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 Dove sei? HomeLe degustazioniAsinone - Docg Vino Nobile di Montepulciano
La schedaIl punteggio  


Degustazione verticale di Asinone - Docg Vino Nobile di Montepulciano

1988



1990




1995




1996



1997




1998





 


Un cru particolare, quello prodotto nell'azienda di Federico Carletti, legato al sangiovese in maniera viscerale. "Tutto si fa per te", verrebbe da dire, pensando alle difficoltà per ottenere concentrazione ed estratti da un vitigno notoriamente ostico a produrre vini di corpo e struttura. Indicativa la storia del cru, che vede la sua nascita dalla metà degli anni ottanta. Nominato dapprima "vigna asinone", dal 1996 il suo nome è mutato più semplicemente in "asinone" e la sua produzione, a seconda delle annate, si assesta dalle 30mila alle 70mila bottiglie. Fino agli anni novanta, ha subìto l'invecchiamento in botti tradizionali, per poi passare gradualmente alle barriques, che sono diventate l'unico recipiente di maturazione a partire dalla vendemmia 1997. Anche le tecniche di lavorazione sono cambiate: eliminati i rimontaggi, vengono eseguite follature a pistoni, lievi e graduali, che aiutano ad estrarre materie coloranti e componenti come i sali minerali, evitando qualsiasi forzatura. E' un vino che mantiene chiara la vocazione al sangiovese della zona, pur comprendendo come gli sforzi debbano essere moltiplicati per avere un vino di alta levatura senza utilizzare cabernet e merlot.
Degustazione effettuata in azienda il 12 settembre 2001.

di Leonardo Romanelli (ha collaborato Paolo Baracchino)

Poliziano via Fontago, 1 53040 Montepulciano Stazione (SI)
tel. 0578 738171


Il colore è rubino intenso, limpido, con evidenti riflessi granati. All'esame olfattivo si mostra dapprima chiuso, ovattato, non molto penetrante, per poi aprirsi dolcemente a sentori di liquirizia e sottobosco, frutta matura come la ciliegia, confettura, tabacco ed "arancia candita" (P. B.). L'attacco in bocca è morbido, con i tannini ben rilevabili ma non dominanti. Molto asciutto, è decisamente poco aromatico rispetto al naso, succoso, con la componente acida non troppo riconoscibile. Predominante nella sensazione calda data dall'alcol, termina con un gusto sufficientemente prolungato.

Giudizio. Un vino che ha un po' diviso la commissione, ritrovatasi dopo l'opportuna ossigenazione del contenuto. Lascia quella piacevole sensazione del "tempo che fu", gradevole, con l'unico elemento da raccordare legato alla mancanza di nettezza.


Alla vista si presenta rubino, di buona limpidezza, con lievi accenni granati. Il naso è colpito da sensazioni lievi, comunque fini, nelle quali è possibile riconoscere erbe aromatiche come il rosmarino, frutti maturi integri come la prugna, lievi sensazioni speziate di pepe nero. L'ingresso in bocca si caratterizza per una notevole acidità, con tannini ben rilevabili, sodi, quasi croccanti. Anche se inizialmente risulta compatto, tende leggermente a "svuotarsi in bocca" (P. B.), lasciando un retrogusto appena amarognolo, di media lunghezza.

Giudizio. Dove meno te l'aspetti… Attesa con viva curiosità, l'annata 1990 è quella che delude maggiormente, vuoi per gli elementi di vetustà, vuoi perché appare poco equilibrata e carente in quelle caratteristiche tipiche delle ottime vendemmie, legate alla consistenza.


L'esame visivo rivela un colore decisamente carico, rubino quasi bluastro. All'olfatto entusiasma la ricchezza dei profumi, quanto mai ampia e variegata. Si parte da aromi di piccoli frutti rossi, nobilitati da note di viola appassita (M. F.) e un tocco di boisé, che lasciano poi trasparire sentori di tostato e caffè. Al gusto dimostra stoffa ed equilibrio, morbida consistenza, con tannini non aggressivi e ben distribuiti, a trama sottile. Ottima persistenza gustativa, che mette in luce, nel finale, sensazioni retrolfattive di frutta secca.

Giudizio. L'annata si conferma di buon livello: la presenza di barrique in misura maggiore la si evince anche dalla tenuta del colore e dei profumi, senz'altro più variegati. È in bocca, però, che si esalta per la sua potenza.


Rubino compatto, con bei riflessi violacei al bordo, di buona luminosità. Di grande intensità il bagaglio aromatico, con note boisé evidenti, un tocco di animale e poi accenni di cioccolato, incalzati da un fruttato dolce che ricorda la mora e la prugna e un'avvincente speziatura, dove fanno capolino il pepe nero (P. B.) e la noce moscata. Il corpo che si sviluppa in bocca appare morbido e setoso, con buon svolgimento della trama tannica. Integro, non immenso nella struttura ma perfettamente godibile, con un finale che si dimostra in crescendo.

Giudizio. Peccato per quella distonia tra naso e bocca: grandi profumi, molto vari ed inconsueti, e poi in bocca un cedimento lieve. Intendiamoci, ci è piaciuto moltissimo, specie per la sua grande bevibilità; manca però quel minimo di struttura che lo avrebbe reso perfetto.


Sorprende la tonalità porpora, molto giovanile, concentrata, quasi opaco nella sua intensità. A livello olfattivo si caratterizza per la nettezza e la pulizia dei profumi, decisamente intensi, che spaziano dai fiori secchi (S. B.) a speziature gradevoli, dove si riconoscono i chiodi di garofano e il pepe, nobilitando così una base fruttata fatta di ribes e more, che sul finire si apre a "note balsamiche" (M. F.). Una volta in bocca dimostra la sua opulenza: grasso, decisamente consistente, tende ad avvolgere il palato, con i tannini che, pur rilevabili, tendono a fondersi alla componente alcolica. Finale lungo, di incredibile saporosità.

Giudizio. Inutile nasconderlo, è il nostro preferito della serie. Lunga vita di fronte a sé, poiché certi caratteri sono tipici della gioventù, ma già in grado di regalare forti emozioni.


Così intenso al colore da apparire velato, di tonalità che spazia dal viola al porpora. Al naso prevalgono dei sentori speziati, che vanno dal caffè alla liquirizia, passando per note di incenso e cannella; nel finale, un ricordo di frutti piccoli. Un insieme armonico, "tondo" (M. F.), di bella finezza. Attacco in bocca pieno, inizialmente avvolgente, ma non profondo come ci aspetta. I tannini appaiono ancora mordenti, ma integrati. Finale caratterizzato dalla dolcezza e dall'ottima bevibilità.

Giudizio. Concordi nel ritenerlo un infante, che non deve essere strozzato in culla. Una volta trovato il giusto equilibrio, potrà certo ritenersi un vino da ricordare.


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