittore cattolico Eraldo Affinati, che cita a sostegno l’antico messaggio del salmo 49: «L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono». Insomma: se il corpo diventa grasso e pesante, anche l’anima diventa grassa e ottusa. Primo assunto: nella pratica religiosa, il digiuno purifica. Il tabù del cibo intoccabile è propedeutico o propiziatorio: i candidati alla iniziazione dei misteri di Iside e di Osiride dovevano prepararsi con un digiuno di sette o più giorni, e così avveniva anche per le iniziazioni ai misteri di Eleusi. La Pizia di Delfo, dal canto suo, digiunava tre giorni prima dei responsi. Gli Sherente, agricoltori e cacciatori nomadi del Brasile amazzonico, credevano – racconta Lévi-Strauss in Il crudo e il cotto – che la siccità fosse dovuta alla collera del sole contro gli uomini. Per scongiurare questo furore celebravano una singolare cerimonia: tre settimane di digiuno e di canti quasi ininterrotti da parte degli uomini, che si astenevano anche dal sonno e dall’acqua. I “Terapeuti” (curatori di anime) o “Segregati”, comunità ebraica fiorita in Egitto nei due secoli a cavallo dell’inizio dell’era cristiana, trascorrevano in meditazione sei giorni la settimana, incontrandosi solo il sabato, e praticavano il digiuno, con costumi rigorosi, simili a quelli degli Esseni di Qumran. E non è tutto: il cibo come induttore alla lussuria, come veicolo di tentazione è idea fortemente radicata nelle religioni, in particolare nelle religioni monoteistiche. Intorno al Mille, le penitenze consistevano quindi in giorni, settimane, mesi a pane e acqua. In tutt’altra cultura, vigono regole che sanno ancor oggi di superstizione: il Taoismo cinese vieta di mangiare di notte, se non si vuole finire preda dei dèmoni. E la mortificazione della gola ha portato anche al sorgere di fenomeni estremi come quello delle “sante anoressiche”: Caterina da Siena dall’età di sedici anni si nutrì di pane, acqua e verdure, soprattutto erbe amare, arrivando però ad assumere anche schifezze come coppe di pus (!), mentre Caterina da Genova ingurgitava addirittura cicatrici e pulci. Grandi contraddizioni, sul fronte della pratica ascetica: dietro il volto affilato di una virtuosa digiunatrice poteva nascondersi in realtà una strega, sostenuta solo dall’intervento diabolico nella difficile pratica del non mangiare. Così l’Inquisizione richiedeva anche la prova del peso: le streghe dovevano essere leggere, per poter volare...

Kippur, ramadan e venerdì santo
E oggi? Funziona ancora, il digiuno rituale, come pratica religiosa? Risposta facile, alzi la mano chi non abbia mai sentito parlare di ramadan. Eppure l’Islam non è la sola dottrina che lo preveda e lo imponga, il digiuno. E forse neppure la più dura. I fachiri del Terzo Millennio, in fatto di restrizioni alimentari, sono forse i Jainisti, piccola comunità dell’India, religione antica, con testimonianze che risalgono fino a 8000 anni fa. Digiunano due volte ogni quindici giorni, nell’ottavo e nel quindicesimo giorno del calendario lunare, alcuni addirittura tre volte, includendo anche il quinto giorno: si cibano solo di derivati di granaglie, non mangiano frutta né verdure verdi, non consumano niente, neppure acqua, prima dell’alba e dopo il tramonto. Il cibo cucinato non deve avanzare, per i latticini ci sono regole strettissime. E comunque, niente formaggi, né yogurt che non sia preparato il giorno stesso.
Anche gli ebrei digiunano. L’occasione del digiuno rituale di 24 ore è il Kippur (giorno del Perdono, ma la parola letteralmente significa “espiazione”), che cade nel decimo giorno dell’anno, nel mese di tishri (settembre-ottobre). Il Buddismo, invece, prescrive ai monaci di digiunare ogni mese nei giorni di novilunio e plenilunio, mentre nella tradizione brahminica e yogica si digiuna nei giorni di Ekadashii, l’undicesimo giorno dopo la luna nuova e la luna piena.
Giorni rituali, mese rituale. Ecco l’Islam, ed ecco il ramadan. Il nono mese del calendario, sacro per essere, come dice la Sura, «il mese in cui fu rivelato il Qu’ran come guida per gli uomini e prova chiara di retta direzione e di salvezza». Non si mangia, non si beve, non si fuma, non si hanno rapporti sessuali dall’alba al tramonto. Ci si sveglia che è ancora buio, si fa uno spuntino leggero, il suhur, in genere a base di datteri, prima della prima chiamata di preghiera. Al tramonto, il muezzin annuncia l’iftar, l’interruzione: si consumano tre datteri e un po’ d’acqua, si prega, poi i consuma brodo o minestra, o – nel Maghreb – la harira, la “zuppa del ramadan” a base di grano o legumi, farina di frumento, montone o pollo, succo di limone, brodo, pomodori, odori e spezie, e poi le skebbakia, dolci di pasta farcita, fritta e imbevuta nel miele caldo. Ci sono tre gradi del digiuno (delle persone ordinarie, dei prescelti, degli eletti), ci sono regole a stabilire chi deve digiunare e chi può astenersi: le donne con il ciclo mestruale, per esempio, “non hanno il permesso di digiunare”. Anche i Bahai, seguaci di un sincretismo religioso fiorito in Iran, hanno un periodo annuale di digiuno, nel mese di “ala”, in primavera, dall’alba al tramonto per 19 giorni.
Tra le confessioni cristiane, la più dura è ancora oggi la Regola ortodossa. In Etiopia il digiuno eucaristico è ancora di 9 ore, per la Chiesa russa la prima comunione deve essere preceduta da tre giorni di digiuno severo. Il digiuno stretto vieta carne, pesce, frutti di mare, prodotti caseari, olio, vino, bevande alcoliche, e consente legumi, paté, frutta fresca o secca. A delimitare i periodi di astinenza dalla tavola, c’è un articolato e complesso calendario di feste, solennità, vigilie, quaresime. Infine, il digiuno dei cattolici. Un solo pasto a mezzogiorno, poco cibo la mattina e la sera, ma niente carne né cibi (quindi anche il pesce o la frutta) o bevande particolarmente ricercati o costosi: è la regola, dai 14 ai 60 anni di età, per il mercoledì delle Ceneri, il Venerdì santo, e magari anche il sabato santo, cioè i due giorni che precedono la Pasqua; niente carne né cibi costosi o ricercati, ma pasti regolari in quantità, nei venerdì di Quaresima a meno che non coincidano con le solennità del 19 e del 25 marzo. Meglio rinunciare alla carne, comunque, tutti i venerdì dell’anno. In alternativa, un’opera di penitenza o di carità. Che alla fine costa meno di una rinuncia a tavola.

 

 



 SOMMARIO
Le pentole del diavolo

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Dalla lingua alla gola, ecco cosa succede quando le fiamme dell’inferno riscaldano la tavola

Non di solo pane...
Massimiliano Frascino
Le tre grandi religioni monoteiste attribuiscono da sempre un profondo significato al cibo; e nel corso dei secoli hanno costruito mansionari di pratiche alimentari e codice comportamentali a volte molto corposi

La cucina delle streghe
Lara Fantoni
Son tornate, forse fanno meno paura e ricominciano nella vita di tutti i giorni, e perciò anche tra i fornelli, ad ammannire filtri e magie per migliorare i nostri giorni

Quando la fame è sacra
Paolo Pellegrini
Fra eccessi, stravaganze e precetti più o meno rigidi, la pratica del digiuno è un pilastro di tutte le religioni

Il cenone che verrà
Marco Ghelfi
L’abbuffata è di rito per Natale e le dolci tentazioni sono sempre quelle della tradizione


SPECIALE
Un altro vino è possibile
Si chiude un anno difficile e tormentato per il mondo del vino. Cosa ci attende nel futuro? Forse niente di nuovo, forse molte novità importanti. Golagioconda si schiera a favore di questa seconda ipotesi. E lancia un’idea per il 2006: il vino sostenibile

Olio nuovo, sapore antico
A cura della Redazione
Il sensibile calo della produzione non intacca la qualità dell’extravergine toscano

Un pieno di energia
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Appuntamento a Firenze con la Fiera del cioccolato artigianale

Locali per un giorno
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Dalla colazione alla cena, dal pranzo all’aperitivo, i locali che abbiamo provato e che vi consigliamo

Shopping
Olivia Chierighini
Una fame del diavolo: Sapori, aromi, tentazioni… Inferno e Paradiso vanno di scena in tavola

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Luigi Pittalis
Alla riscoperta dei piatti “dimenticati” della cucina domestica, incontrando piccoli grandi “cuochi per una sera”, che ci fanno conoscere le loro ricette speciali

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La cucina sugli scaffali della biblioteca: non solo libri di ricette, ma anche sulla storia dei cibi e sul costume, per combinare il piacere di leggere con quello di gustare i cibi

Slow Food Firenze
Chiara Tacconi
La condotta fiorentina ci accompagna alla scoperta delle proprie iniziative, fra biodiversità e attenzione alla cultura gastronomica…

Gola… Milano
Barbara Gabbrielli
Qui Milano: sennò poi passiamo da provinciali. Per gli amici milanesi o per i toscani in trasferta, una selezione di locali da non perdere

Gustati per voi
Marco Ghelfi
Fra antichi e nuovi sapori, viaggio alla scoperta dei ristoranti della nostra regione

In giro con Gola
A cura della redazione
Eventi, prodotti di eccellenza, curiosità che vengono da fuori Toscana

Winelovers
A cura della Redazione

Notizie e curiosità, tutte rigorosamente DOC

Bocche di fuoco
Sandro Bosticco
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Consigli di Gola
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Dall’insindacabile giudizio della nostra redazione, suggerimenti per esperienze gastronomiche e non solo: un soggiorno indimenticabile, un acquisto goloso e molto altro ancora

Le degustazioni
Leonardo Romanelli, Sandro Bosticco, Michele Franzan e Paolo Baracchino
Degustazioni di vini prestigiosi a cura dei nostri esperti

 
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