
Metti la chimica nel piatto
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La scienza si è sempre occupata, seppur sporadicamente,
di gastronomia. Il celebre chimico Antoine-Laurent Lavoisier (Parigi
1743-1794), nel 1783, scrisse pagine e pagine a proposito delle
proprietà del brodo. Circa duecento anni più tardi,
nel 1988, Hervè This e Nicholas Kurti – un chimico
dell’Inra ed un fisico che lavorava ad Oxford – hanno
definito la Gastronomia Molecolare come particolare campo di studio
all’interno della Scienza degli alimenti. Le loro ricerche
e quelle dell’italiano Davide Cassi (del Dipartimento di
Fisica dell’Università di Parma), supportato dallo
chef Ettore Bocchia (Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio),
stanno progressivamente rivoluzionando la pratica culinaria e la
metodologia didattica.
Abbiamo incontrato Hervè This nel suo laboratorio al
Collège
de France, per farci spiegare come sia potuto accadere che uno
scienziato si sia messo ai fornelli e che cosa significhi per lui
il termine Gastronomia Molecolare.
«
Ho sempre amato cucinare – racconta This – e, a casa
mia, lo faccio tuttora ogni giorno. Nel 1980 mi ero appena laureato
quando decisi di preparare un soufflè al Roquefort; era
difficile ed ogni libro consigliava una procedura diversa ma senza
spiegarne il motivo. Da quel giorno ho cominciato ad annotare le
mie esperienze in cucina come veri e propri esperimenti; ho riempito
decine di quaderni, verificando le note che dovrebbero aiutare
nella preparazione di un piatto».
Si può dire che verifichi la tradizione?
Procedo per temi di ricerca. A partire da Lavoisier, ad esempio,
ho raccolto ben 193 pagine di “précisions” che
riguardano soltanto il brodo.
A che scopo?
Per vedere cosa funziona e cosa no; se un metodo è buono
ne scopro il perché scientifico. Tutto questo lavoro serve
ad avere la certezza di non sbagliare più, di utilizzare
la procedura corretta. Una volta gettate le basi si può partire
per creare qualcosa di completamente nuovo. Serve a questo la conoscenza,
no? Ad aprire le prospettive.
La sua ricerca potrebbe avere sviluppi in campo dietetico o industriale?
Sì, potrebbe, ma non è al centro dei miei interessi.
Non sono molto sensibile all’aspetto salutistico; io mi preoccupo
soltanto dell’estetica del gusto. Per questo motivo collaboro
con Pierre Gagnaire, un vero genio culinario; ogni mese creiamo
un nuovo menu di gastronomia molecolare che appare sul suo sito
Internet.
Sono molto costosi gli esperimenti?
Veramente no. Sono facilmente riproducibili nei laboratori delle
scuole – dalle elementari alle superiori – o anche
in qualsiasi cucina ben attrezzata. Ho scritto dei libri divulgativi
in materia, proprio per far evolvere la cultura culinaria dei non
addetti ai lavori.
Ci porta in laboratorio dove, tra alambicchi e provette, spiccano
un forno a micro-onde ed una gran madia di legno che contiene tutto
ciò che potrebbe far felice un pasticcere. Mostra il principio
delle emulsioni, una maionese fatta con gli albumi, una chantilly
al cioccolato. «Sa come si cuoce un uovo a 65 gradi?» mi
chiede. A quella temperatura, un uovo rimane perfettamente alla
coque anche per dodici ore; basta metterlo nel forno la sera e
la colazione del giorno dopo è pronta. Con le sue spiegazioni,
sembra che perfino un bambino di cinque anni possa cucinare.
L’incontro con Ettore Bocchia, alcuni giorni dopo, è molto
differente. Questo giovane chef è pieno d’energia,
curioso e aperto alla sperimentazione. Dal mondo della ricerca
pura ci ritroviamo immersi nella cucina pratica.
«
Se non avessi conosciuto Davide Cassi e le ricerche di Hervè This,
forse avrei già smesso di cucinare da qualche tempo – racconta
Bocchia. Ero stufo di fare sempre le stesse cose; la gastronomia
molecolare fa vedere la preparazione di un piatto da una diversa
prospettiva, più ampia. È come se non ci fossero
più limiti alla fantasia perché finalmente si hanno
in mano gli strumenti tecnici e conoscitivi per creare sapori e
consistenze nuove.
Contrariamente a Hervé, Lei è interessato
ai risvolti dietetici delle nuove tecniche.
Con mezzo mondo che è sovrappeso e con il colesterolo alto,
mi è difficile non pensarci. Con Davide abbiamo messo a
punto nuove procedure per la lavorazione della lecitina di soia.
Se il risultato è buono, non vedo perché non cercare
di abbattere i grassi. Dopo tanto cibo teorico ci fermiamo con
gioia ad assaggiare i risultati pratici. Ettore ci prepara alcuni
pezzi forti del menu molecolare: uova coagulate con alcol, ripiene
di caviale e panna acida come un blini; gnocchetti di soia con
gamberi e frutti di mare; rombo fritto nello zucchero a 190°C;
gelato all’azoto liquido. Ettore divaga quando tentiamo di
scippargli i suoi segreti di cucina: ci dobbiamo accontentare di
degustare con attenzione i suoi piatti deliziosi.
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