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Degustazione verticale di Cervaro
della Sala Umbria I.G.T.

1986
  

1988
  

1991
   

1993
   

1996
   

1999
   
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Si tratta di uno dei più prestigiosi bianchi italiani, da
uve chardonnay in prevalenza, con il locale grechetto ad arrotondare
in una percentuale che all'inizio era del 25% ed è via via
diminuita fino all'attuale 10% o poco più. Le uve prima di
essere vinificate passano attraverso la criomacerazione, prati ca
fin dall'inizio patrocinata da renzo cotarella, padre e amico della
creatura, mentre non viene praticato il batonnage durante la permanenza
in barrique (di legni est-europei). Si è presentato come
un principe a corte, circondato dalle immagini dei nobili suoi pari
alle pareti della magnifica sala che verosimilmente dà il
nome al castello, proprietà antinori a ficulle (terni). La
magnificenza risplendeva nei bicchieri allineati sul tavolo, giocando
a riflettere la luce esterna di un mattin o primaverile. Mai la
scala cromatica, corri spondente alle diverse annate, ci era apparsa
tanto affascinante e allo stesso tempo "didattica". Lo
stesso renzo cotarella è stato maestro di cerimonie. Durante
la degustazione, ci ha impressi onato la ricorrenza di alcune caratteristiche,
come l'estrema brillantezza del colore, una marcata sapidità
e l' ottima integrazione aromatica del legno.
Degustazione effettuata il 31 marzo 2001 presso il Castello della
Sala.
di Sandro Bosticco (in collaborazione con Daniele Bartolozzi e
Maurizio Salvadori)
Dorato carico, sempre molto luminoso. Naso speziato, ancora con
ricordo di anice e un tocco di minerale (pure fruttini rossi, M.
S.). Impressione di morbido calore bilanciato da buona freschezza
sapida che trascina il gusto a lungo, verso un finale con un tocco
damarognolo.
Giudizio. Pur essendo storicamente la seconda edizione, è
considerato il capostipite dei Cervaro, e come tale va rispettato
prima che giudicato. Se andate a cercare altri bianchi italiani
quindicenni in questa forma, avete bisogno di fortuna.
Siamo al gran dorato, smagliante. I profumi sono evoluti e ricordano
le spezie, con anice in evidenza, ma anche gli agrumi (e gli idrocarburi,
M. S.) Caldo e potente, colpisce per il bilanciamento fra una certa
grassezza e la vena sapida a contrasto.
Giudizio. La grande annata è al suo massimo picco
gustativo: grande fascino. Da provare su formaggi di capra di media
intensità (ma di pari valore!).
Lintensità e la tonalità dorata predispongono
a favore del bouquet che si rivela carico di frutta stramatura (mela,
lychee, pompelmo) tanto da poter ricordare un alsaziano (D. B.).
Forse il corpo del vino non corrisponde pienamente a queste premesse,
e rivela un carattere più citrino, ma la progressione in
bocca è ottima e la persi-stenza notevole, e stiamo parlando
proprio di persistenza aromatica.
Giudizio. Questo millesimo, considerato generalmente minore,
si è imposto allattenzione e ci ha sorpresi; magari
non possiede il nerbo sapido di altre annate, ma sta sfoggiando
classe alla distanza. Più adatto ad intrigare i degustatori
che a sfidare i cuochi.
Tra il paglierinio e il dor ato. I profumi sono evoluti, con frutta
secca in evidenza su ricordi tropicali (mango, banana). Lattacco
in bocca è cald o e potente; segue la dominante sapida, quasi
salina, che caratterizza molte volte il Cervaro. Il finale è
un tantino asciutto, così che il vino non offre la medesima
coerenza progressiva dei primi due.
Giudizio. Sfodera una grande energia considerando letà,
e certamente può tener testa a piatti importanti, anche salsati.
Laspetto brillante, di un pieno giallo paglieri-no, introduce
un profumo che risulterà il più singolare tra quelli
in pista; dominato da note asciutte, come tostato e
pietra focaia, ci ri-corda tuttavia anche i fiori (viola) e il miele.
Grande morbidezza ed elegante persistenza in bocca, sorretti da
vena acidula a bilanciare.
Giudizio. Vino tra i più esili (si fa per dire) del
gruppo in assaggio; pur essendo giocato più sulla finezza
che sulla potenza, dà limpressio-ne di essere in evoluzione
dal punto di vista aromatico, suggerendo un buon futuro.
Il giallo paglierino è abbastanza intenso, con riflessi che
verdeggiano. Ci offre al naso una buona macedonia di frutta (pera,
ananas, banana, mela) accompagnata da un ricordo di tostato, vaniglia
e lacca: grande impatto. Il gusto è morbido allingresso,
evolve con progressione verso un finale secco, vivo e fresco, con
grande persistenza aromatica.
Giudizio. Campione dalle grandi potenzialità, con
la ricchezza di polpa in evidenza a sfi dare gli anni (per chi è
disposto ad aspettare
).
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