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 Dove sei? HomeLa rivistaArchivio Dicembre 06-2003Tra cielo e terra
La schedaChiara Tacconi  

Tra cielo e terra


C’è qualcosa di nuovo, anzi di antico nelle campagne. Si chiama agricoltura biodinamica ed è difficile da spiegare, non fosse altro perché fondata da un filosofo, Rudolf Steiner, padre dell’antroposofia. Non è una moda salutista degli ultimi anni, perché nasce ufficialmente nel 1924. Non si tratta di un biologico ancora più severo e “naturale”; certo, si può dire che l’agricoltura biodinamica fa parte della famiglia dei metodi biologici e organici, anzi è stato il primo di essi e il più diffuso. Oggi però le tecniche agricole biologiche non richiedono necessariamente una concezione della natura molto differente da quella convenzionale. Invece la biodinamica propone una diversa visione dei fenomeni naturali, che sono interpretati come un insieme complesso nel quale tutto è in relazione con tutto, dai microrganismi alle sostanze, dalle piante agli animali, fino a chiamare in causa i ritmi del pianeta e del cosmo.

Cominciamo dalla fine: oggi in Italia ci sono circa 400 aziende agricole e di trasformazione che applicano il metodo biodinamico, per un totale di circa 8mila ettari. La maggior parte dei prodotti è destinata all’esportazione perché i consumatori che richiedono e conoscono il biodinamico sono troppo pochi. Un vero peccato, perché si tratta di alimenti di eccellenza che sposano concetti come la tipicità, la biodiversità, la salvaguardia del gusto. Perfino una rivista come Il Gambero Rosso, attentissima alle tendenze in tavola e in cantina, ha dedicato un ampio reportage al vino biodinamico (numero 141, pag. 203, ottobre 2003), indicandolo come possibile vino del futuro. Nicolas Joly, punto di riferimento per i vignaioli biodinamici, concima il terreno con il latte fresco, cura le vigne con le tisane e sprona a recuperare lo spirito delle Doc. A Bordeaux ha riunito i produttori che seguono il suo decalogo e che hanno portato le migliori bottiglie per una inedita degustazione biodinamica di alto livello. Marco Serventi, responsabile della sezione toscana dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica, non è però completamente soddisfatto dell’attenzione che il Gambero Rosso ha riservato ai biodinamici. «Forse bisognava spiegare meglio che un prodotto è commerciabile come biodinamico se ha il marchio Demeter e che i consumatori possono essere garantiti solo ed esclusivamente da questo marchio». Anche se, chiarisce Serventi, esistono molte aziende che per scelta o per svariati motivi sono senza certificazione Demeter ma lavorano e producono comunque secondo la biodinamica. Il marchio Demeter resta però, a tutt’oggi, l’unico contrassegno che indica al consumatore i prodotti biodinamici. È un marchio internazionale, depositato all’Ompi (organizzazione mondiale della proprietà intellettuale) di Ginevra nel 1961, in Italia dal 1986. «Le aziende che praticano agricoltura biodinamica crescono, lentamente ma crescono. Quelle che certifichiamo, invece, non sono aumentate molto negli ultimi tempi – spiega Giovanni Legittimo, segretario ed ex presidente della Demeter Italia – perché abbiamo regole e controlli sempre più severi. Sul territorio nazionale si acquistano ogni anno prodotti biodinamici per un valore complessivo che supera i 32 milioni di euro. Però bisogna considerare che molti prodotti italiani vengono esportati e che altri alimenti (soprattutto quelli per l’infanzia) li importiamo». E i prezzi? «Certo, i prodotti biodinamici sono più cari di quelli convenzionali – risponde Legittimo – però i prezzi sono sempre più vicini a quelli del biologico». Fra poco vedremo nei supermercati prodotti a marchio Demeter? «È una questione ancora aperta; in Germania è già così, ci sono prodotti biodinamici nella grande distribuzione. D’altra parte l’antroposofia, dalla quale discende la biodinamica, non è per pochi eletti, anzi».

Le lavorazioni della biodinamica sono difficilmente applicabili su larga scala visto che non si tratta di un metodo agricolo, ma di un indirizzo del pensare e dell’agire. Eppure anche chi opera nell’ambito dell’agricoltura convenzionale non ride dei “ritmi cosmici” seguiti dai contadini biodinamici. Stefano Masini, della Coldiretti: «Quelle biodinamiche sono poche, pochissime aziende, ma le seguiamo con grandissima attenzione. Non è solo un fatto etico-culturale, una forma nuova di mercato, non è certo un fenomeno di stregoni, si tratta di agricoltura di eccellenza. Riesce a interpretare le esigenze legate a un consumo salutistico. È un modello da seguire, soprattutto per il l’azienda a ciclo chiuso. È una “sapienza esperenziale”, e come tale va recuperata dalla tradizione». I prodotti biodinamici sicuramente sono sani; avranno anche un gusto migliore? Dipenderà da molti fattori, dalla terra, dalla bravura dell’agricoltore, e il sapore è qualcosa che si misura male, dicono alla Demeter; però aggiungono che tante persone telefonano per sapere dove trovare quelle mele o quei formaggi biodinamici assaggiati una volta e rimasti impressi per il gusto genuino. Il panel test è visto come un ottimo sistema di giudizio, più di tante analisi di laboratorio.

Vale la pena ricordare che tutto è cominciato con le lezioni di Steiner ad un gruppo di agricoltori preoccupati perché le nuove tecniche di coltivazione toglievano forza e gusto ai prodotti dei loro campi; forse la biodinamica sarà un modo, speriamo non il solo, per conservare i sapori della terra.



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