
Un pieno di energia |
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E dopo le feste natalizie ancora buone notizie per i golosi: la
Fiera del cioccolato artigianale (www.fieradelcioccolato.it).
Dal 20 al 29 gennaio 2006 il cibo del buonumore, prodotto solo
da artigiani esperti, è protagonista per la seconda
volta al Saschall di Firenze.
Considerato da sempre un alimento ricco di virtù, compreso
i valori mistici e religiosi attribuiti dagli atzechi (denominato,
non per niente, “il cibo degli dei”), oggi il cioccolato
sta ottenendo in Italia un gran successo. Si registra infatti,
in questi ultimi anni, un mercato delle tavolette di cioccolato
in crescita, anche se siamo lontani ancora da paesi come il Belgio.
In questo settore, la Toscana occupa il secondo posto in Italia
per produzione di cioccolato artigianale. Varie sono poi le iniziative,
gli accostamenti, l’impiego addirittura del cioccolato in
alcune terapie utilizzate nella cura del corpo e del benessere
fisico, che contribuiscono a valorizzare questo prodotto.
Alla Fiera del cioccolato fiorentina si punta in particolare sulla
lavorazione artigianale, riservata al prodotto ottenuto con esclusivo
utilizzo di cacao in fave, in granella ed in pasta di cacao, e
non su quella industriale a larga scala. Gli eventi collaterali
che verranno organizzati si inseriscono in questo contesto, dove
si riconosce a Firenze una posizione centrale all’interno
della “Tuscan Chocolate Valley”, per dirla all’inglese,
il distretto caratterizzato dalla produzione artigianale e di qualità del
cioccolato. Nella Chocolate Valley, che si estende da Prato a Pisa,
attraversando Montopoli, Monsummano Terme e Agliana, si concentrano
cioccolatieri di fama internazionale che seguono l’intero
processo di produzione sperimentando abbinamenti innovativi e nuove
proposte meno ricche di grassi.
Percorrendo questa “Via del cioccolato” si giunge alla
golosa kermesse fiorentina con la presenza di una trentina di cioccolatieri
che esporranno i loro prodotti esclusivamente a base di cacao.
Fra le prelibatezze, si distingueranno quelle provenienti da Torino,
Macerata, Roma, Cosenza, Ferrara, Modica, nota per il cioccolato
ottenuto senza l’aggiunta di burro di cacao e aromatizzato
al peperoncino. (…)
Semi di storia
Furono i Maya, presumibilmente intorno al 600 d.C., a creare la
più antica piantagione di cacao; con il passare dei secoli,
e soprattutto dopo l’invasione e la conquista dei Maya
da parte degli Aztechi, il cacao divenne un prodotto sempre più pregiato,
tanto che i suoi semi venivano usati come merce di scambio.
Curiosamente, quando Cristoforo Colombo al ritorno dalle Americhe
portò in Europa i semi di cacao, questi non furono inizialmente
apprezzati. Furono i “conquistadores” giunti nel 1519
sotto la guida di Hernán Cortés a rendersi conto
del potere energetico della bevanda, che risultava però troppo
amara per il palato europeo. Inizialmente, per smorzare il gusto
amaro, gli spagnoli aggiungevano peperoncino e spezie piccanti
alla bevanda, ma la vera “scoperta dell’acqua (o della
cioccolata?) calda” si ebbe quando alcuni frati spagnoli
iniziarono ad addolcirla con zucchero o vaniglia. Era l’inizio
di una dolcissima “passione” che, dalla Spagna, si
sarebbe diffusa nel corso del ‘600 in tutta Europa…
Cioccolato o cacao?
Due nomi per tanta bontà: entrambi derivano, come è facile
intuire, dalle lingue precolombiane.
“
Cioccolato” viene dall’azteco chocolatl, attraverso
lo spagnolo chocolate (dal quale deriva anche la variante italiana,
un po’ arcaica, “cioccolatte”: reinterpretazione
più che logica di una semplice assonanza fonetica, dal momento
che effettivamente il cioccolato viene spesso mescolato o sciolto
nel latte). Narra la leggenda che fu il dio azteco Quetzalcoàtl
(il Serpente Piumato) a donare ai mortali il cacao, dai cui semi
sarebbe stato possibile preparare una bevanda amara e piccante,
energetica ed afrodisiaca. Un dono che doveva ricordare agli uomini
il sacrificio di una bellissima principessa, che preferì la
morte piuttosto che rivelare ai nemici il nascondiglio dei tesori
del suo sposo; fu uccisa e dal suo sangue nacque la pianta del
cacao, il cui frutto nasconde infatti un “tesoro”:
semi amari come le pene d’amore e rossastri come il sangue.
Per questo motivo, il cioccolato viene spesso chiamato “cibo
degli dei” – una definizione che si ritrova anche nella
denominazione scientifica della pianta, coniata dal botanico svedese
Linneo, di Theobroma Cacao (“Theobroma” significa in
greco “cibo degli dei” e “cacao” deriva
da cacahuatl, una variante di chocolatl).
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