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 Dove sei? HomeLa rivistaArchivio Dicembre 06-2003La corsa delle chiocciole
La schedaSandro Bosticco  

La corsa delle chiocciole


Già dalle prime battute si capisce che il ritmo di queste giornate non sarà proprio slow, alla faccia della chiocciolina simbolo ormai planetario del movimento. Partiamo dal capoluogo granducale in direzione di quello borbonico, dove giovedì sei novembre comincia il congresso dell’ex Arcigola. Movimento, certo: e per confermare il concetto il pulmino nove posti coi delegati fiorentini si fionda sull’A1 a velocità illegale, ci si ferma solo per la pipì (evitando così almeno di mangiare le porcheriole dell’autogrill) e alle novemmezzo siamo in piazza Plebiscito, attratti dal programma che prevede il dispiegamento dei Presìdi Slow Food. Si spera così di riempirsi la pancia con almeno qualche fetta di Pane di Altamura e di Salame di Fabriano, accompagnati da una tazza di latte di Asina Ragusana… I bene informati giurano anche sull’intrattenimento musicale garantito dal Violino della Valchiavenna, malgrado la presenza di quella Fava di Carpino.

In realtà si perde tempo a salutare i toscani (una trappola che si ripete a ogni fiera), così quando arriviamo all’enoteca sotto il porticato ci dicono che i bicchieri sono finiti, e poi hanno il coraggio di criticare Toscana Slow! In conclusione il nostro agente sul posto, Sabino, ci conduce saggiamente alla pizzeria Da Ettore, dove si apprende che il fritto locale si chiama “frittura italiana” (forse ce n’era una borbonica, sepolta dalla Storia). Oltre che apprendere, lo si mangia con soddisfazione, e alcuni si fanno pure le Pagnottelle ai Friarelli (= calzoni fritti con cime di rape). Quanto al bere, Nanni ordina con piglio sicuro un Lettere, il cameriere dice che è finito e suggerisce in alternativa un Gragnano, che ahimè viene ordinato e subito preso da uno scaffale sopra di noi dove giaceva da quando gli indigeni vanno a birra (sempre bollicine sono!).

Il mattino seguente, dopo colazione con vista di Castel-dell’Ovo-alla-Coque, tutti al Congresso, qui si fa sul serio! In programma ci sono le Megaquestioni e i Granprogetti di Slow Food: l’Educazione al Gusto e la Difesa della Biodiversità. Sul palco c’è addirittura una presentatrice, sorta di velina, che introduce i personaggi di spicco mentre salgono sul palco: insomma odore di televisione. L’ultramegapresidente Carlin Petrini arringa i delegati con citazioni che vanno da Seneca a Roland Barthes, ma il tono generale è chiesastico: usa parole come “moderazione”, “comunità” e addirittura “immortalità”, altro che gozzoviglie dei vecchi arcigolosi! Il sogno di far riflettere sul come e il perché del cibo, sperando anche in comportamenti più consapevoli, si estende nel sogno di Petrini su scala planetaria, in una palingenesi dove i golosi si trasformano in sapienti e mangiare diventa un atto ecosocialconsapevole. Forse commosso da tanta spiritualità persino Bassolino, portando i saluti della sua Regione Campania, riesce a fare a meno della perenne sigaretta e scappa alla fine a fumarsela di nascosto. Benedetti da tanta santità, i delegati si riversano nei locali di Castel Sant’Elmo riservati alla pausa-pranzo, in realtà un’abbuffata di delizie regionali rigorosamente divise per province: trionfo di mozzarelle, trecce e bocconcini, mini e mega babà; provole, sanmarzano e torroncini. Mi butto sul vassoio di olive verdi… ma sono croccanti! “Pesche precoci” mi si dice, colte ancora senza nocciolo e conservate in salamoia! Assaggio l’annurca ripiena di gelato all’annurca e ne acchiappo subito un’altra!

Via via, caffè dello sponsor e tutti alla seconda sessione, con tema la biodiversità. Ne sappiamo qualcosa qui a Firenze, dove la Fondazione è stata fondata… Per ribadire il concetto, il palco è pieno di illustri stranieri, si parla molto inglese e si vedono molte facce asiatiche, addirittura un nero (americano…). La specie protetta più interessante, certo un Presidio, sono dei francesi che si sforzano di parlare italiano. Intanto un notabile bavarese distribuisce le Klezenbirne, mini-pere secche che ben rappresentano la bontà da salvaguardare; la presidenza sembra gradire assai anche se la delegata austriaca rivendica la specialità e sostiene che si chiama in un altro modo, si sa come vanno queste cose. Parlano rappresentanti della Fao, professori messicani e un meticoloso delegato svizzero che illustra anche per immagini quanto sia buona una certa patata di montagna. Quando arriva la diapositiva dei bambini cinesi che se la mangiano ci pare di essere tornati a Campi Bisenzio. A conclusione sale sul palco la scienziata-pasionaria-quasi-star Vandana Shiva, che bolla le nostre ricche società come “Obese Economies”, economie di eccesso non certo solo gastronomico. È sera, tutti in bus a Pompei. Sì, proprio dentro il complesso archeologico (potenza di Slow Food!). Un chilometro sul selciato e siamo a cena nella Palestra Grande dei gladiatori. Dopo una feroce lotta nell’arena degli antipasti, dove per una porzione di “crostino con ricotta di bufala e marmellata di limone” si sono svolti vari duelli tra gladiatori della mascella, ci sediamo per pasta & fagioli (localmente Past’ ammiscat’ cu’ e fasul ‘e Villaric – in Toscana la potremmo rivendere come specialità albanese) e salsicce & friarielli. Conclusione con panzerotto di castagnaccio, tante volte ci fosse rimasta fame. Digestivo? Un nocino artigianale di fuoco! Ma ai tempi dei romani avevano già la polvere da sparo? Al ritorno in albergo troviamo un cortese cadò della Regione Campania: è d’oro e corallo, è fatto dagli artigiani di Torre del Greco, ma resta un curniciello! Cotanto amuleto ci corrobora il morale per le fatiche della mattinata seguente, quando affrontiamo il nuovo Statuto associativo. Discussione vera e propria non ce n’è, anche se la presidenza si è dotata di campanello per interrompere gli interventi. Un delegato marchigiano osa lamentarsi del ventilato aumento del costo della tessera annuale, ma viene tacitato chiarendo che cinque euri a testa andranno in futuro a compensare le quote associative di chi non se le può permettere. E Carlin Petrini sogna il prossimo congresso in un paese povero, con delegati da paesi poveri, gente in contatto con la terra e gli odori degli animali e dei pesci più di quanto lo siamo noi che ce li mangiamo. Alla fine le votazioni di statuto e organi statutari sono di tipo una volta definito “bulgaro”. La sera altro bus altra corsa; circondati e quasi sospinti da un traffico apocalittico, saliamo alla Reggia di Capodimonte dove ci aspetta il banchetto delle Stelle della Campania (nel senso delle guide dei ristoranti). Prima ci fanno passare attraverso il museo, dove le guide esaltano la qualità del Parmigianino, del Martini e del Bellini; qualcuno intende aperitivi con boccone di formaggio, e quando realizza che si alludeva a dei pittori sgattaiola in cortile dove sono già serviti la “zeppola di astice in agrodolce” o il “pollo affumicato con purea di sedano e prugne”. Chi vuole fa il primo drinc, io preferisco un analcolico definito “passata di pomodori con fonduta di mozzarella”, insomma una pizza liquida. Il bello viene dopo cena, quando arriva Pulcinella e parte la tarantella. Al ritmo di nacchere e tamburelli si vedono ballare (o meglio tentare di farlo) attempati fiduciari di remote province, sotto un continuo lancio di confetti che i golosoni cercano di intercettare prima che cadano per terra. I più audaci si bevono un bicchierino di Ratafià, se possibile ancor più ardente del nocino della sera prima. Siamo così arrivati a domenica nove e il programma incalza: al San Carlo c’è la consegna del Premio 2003 per la Difesa della Biodiversità, ma c’è voglia di evasione anche perché abbiamo a disposizione la nostra guida locale: Sabino vive a Firenze ma è in grado di tradurre dall’avellinese al fiorentino. Con lui affrontiamo Atripalda e le sue glorie, innanzi tutto la premiatissima azienda Caggiano dove benedetta è non solo la qualità dei vini, ma pure la cantina. Un grosso crocifisso protegge infatti la fila di barrique, e se ci andate non perdetevi il presepio vicino allo stoccaggio bottiglie. Ma la destinazione principale della deviazione avellinese è la casa dei genitori di Sabino; dove la mamma ha lavorato a dovere per accogliere gli ospiti: dalle lasagne con mini polpette di carne al babà gigante (tale almeno per noi che lo pensiamo come monoporzione). L’annuncio – e l’arrivo – del Gattò insieme al Coniglio all’Ischitana ha destato in un paio di ignoranti qualche sospetto, subito fugato dalle rassicuranti parole della Signora Anna.
Alla quale abbiamo sottoposto un contrattino per il prossimo Congresso.



 SOMMARIO

Locali per un giorno
Dalla colazione al dopocena, una dozzina di locali per altrettante piacevoli soste

Gola diario
La corsa delle chiocciole
Sandro Bosticco
Vedi Napoli e poi... Ecco cosa è finito nelle pance dei delegati fiorentini al Congresso di Slow Food

Gola presidi
Mallegato, storia di coltelli e sangue
Paolo Pellegrini
Siamo a San Miniato, patria di questa magia dolciastra, speziata e morbida. Provatela in padella!

Gola tendenze
Tra cielo e terra
Chiara Tacconi
Antroposofia. Contadini che seguono i ritmi cosmici. Scienza o fantascienza? E' "solo" agricoltura. Però biodinamica

Gola look
Cento anni di Brunello
E' passato un secolo e la famiglia Franceschi rimane salda alla guida della tenuta Il Poggione. I risultati sono... nelle migliori guide

Gola eventi
Tartufo da museo
Beatrice Rivolti
San Giovanni d'Asso tiene a battesimo il primo spazio espositivo dedicato al delizioso tubero

SPECIALE
Natale di gusto
Cosa mettere sotto l’albero quest’anno? Linee di tendenza sempre più attendibili dicono che le persone amano sempre più regalare e farsi regalare leccornie enogastronomiche. Da sempre la Toscana eccelle in fatto di grandi vini, oli eccezionali e buona tavola.
E allora consultate le pagine che seguono... ce ne sono per tutti
i gusti (e per tutte le tasche)!

Gola eventi
Alle origini del cibo: nasce Archeslow
Il progetto voluto da Slow Food realizzerà negli scavi di Figline stage di storia dell'alimentazione

Gola mode
Che dieta mi metto?
Olivia Chierighini
Ecco le ultime (speriamo) mode per combattere l'obesità e sentirsi delle star

Gola creativa
Libri, guide, ricettari, tutto all'insegna del gusto

Gola concorso
Galeotta fu la cena
I tre racconti e la poesia premiati dalla giuria per l'edizione 2003 del concorso

Le degustazioni di Gola gioconda


 
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