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Degustazione verticale di Chardonnay
Doc Terre di Franciacorta Bianco

1990
  

1991
   

1995
   

1998
  

2000
  
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Anche se Maurizio Zanella non si attribuisce alcun merito sui cambiamenti
che dalla fine degli anni Settanta hanno risollevato le sorti dell'universo
vitivinicolo italiano, la sua Ca' del Bosco è di fatto iscritta
nell'esclusivo club dei "salvatori dell'enoica Patria".
Il cammino della gloriosa azienda lombarda ha inizio nel 1968, quando
in meno di un ettaro vitato si concentra l'attività viticola
di famiglia, che in realtà è un passatempo domenicale.
E prosegue con un viaggio in terra di Borgogna: qui, il poco più
che sedicenne Maurizio entra in contatto con una realtà tanto
affascinante quanto diversa da quella italiana, sia in vigna che
in cantina. Con 520 franchi prestati dai colleghi gitanti, acquista
tre grandi bottiglie e se ne torna a casa. "In Italia, con
quella somma, se ne potevano comprare mille di bottiglie - sottolinea
-. Ma lì dentro era chiusa la ricerca della perfezione, un
fine che mi sono sempre posto da quando produco vino a Ca' del Bosco".
Oggi l'azienda di Erbusco dispone di 150 ettari vitati, e "sforna"
più o meno un milione di bottiglie all'anno. Lo Chardonnay
che abbiamo degustato nasce nel 1983, ed è considerato uno
dei bianchi più longevi d'Italia. Dal 1991 svolge solo la
"coda" di fermentazione in barrique, e vede la percentuale
di legno nuovo variare di anno in anno, a seconda della sua forza.
Degustazione effettuata presso l'enoteca Boccadama di Firenze, il
26 marzo 2002.
di Michele Franzan
Ca' del Bosco, via Case Sparse, 20 25030 Erbusco (BS)
tel. 030 7766111 fax 030 7268425
www.cadelbosco.it
cadelbosco@cadelbosco.com
Il colore è un giallo oro molto carico, impreziosito da
riflessi rosa antico. Al naso si propone con un bouquet intenso
e maturo, non perfettamente definito: i profumi di ananas stramaturo,
chutney di limone e camomilla appassita, ad ogni modo, rendono l'insieme
ancora apprezzabile. L'attacco in bocca è discretamente morbido,
ma fin da subito emerge una vena acida non adeguatamente supportata
dal frutto. Di media lunghezza il finale, ancora fresco e piacevole.
Giudizio. Il più maturo della serie, non solo per
l'anagrafe. Mantiene una gradevolezza di fondo che lo rende ancora
rispettabile - oltre che bevibile - anche se ha perso lo smalto
dei giorni migliori.
Oro antico molto intenso e perfettamente limpido. L'esordio olfattivo
è affidato ad un bel floreale di camomilla, immediatamente
seguito da una serie di profumi netti e accattivanti: limone candito,
albicocca matura, cedro e ginger. A rendere l'insieme ricco ed elegante
è la completa armonia in cui si uniscono i profumi.
Al palato si nota un'ottima fusione tra la freschezza della vena
acida e lo spessore del frutto, non impressionante ma ancora presente;
legame che si sublima in un finale di caramella al miele interminabile.
Giudizio. Il suo asso nella manica è la complessità.
Le sensazioni che offre - a distanza di undici anni dalla vendemmia
- sono vive, ampie, eleganti. Una bellezza.
Alla vista si presenta di un giallo oro carico, luminoso. Il primo
impatto al naso - pieno ed intenso - rimanda ai frutti tropicali
giustamente maturi, alle note boisé, alle spezie indiane
e ad una tostatura che ricorda il caffè. L'esame gustativo
ci mette di fronte ad un insieme in cui la bella polpa del frutto
fa pari con la freschezza ancora giovanile della vena acida, terminando
con un finale asciutto e molto persistente.
Giudizio. Il più equilibrato della serie, che sfrutta
una discreta concentrazione per tenere a freno ogni genere di spigolosità.
Perfettamente godibile adesso, può ancora evolvere in positivo
per due-tre anni.
A metà fra il paglierino e il dorato, di bella brillantezza.
Una volta accostato il naso al bicchiere, notiamo immediatamente
la grande eleganza delle sensazioni che riesce ad esprimere. Si
va dalle note di pietra focaia ad un fruttato di ananas e scorza
di arancia, passando per un floreale di camomilla, erbe aromatiche
e miele di eucalipto. La bocca è sapida, fresca, a tratti
piccante, e può contare su di un discreto spessore centrale.
Giudizio. Il più elegante, ed insieme il più
eccentrico. Si lascia catalogare difficilmente, facendo il verso
ad un riesling e dimostrando un carattere tutto suo.
La veste è di un giallo paglierino carico, con evidenti riflessi
dorati. Ha un bouquet olfattivo di grande impatto, in cui si evidenziano
i profumi di vaniglia e le note boisé tipiche del legno nuovo.
Immediatamente dopo, giungono le sensazioni che richiamano la banana
e la pera giustamente mature, il pepe bianco e la noce moscata.
Il palato è muscolare, giocato sulla struttura e sulla lunghezza
del finale; di tanto in tanto accusa qualche passaggio a vuoto,
in virtù della sua tenera età. Le note di ginger con
cui chiude, lo rendono accattivante e adatto a qualche abbinamento
"estremo" con il cibo.
Giudizio. Vista la longevità dello Chardonnay di Ca'
del Bosco, non c'è da meravigliarsi se il più giovane
dei vini presentati in questa verticale non sia ancora al massimo.
Le premesse sono più che buone, non rimane che attenderlo
qualche tempo.
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