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Degustazione verticale di Giorgio
Primo Chianti Classico Docg

1992
  

1993
  

1994
  

1995
  

1996
  

1997
   

1998
   

1999
   

2000
   
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Nel panorama vitivinicolo del Chianti Classico esistono realtà
molto diverse fra loro per natura, posizione geografica e approccio
"filosofico". La Fattoria La Massa combina questi fattori
in maniera ottimale grazie alla particolare vocazione dei terreni
sui quali sorgono i vigneti, la celebre Conca d'Oro di Panzano,
e al genio e alla costanza di chi si adopera affinché tutto
questo ben di Dio si trasformi in un vino eccellente. L'orchestratore
di cui parliamo è Giampaolo Motta, giovane campano che, acquistata
la tenuta dieci anni or sono, l'ha saputa trasformare in una maison
vinicola di prim'ordine avvalendosi della consulenza dell'amico
enologo Carlo Ferrini.
Il vino di punta dell'azienda, il Chianti Classico Giorgio Primo,
è divenuto un must dell'enologia nazionale e internazionale,
e figura nelle carte dei ristoranti più prestigiosi del mondo.
Proviene da un'accuratissima selezione manuale di uve Sangiovese
raccolte in primo passaggio, a cui dal 1996 si aggiunge una piccola
percentuale di Merlot. Rese sotto il chilogrammo per pianta e tecniche
di vinificazione all'avanguardia importate dai maestri francesi,
poi, fanno il resto, permettendo di ottenere un vino di altissimo
profilo. La maturazione avviene per 18 mesi esclusivamente in barriques
di rovere francese di primo passaggio. Da segnalare l'estrema variabilità
della produzione per annata, altra prova di come il Giorgio Primo
non conosca compromesso alcuno.
Degustazione effettuata in azienda il 28 giugno 2002.
di Michele Franzan
Fattoria La Massa via Case Sparse, 9 Loc. La Massa 50020 Panzano
in Chianti (FI)
tel. e fax 055 852722
fattoria.lamassa@tin.it
Di colore granato, scuro al centro, di media concentrazione. Accostando
il naso al bicchiere si avverte un insieme olfattivo piuttosto intenso,
ampio ed elegante. Le note che sprigiona sono prevalentemente terziarie:
si comincia con l'estratto di carne, il cuoio, il tabacco e il goudron
per arrivare alla marmellata di prugne. In chiusura delle bellissime
nuances balsamiche e di anice (s.b.). In bocca l'ingresso è
morbido e regolare, e lascia spazio a un insieme abbastanza magro
in cui dominano la vena acida e il tannino. Gradevole al gusto e
discretamente lungo il finale.
Giudizio. Storica perché segna il debutto sulla scena
vinicola del Giorgio Primo, dal punto di vista organolettico l'annata
è interessante per la ricchezza e la finezza del bouquet.
Soltanto 6mila bottiglie prodotte.
Il colore si situa a metà fra il rubino e il granato, di
buona luminosità. Anche in questo caso la parte olfattiva
è intensa e ampia, ma la "bilancia" pende più
dalla parte del frutto: ciliegia stramatura e confettura di ribes,
poi sentori di pelliccia, liquirizia ed erbe aromatiche. Al palato
la sensazione predominante è l'asciuttezza conferita da una
componente tannica marcata anche se dolce. Di media lunghezza il
finale.
Giudizio. Le bottiglie prodotte salgono a 35mila e il Giorgio
Primo mette in luce un bel frutto mantenendo l'eleganza tipica del
grande Sangiovese.
Il vestito è di un bel rubino vivo, dai bordi lievemente
granati. Al naso si rivela meno intenso delle annate precedenti,
mostrando tuttavia dei netti sentori di ciliegia matura, fiori appassiti,
liquirizia (p.b.), tabacco e balsamo. In bocca l'insieme appare
piuttosto rigido, mettendo in luce un tannino un po' asciutto e
una sapidità del frutto non molto brillante.
Giudizio. È un campione che ha diviso la commissione.
C'è chi lo ha premiato per il suo essere compito, di un'eleganza
"britannica", e chi lo ha penalizzato imputandogli un'eccessiva
rigidità. Sedicimila bottiglie prodotte.
Bella tenuta di colore grazie a un rosso rubino di ottima intensità.
Il naso è perfettamente integro, intenso, piuttosto ampio:
i riconoscimenti principali riguardano sentori dolci di frutta come
la ciliegia, amari di fiori come la viola mammola, piccanti di spezie
come il pepe nero. In bocca l'insieme acquista una maggiore consistenza,
anche se la vena acida ed il tannino giocano sempre un ruolo di
primo piano. Il finale è molto godibile e lungo, caratterizzato
da un netto sentore di pietra focaia (l.r.).
Giudizio. Un primo, deciso, cambio di marcia. Inizia a crescere
la consistenza, bilanciando le sostanze dure per raggiungere una
più completa armonia. Di poco sotto la soglia dell'eccellenza.
Quarantamila bottiglie prodotte.
Rubino brillante, di media intensità. Al naso si manifesta
con un bel fruttato di ciliegia matura perfettamente integra, molto
dolce, misto a delle calibrate nuances di grafite e di affumicato
(p.b.). Apprezzabile la carnosità in bocca, ben sostenuta
dalla fittezza della componente tannica, anche se al centro si avverte
una lieve flessione. Il finale è dolce e bilanciato, di buona
persistenza.
Giudizio. Giunto all'apice della godibilità, è
un Giorgio Primo meno austero, giocato sulla dolcezza del frutto
e su di una beva a dir poco invitante. Quattordicimila bottiglie
prodotte.
Rubino molto intenso, di ottima tenuta. L'impatto olfattivo è
di grandissima eleganza, caratterizzato da un fruttato dolce ma
non stucchevole di ciliegia, mora e mirtillo, seguito dalla viola,
dal pepe bianco, dal legno di cedro. A stupire è poi la bocca:
ricca, grassa, impreziosita da un tannino largo e dalla trama finissima.
Sapida e ampia conserva una bevibilità da premio oscar. Grande
consistenza senza aggressività (s.b.).
Giudizio. Entusiasmante. Un secondo, decisivo, cambio di
marcia che ha portato una maggiore concentrazione delle componenti
non togliendo niente all'eleganza. Trentanovemila bottiglie prodotte.
Il colore è un bel rosso rubino scuro al centro del bicchiere,
dai riflessi giovanili sul bordo. Il naso è molto fruttato,
intenso, rotondo, morbido, più ampio rispetto all'annata
precedente anche se meno concentrato. I riconoscimenti più
evidenti riguardano sentori di tostato, torrefazione (l.r.), cioccolato,
amarena, vaniglia, pepe bianco. La bocca appare concentrata, piena
e coinvolgente, di bella dolcezza, supportata da un tannino ancora
esuberante.
Giudizio. Siamo sempre nell'Olimpo, anche se la componente
tannica "limita" la piena espressione del frutto. Basterà
attendere qualche anno per vederlo crescere ancora. Sedicimila bottiglie
prodotte.
Alla vista si presenta di un rubino concentrato, impreziosito da
riflessi nerastri. Accostando il naso al bicchiere si avvertono
delle note boisé, e poi di ribes, mirtillo, erba falciata;
componenti che si devono ancora fondere completamente. A stupire
è ancora una volta l'analisi gustativa, che ci mette di fronte
a una grandissima sapidità, un tannino soffice e ben distribuito,
un'acidità perfettamente calibrata. Nel finale, di grande
persistenza, si assiste al ritorno in pompa magna di una prugna
dolce e matura.
Giudizio. Giovane ma già ad altissimi livelli, deve
registrare la propria componente olfattiva per raggiungere la perfezione.
Quarantacinquemila bottiglie prodotte.
Rubino, nero al centro e violaceo sull'unghia. Il naso è
talmente concentrato che fa fatica a salire dal bicchiere: le prime
note che si avvertono richiamano le note del legno nuovo e un frutto
nero molto pieno, dolcissimo. Al palato si rivela caldo, cremoso,
solido e potente. Può contare su di un'ottima sapidità
del frutto e su di un tannino dalla trama fitta che ad oggi ne limita
la piena espressione. Gradevole e persistente anche il finale, ancora
marcato dal tipico sentore del rovere.
Giudizio. Sfiorando il "fuori concorso", in questa
verticale, per non raggiunti limiti di età, l'annata Duemila
si propone con una grande materia di base che fa presupporre un
futuro ricco di successi. Cinquantanovemila bottiglie prodotte.
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