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 Dove sei? HomeLe degustazioniFabrizio Bianchi Chardonnay
La schedaIl punteggio  

Degustazione verticale di Fabrizio Bianchi Chardonnay

1990



1994




1995




1996




1997




1999




2000




2001





L’azienda si trova in una posizione stupenda al con- fine con la provincia di Siena. Il titolare, Fabrizio Bianchi, proveniente dalla Lombardia, circa 40 anni fa ricevette dal padre, come regalo di nozze, il Castello di Monsanto con vari ettari di terreno e numerose case sparse nel possedimento, risalenti per la maggior parte al 1400 - 1500. Fabrizio Bianchi, è fra i pochi vignaioli toscani ad essersi creato una cantina storica. Le bottiglie sono numerosissime in ogni annata. La tenuta attuale è composta da 206 ettari totali di cui 60 ettari a bosco, 15 ettari a uliveti e 72 ettari a vigna. Gli ettari vitati sono così suddivisi: 56 di Sangiovese, 7 di Cabernet Sauvignon, 3,5 di Merlot, 2 di Colorino, Canaiolo e Malvasia, mentre 3,5 di Chardonnay. Un’ampia superficie dei vigneti è di origine cretacica con suoli profondi, ricchi di argille pietrificate e stratificate a filaretto di galestro. I terreni sono ricchi di sali minerali e con un Ph subalcalino con una equilibrata presenza di calcare attivo, una ideale tessitura ed una ricca presenza di scheletro. Nella parte a sud della proprietà (versante Valdigallo) i terreni sono di origine pliocenica, composti da banchi sedimentati di sabbie marine, intercalati da leggere lische di argille composte. Terreni ideali con un microclima ideale.
È voce comune che la Toscana sia la patria dei vini rossi, ciò è indiscutibilmente vero, ma talvolta qualcuno riesce a fare anche dei vini bianchi degni di attenzione. Un esempio lo abbiamo dallo Chardonnay prodotto dall’azienda Monsanto. La prima annata di produzione risale al 1980, le bottiglie prodotte erano poche, si è trattato quasi di un esperimento. Fabrizio Bianchi ama spesso sfidare se stesso e nel farlo riesce a creare dei vini interessanti. Da diversi anni Fabrizio Bianchi è coadiuvato nella conduzione della azienda dalla figlia Laura che è riuscita a dare all’azienda un delicato tocco di femminilità. In questi ultimi anni collabora con l’azienda il giovane e bravo enologo Andrea Giovannini che è riuscito a dare ai vini una maggiore prontezza e quindi una più immediata beva, senza nulla togliere alla longevità del vino. Lo Chardonnay del 1990 è l’unico ad essere stato allevato solo in barriques, mentre per le annate successive il vino è stato allevato per metà in barriques e per metà in tini di acciaio.
La degustazione è stata effettuata il 24 luglio 2003 presso l’Azienda Castello di Monsanto nel magnifico tunnel che collega la nuova cantina a quella storica. Erano presenti Leonardo Romanelli, Sandro Bosticco e Paolo Baracchino.

di Paolo Baracchino

Castello di Monsanto, 50021 Barberino Val d’Elsa,
Via Monsanto, 8 (Firenze)
tel. 055 8059000 fax 055 8059049
www.castellodimonsanto.it
monsanto@castellodimonsanto.it


Giallo dorato intenso con dei riflessi ambrati. Al primo impatto si percepisce in modo molto intenso il miele di acacia che domina sugli altri profumi. Mano a mano che il vino si apre si percepisce un ventaglio di profumi che vanno dalla vaniglia, alle note balsamiche, ai fiori secchi, all’episperma (pellolina della castagna bollita) al burro di nocciola tostata ed agli agrumi (s.b.). All’esame gustativo il vino si presenta con una bella freschezza che domina l’alcol, e con una interessante sapidità. Gusto abbastanza equilibrato. Buona la persistenza. Nel finale si percepiscono in modo evidente il miele di acacia e l’episperma.

Giudizio. In questo vino si sente notevolmente la presenza del legno, e si capisce la differenza con le annate successive, per le quali sono stati utilizzati anche i tini di acciaio, che hanno mitigato i profumi speziati.


Dorato chiaro, lucente, di notevole bellezza. Inizialmente il vino si presenta abbastanza chiuso, per poi aprirsi con profumi di agrumi, tartufo nero, miele di acacia che emerge sugli altri profumi per poi lasciare spazio ai fiori gialli, alla caramella (s.b.), alla terra, alla ciliegia bianca (l.r.), al minerale, alle note balsamiche, per terminare con la rosa rossa secca. Morbido ed equilibrato, con lungo finale caratterizzato da note fresche e sapide. Retrogusto di miele di acacia e di episperma.

Giudizio. Il vino si è presentato in un primo momento, abbastanza chiuso per poi aprirsi. Appare opportuno scaraffarlo almeno un’ora prima della sua degustazione.


Giallo dorato di cristallina trasparenza.
Al naso esplode una netta sensazione di miele di acacia a cui succedono sentori di iodio, di salmastro, di buccia di agrumi, di spezie miste (l.r.), di episperma, di vaniglia, di paglia bagnata (s.b.), per chiudere in modo intrigante con note di pietra focaia e di fiori secchi. La bocca è fresca, nitida, pulita, con spiccata acidità e preziose striature salmastre e minerali, buono è l’equilibrio gustativo. Nel finale, di buona durata, si percepiscono insistenti note di miele di acacia e di episperma.

Giudizio. Vino di piacevole spessore con gradevoli profumi e buon equilibrio olfattivo-gustativo. Il legno appare ben dosato.


Giallo paglierino intenso con riflessi dorati. Al naso è caratterizzato da intense note di miele di acacia di episperma, di tartufo nero, di terra, di frutta secca (s.b.), di vaniglia che si adornano di note di pietra focaia, di agrumi e di erbe aromatiche come il basilico (l.r.). Al gusto si percepisce una freschezza vivace che domina l’alcol ed una buona sapidità ben delineata. In bocca il vino non manifesta una spiccata morbidezza e rotondità anche se nel suo insieme appare gradevole. Buona è la persistenza. Si percepisce un retrogusto di miele e di episperma.

Giudizio. Colpisce molto la riconoscibilità di questo vino in ogni sua annata. Anche questa annata è piacevole ed il vino appare abbastanza completo.


Colore giallo paglierino con riflessi verdolini. Profumo intenso e di elegante persistenza. Miele, episperma, vaniglia, burro (s.b.), nocciola tostata, agrumi, origano (l.r.). In bocca presenta sufficiente morbidezza e vivace freschezza accompagnata da una buona sapidità. Discreta persistenza finale con fondo di miele ed episperma.

Giudizio. All’esame visivo si notano dei riflessi verdolini che fanno pensare ad una non perfetta maturazione dell’uva, mentre all’olfatto si sente un po’ di pungenza di alcol. All’esame gustativo si sente un po’ di frutto asprino che confermerebbe l’esame visivo, cioè una non perfetta maturazione dell’uva. Nell’insieme però il vino appare piacevole, anche se per abbassare l’attacco glicerico andrà servito ad una temperatura più fredda del normale.


Bel colore giallo dorato intenso con tonalità ambrata, percorso da riflessi luminosi. Profumi eleganti ed intensi compongono un ventaglio di profumi di miele di acacia, di vaniglia, di mela cotta, di fiori secchi, di nocciola tostata e di mandorle (l.r.). All’impatto gustativo si percepisce una abbondante freschezza e successivamente una evidente morbidezza che va a compenetrarsi alla prima, manifestando un perfetto equilibrio gustativo nel quale la sapidità trova il suo habitat naturale. Buona è la persistenza aromatica intensa, con un retrogusto di miele, di frutta matura e di episperma.

Giudizio. In questa annata si nota un colore nel vino simile al 1990. Già all’esame visivo si ha l’impressione di essere di fronte ad un vino maturo e l’esame gustativo conferma questa sensazione iniziale. Se questo vino avesse avuto un po’ più di corpo sarebbe stata sicuramente la migliore annata tra quelle degustate, anche alla luce del buon equilibrio gustativo.


Vino ancora giovanissimo, ma in grado di esprimere fin d’ora una classe ed una eleganza particolari. Si presenta con un colore giallo dorato chiaro, luminoso e consistente. L’impianto olfattivo, intenso e persistente è caratterizzato da note di miele, di mela verde, di ananas secco, di vaniglia, di fiori gialli, di pesca, di albicocca (l.r.) e di verbena. All’esame gustativo la freschezza è ben coniugata con l’alcol e la sapidità. Discreto il finale dalla calibrata acidità. Buona è la persistenza aromatica intensa con retrogusto di miele.

Giudizio. Siamo alla presenza di un piacevole vino che denota classe ed eleganza.


Colore giallo paglierino carico con riflessi dorati, lucente di particolare bellezza. Al primo impatto olfattivo si sente un po’ il legno, in quanto si deve perfezionare la fusione del legno con il vino ed in particolare si sentono la vaniglia, l’episperma e la crosta di pane. Il ventaglio dei profumi prosegue con note fruttate di banana, ananas, pera (s.b.) salsedine, iodio, pietra focaia, pesca bianca (l.r.). In bocca l’ingresso è morbido, caldo con una buona struttura, che si intreccia con una generosa freschezza ed una gradevole sapidità. Bella continuità in chiusura con ritorni della componente salina e tipica virata di miele e di episperma nel finale.

Giudizio. Buona consistenza, deciso, avvolgente e cremoso, anche se in questo momento si sente che necessita di ulteriore affinamento in bottiglia.

 

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Wenzel Ruster Ausbruch Saz
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