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 Dove sei? HomeLa rivistaArchivio Ottobre 05-2003La Regina di Londa
La schedaPaolo Pellegrini  

La Regina di Londa


La chiamano Regina. Che, l’ammetterete, è altra cosa rispetto a sentirsi chiamare Guglielmina. O anche Maria Delizia, Maria Bianca, Duchessa d’Este: romantici quanto volete, ma insomma, nulla a che fare con Regina (e men che meno, allora, per Cotogna o Nettarina: partita persa in partenza, almeno sulla carta d’identità). Regina: eppure, origini nobili non ne ha, tutt’altro, a dire il vero sarebbe da classificare “figlia di N. N.”, visto che dei suoi progenitori non se ne sa nulla, e la scoperta avvenne davvero per caso, a metà degli anni Cinquanta, in Val di Sieve o giù di lì (siamo in provincia di Firenze, non lontano da Rufina). E a dire il vero, per di più, è anche un po’... tardiva, visto che si manifesta quando le altre ormai hanno finito la stagione, tra settembre e ottobre: perché a ben guardare di Regina ce ne sono due, a Londa. Dove questa pesca, da quando l’agricoltore Alfredo Leoni la scoprì nell’anno di grazia 1955, è diventata davvero la regina dei campi. In un microclima particolarissimo, questa valletta che degrada dal valico di Croce ai Mori, laterale alla più grande Val di Sieve riesce davvero a stabilire un grande equilibrio tra il terreno, l’aria, l’acqua, il sole. Sì, però non basta, per meritare un appellativo tanto regale. Non basta nemmeno sapere che Firenze in fondo è stata la culla italiana della pesca – almeno nel concetto di coltura da reddito: in Europa la pianta era arrivata dalla Cina, qualche millennio fa... – se è vero che furono i Medici a riconoscere il valore del frutto e a stimolarne la divulgazione, anche a livello artistico; e non a caso tra Rosano e Bagno a Ripoli c’era in passato il “cuore” della coltivazione, che poi si è allargata appunto alla Val di Sieve, fino al Mugello nei campi di Vicchio. Ma allora, perché mai regina... Mistero. «Perché come ogni regina si fa pregare, e vuole essere corteggiata»: un’ipotesi, un’idea fascinosa e possibile quella che butta là Luigi Pittalis, consulente aziendale, anima e organizzatore di iniziative legate al gusto e per l’appunto da luglio scorso responsabile di quello che è diventato un nuovo presidio Slow Food: proprio la Pesca Regina di Londa, con le maiuscole del caso perché è diventata un’istituzione. E perché, aggiungiamo allora noi, un po’ ricorda un’altra regina, quella delle api: che vive solo in attesa e in funzione del volo nuziale, una maturità intensa e brevissima. E un’altra regina viene ancora alla mente: la Regina della Notte, nel Flauto Magico, personaggio fiabesco e fatato, che svela tutto il suo splendore proprio quando è avvolto nelle tenebre. Ecco, la Pesca Regina di Londa è un po’ tutto questo. Misteriosa e ricca di fascino. Da cogliere e mangiare subito, appena pronta, appena matura: è in quel momento che sprigiona il massimo di sé, il profumo intenso capace di coprire tutti gli altri, ne basta una sola in una stanza per farsi riconoscere anche in mezzo a una cassetta di altre varietà. È in quel momento che la polpa offre in bocca il massimo del piacere, la migliore consistenza, dura al morso ma avvolgente nella polpa, e una dolcezza davvero senza pari. Attenzione: avvertenza doverosa perché si conoscono le divergenze tra i “partiti della pesca”. La Regina di Londa è polpa bianca, anche se il colore si potrebbe definire più virato al crema, e poi è un bianco “sporcato”, marezzato da striature e vene rossastre che tuttavia la rendono più invitante, d’altra parte è sempre così, ogni regina che si rispetti avrà pelle diafana, ma le guance velate di quel lieve rossore che è casto e intrigante al tempo stesso.
Regina della Notte, si diceva: già, perché questa pesca ha nella notte i momenti migliori, più favorevoli alla maturazione: lo sanno bene i peschicoltori di Londa, che nel momento del massimo splendore ne fanno anche due raccolte al giorno. Ma non aspettatevi numeri impressionanti: loro sono una decina, in tutta la valle di Londa, questo grazioso paese che esisterebbe dai tempi di Annibale, e in tutto i peschi dal caratteristico ramo un po’ più corto ne producono all’incirca mille quintali l’anno.
In un clima, come si diceva, tutto particolare: la pesca resiste di suo all’oidio, ma la coltivazione è integrata, insomma la protezione alla pianta è assicurata dall’ambiente stesso, perfino da agenti che – come l’oidio, per l’appunto – sono invece dannosi per altre specie vegetali. Come ogni Regina, anche questa ha la sua brava festa. A Londa, ovvio. In settembre, il secondo fine settimana. Quando la “signora” è nel massimo del fulgore: e la cassetta più bella, più ricca di questi pomi tondi e affascinanti – leggermente schiacciata ai poli, vi ricorda qualcosa?... e quel solco, poi... – viene premiata con la “pesca d’argento”. Bella festa: forse ancora poco per quel che vale davvero, la pesca regina. Ma le quantità, al momento, non consentono troppi voli. «E comunque – dice ancora Luigi Pittalis – l’ingresso tra i Presìdi, il marchio, le scelte di comunicazione saranno un buon veicolo». Il migliore, però resta quel morso.
Che è un tuffo in un paradiso dei sensi. 

 

 


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