
Degustazione verticale di Villa di Capezzana

1931
Senza voto

1969
  

1975
  

1979
  

1985
  

1990
  

1995
  

1999
   

2000
   
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L'etichetta "Villa di Capezzana" è di quelle storiche,
nota da sempre agli appassionati di vino. Compare da svariati decenni
sulle bottiglie di punta della produzione dei Contini-Bonacossi
nella località omonima: Capezzana è toponimo segnalato
sui cartelli stradali salendo da Poggio a Caiano verso il Montalbano,
su quel suo versante nord-est, in teoria non proprio il migliore,
che invece stupisce l'appassionato con la qualità dei vini,
di questa e altre aziende. La villa padronale, dominante il borghetto,
risale ai Medici. Indiscutibilmente Capezzana è ed è
stata leader del territorio. Più di un secolo fa la famiglia
acquistò la tenuta (tre fattorie e 120 poderi, un record
per la zona) che sembra risalire addirittura alla proprietà
di un certo Capitus (da cui il nome), legionario di Giulio Cesare.
È affascinante ascoltare i dettagli su secoli di storia dalle
labbra dei fratelli Benedetta, Beatrice, Filippo e Vittorio, che
affiancano il padre Ugo nella conduzione. Camminando per quello
che una volta era un borgo autosufficiente, con tanto di frantoio,
bottega del carpentiere, oratorio e via dicendo, i Contini-Bonacossi
lasciano capire con quanto attaccamento vivano il loro lavoro. E
così si coglie il senso di questa etichetta, che rappresenta
il meglio delle annate: non un cru, quindi, piuttosto una selezione
che nello scorrere del tempo rappresenta lo spirito dell'azienda.
Ed è un dettaglio di rilievo puramente storico, come si capisce
dalle parole dei fratelli Contini, se la classificazione è
stata di volta in volta "Chianti Riserva" o "Carmignano",
Doc o Docg, o se mancava del tutto. Sono cambiati gli appezzamenti
in produzione e le percentuali dei vitigni, così pure le
selezioni clonali e i sesti d'impianto, per non parlare delle botti.
Sempre, comunque, questo vino ha rappresentato in modo significativo
la tenuta, in quel momento. Fossero gli anni fra le due grandi guerre,
con l'eroica scelta di abbandonare il promiscuo e impiantare filari
molto ravvicinati, o gli anni '70 quando fu adottato il sistema
"a palmetta", con molte - troppe - gemme per vite; per
finire con la collaborazione di Stefano Chioccioli degli ultimi
anni. La leggenda, lasciano ben capire a Capezzana, è destinata
a continuare.
Degustazione effettuata presso l'azienda il 20 dicembre 2002.
di Sandro Bosticco
Tenuta di Capezzana Loc. Capezzana, 59015 Carmignano (Po)
tel. 055 8706091 fax 055 8706673
www.capezzana.it
L'aspetto di questo settantunenne è accattivante, tra il
rosa e l'ambrato; ci ricorda un tè alla frutta, ben limpido
almeno nei primi bicchieri serviti. Il profumo che libera è
meno etereo del previsto: aromi come liquirizia, ruggine, noce e
carruba vengono su bene, vitalizzati anche da un tocco di smalto.
Il gusto è molto equilibrato tra alcol e acidità,
e procede pulito e costante verso un finale di discreta, insospettata
aromaticità.
Giudizio. Annata mitica; il vino - lo si può certo
bere come tale - venne ottenuto da viti ancora su piede franco,
almeno in parte. In ogni caso erano barbatelle di selezione aziendale
allevate a sesti d'impianto "moderni", con rinuncia al
promiscuo e filari molto ravvicinati: una situazione di vigna che
doveva essere stravolta una ventina d'anni più tardi, per
essere recuperata solo recentemente. In un assaggio alla cieca,
a conoscenza solo della tipologia, gli avremmo dato quarant'anni
di meno: grande prestazione che, da miseri esseri umani, gli invidiamo.
Bella intensità cromatica, che ci fa pensare al mogano. La
limpidezza, data l'età, varia naturalmente a seconda dei
bicchieri. Il naso è marcato da un aroma tostato, che ricorda
a chi la gomma bruciata a chi il caffè o il pane grigliato.
Sono presenti anche gradevoli sentori di appassimento, come fieno
e funghi secchi, e la noce moscata (P.B.) In bocca è rotondo
e ben amalgamato, con qualche fine tannino residuo. Alla fine risulta
ben persistente, con un leggero amarognolo che, accompagnato dal
buon retrolfatto, può ricordare ancora il caffè.
Giudizio. Frutto di un'ottima annata e dell'uso di botti
(grandi!) nuove, appena introdotte in fattoria. Da notare che una
bottiglia della stessa annata, assaggiata un anno fa a Firenze,
mi aveva dato proprio le stesse impressioni (ed emozioni). Bella
espressione della qualità di Capezzana, ben oltre il valore
storico.
L'intensità alla vista è minore del precedente e la
tonalità, un rubino-granata, con unghia aranciata.
Il profumo si apre piuttosto complesso, vivo e quasi pungente, con
sentori di legno, frutta (soprattutto prugna secca) e spezie. Personalmente
mi ricorda l'impasto di tamarindo in vendita sul banco di un mercato
esotico. In bocca si rivela molto asciutto, con vena acida in evidenza
in sintonia col naso; il corpo è solido anche se il vino
manca un po' di complessità gustativa.
Giudizio. Gli aromi abbastanza potenti al naso e il gusto
autorevole ne fanno ancora oggi un buon vino "da pasto",
degno di fronteggiare un'arista o un roast-beef.
Rubino dalle sfumature granata, con profumi ricchi e complessi,
dal tabacco al cuoio all'orzo tostato, comunque nel quadro dei terziari
(caramella al latte, S.B.). Il corpo del vino è notevole
per calore e presenza tannica, forse il gusto non è molto
progressivo ma si riscatta con un finale di buona saporosità,
che rivela un aroma di frutta secca (dattero, prugna).
Giudizio. Campione convincente per la forza integra, una
sorpresa da sottoporre agli scettici sulla longevità di
un Carmignano.
Bella luminosità nel bicchiere, a far risaltare un granato
con più di un riflesso aranciato, di media intensità.
Il bouquet è anche qui evoluto, con ricordi di fieno, anice
e cacao. Il corpo si mostra possente, caldo ma armonico, secco senza
asperità e piuttosto lungo.
Giudizio. Risultato tipico di una stagione calda e siccitosa,
a seguito di un inverno in cui il gelo fece strage degli ulivi.
Per molti anni questo vino ci trasmetterà ancora la sua forza,
anche se si rivela un po' carente di una proporzionale spinta aromatica.
È un porpora ancora limpido e vivace che ci dà l'idea
di calore e pulizia; i profumi tuttavia sembrano sottotono, e dobbiamo
aspettare diversi minuti e diversi movimenti del vino nel bicchiere
per individuare dei toni dolci di piccoli frutti e di cuoio. Il
vino in bocca risulta pieno per morbidezza, con buona polpa a bilanciare
lo scheletro acido-tannico. Finale gustoso.
Giudizio. Come diversi altri vini di quest'annata mitica
per la Toscana e non solo, anche il Villa di Capezzana si degusta
con un pizzico di delusione. In realtà molto giocano le aspettative
psicologiche, e la carenza - se così si può definire
- riguarda solo la parte aromatica. Magari siamo solo in una fase
"minore", che porterà in seguito ai risultati di
un '31 o di un '69.
Ottima concentrazione di colore rubino per questo vino. Il profumo
stenta un po' ad uscire, in compenso si fa notare per varietà
ed eleganza.
Identifichiamo parecchia frutta così come note balsamiche
e speziate. Le impressioni gustative sono molto buone, armoniche
e persistenti.
I tannini sono ben amalgamati all'alcol e il finale è lungo,
fresco senza essere troppo asciutto.
Giudizio. Decisamente una buona annata per questo Villa di
Capezzana, piacevole in degustazione adesso ma certamente adatto
ad affrontare altri anni di cantina e piatti significativi.
Grande è lo stacco visivo rispetto ai campioni precedenti:
il colore è scurissimo e contiene del blu. Gli corrisponde
un profumo altrettanto intenso e vivo, di frutta (riconosco la fragolina
di bosco ben matura) e spezie (vaniglia). Il contributo del legno
è gradevolmente percepibile. Gusto di ottima consistenza,
con tannini numerosi e finissimi. Nonostante la ricchezza di polpa,
la sensazione finale è di estrema pulizia.
Giudizio. Annata di eccezionale qualità che ha prodotto
un vino in grado di piacere al degustatore con la penna in mano
così come al bevitore con un buon piatto davanti. Grosso
salto "stilistico" rispetto al '95, da attribuirsi in
sostanza a scelte dovute all'arrivo di Stefano Chioccioli come l'accurata
potatura verde, l'attenzione alla maturazione fenolica e la vendemmia
un po' ritardata.
Nerastro alla vista, offre sensazioni olfattive intense di frutta
matura, che ricordano ad uno la ciliegia, a un altro il cassis e
la mora. Non manca la componente balsamica, con nuance di chiodo
di garofano. La "dolcezza" dei profumi è coerente
con quanto percepito in bocca, dove il vino offre consistente morbidezza
verso un finale lungo e già ora complesso.
Giudizio. L'impostazione è quella del '99, anche se
il prodotto risulta di ancora più immediato e "facile"
godimento.
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