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 Dove sei? HomeLe degustazioniGiorgio Primo Chianti Classico Docg
La schedaIl punteggio  


Degustazione verticale di Giorgio Primo Chianti Classico Docg

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Nel panorama vitivinicolo del Chianti Classico esistono realtà molto diverse fra loro per natura, posizione geografica e approccio "filosofico". La Fattoria La Massa combina questi fattori in maniera ottimale grazie alla particolare vocazione dei terreni sui quali sorgono i vigneti, la celebre Conca d'Oro di Panzano, e al genio e alla costanza di chi si adopera affinché tutto questo ben di Dio si trasformi in un vino eccellente. L'orchestratore di cui parliamo è Giampaolo Motta, giovane campano che, acquistata la tenuta dieci anni or sono, l'ha saputa trasformare in una maison vinicola di prim'ordine avvalendosi della consulenza dell'amico enologo Carlo Ferrini.
Il vino di punta dell'azienda, il Chianti Classico Giorgio Primo, è divenuto un must dell'enologia nazionale e internazionale, e figura nelle carte dei ristoranti più prestigiosi del mondo. Proviene da un'accuratissima selezione manuale di uve Sangiovese raccolte in primo passaggio, a cui dal 1996 si aggiunge una piccola percentuale di Merlot. Rese sotto il chilogrammo per pianta e tecniche di vinificazione all'avanguardia importate dai maestri francesi, poi, fanno il resto, permettendo di ottenere un vino di altissimo profilo. La maturazione avviene per 18 mesi esclusivamente in barriques di rovere francese di primo passaggio. Da segnalare l'estrema variabilità della produzione per annata, altra prova di come il Giorgio Primo non conosca compromesso alcuno.
Degustazione effettuata in azienda il 28 giugno 2002.

di Michele Franzan

Fattoria La Massa via Case Sparse, 9 Loc. La Massa 50020 Panzano in Chianti (FI)
tel. e fax 055 852722
fattoria.lamassa@tin.it


Di colore granato, scuro al centro, di media concentrazione. Accostando il naso al bicchiere si avverte un insieme olfattivo piuttosto intenso, ampio ed elegante. Le note che sprigiona sono prevalentemente terziarie: si comincia con l'estratto di carne, il cuoio, il tabacco e il goudron per arrivare alla marmellata di prugne. In chiusura delle bellissime nuances balsamiche e di anice (s.b.). In bocca l'ingresso è morbido e regolare, e lascia spazio a un insieme abbastanza magro in cui dominano la vena acida e il tannino. Gradevole al gusto e discretamente lungo il finale.

Giudizio. Storica perché segna il debutto sulla scena vinicola del Giorgio Primo, dal punto di vista organolettico l'annata è interessante per la ricchezza e la finezza del bouquet. Soltanto 6mila bottiglie prodotte.


Il colore si situa a metà fra il rubino e il granato, di buona luminosità. Anche in questo caso la parte olfattiva è intensa e ampia, ma la "bilancia" pende più dalla parte del frutto: ciliegia stramatura e confettura di ribes, poi sentori di pelliccia, liquirizia ed erbe aromatiche. Al palato la sensazione predominante è l'asciuttezza conferita da una componente tannica marcata anche se dolce. Di media lunghezza il finale.

Giudizio. Le bottiglie prodotte salgono a 35mila e il Giorgio Primo mette in luce un bel frutto mantenendo l'eleganza tipica del grande Sangiovese.


Il vestito è di un bel rubino vivo, dai bordi lievemente granati. Al naso si rivela meno intenso delle annate precedenti, mostrando tuttavia dei netti sentori di ciliegia matura, fiori appassiti, liquirizia (p.b.), tabacco e balsamo. In bocca l'insieme appare piuttosto rigido, mettendo in luce un tannino un po' asciutto e una sapidità del frutto non molto brillante.

Giudizio. È un campione che ha diviso la commissione. C'è chi lo ha premiato per il suo essere compito, di un'eleganza "britannica", e chi lo ha penalizzato imputandogli un'eccessiva rigidità. Sedicimila bottiglie prodotte.


Bella tenuta di colore grazie a un rosso rubino di ottima intensità. Il naso è perfettamente integro, intenso, piuttosto ampio: i riconoscimenti principali riguardano sentori dolci di frutta come la ciliegia, amari di fiori come la viola mammola, piccanti di spezie come il pepe nero. In bocca l'insieme acquista una maggiore consistenza, anche se la vena acida ed il tannino giocano sempre un ruolo di primo piano. Il finale è molto godibile e lungo, caratterizzato da un netto sentore di pietra focaia (l.r.).

Giudizio. Un primo, deciso, cambio di marcia. Inizia a crescere la consistenza, bilanciando le sostanze dure per raggiungere una più completa armonia. Di poco sotto la soglia dell'eccellenza. Quarantamila bottiglie prodotte.


Rubino brillante, di media intensità. Al naso si manifesta con un bel fruttato di ciliegia matura perfettamente integra, molto dolce, misto a delle calibrate nuances di grafite e di affumicato (p.b.). Apprezzabile la carnosità in bocca, ben sostenuta dalla fittezza della componente tannica, anche se al centro si avverte una lieve flessione. Il finale è dolce e bilanciato, di buona persistenza.

Giudizio. Giunto all'apice della godibilità, è un Giorgio Primo meno austero, giocato sulla dolcezza del frutto e su di una beva a dir poco invitante. Quattordicimila bottiglie prodotte.


Rubino molto intenso, di ottima tenuta. L'impatto olfattivo è di grandissima eleganza, caratterizzato da un fruttato dolce ma non stucchevole di ciliegia, mora e mirtillo, seguito dalla viola, dal pepe bianco, dal legno di cedro. A stupire è poi la bocca: ricca, grassa, impreziosita da un tannino largo e dalla trama finissima. Sapida e ampia conserva una bevibilità da premio oscar. Grande consistenza senza aggressività (s.b.).

Giudizio. Entusiasmante. Un secondo, decisivo, cambio di marcia che ha portato una maggiore concentrazione delle componenti non togliendo niente all'eleganza. Trentanovemila bottiglie prodotte.


Il colore è un bel rosso rubino scuro al centro del bicchiere, dai riflessi giovanili sul bordo. Il naso è molto fruttato, intenso, rotondo, morbido, più ampio rispetto all'annata precedente anche se meno concentrato. I riconoscimenti più evidenti riguardano sentori di tostato, torrefazione (l.r.), cioccolato, amarena, vaniglia, pepe bianco. La bocca appare concentrata, piena e coinvolgente, di bella dolcezza, supportata da un tannino ancora esuberante.

Giudizio. Siamo sempre nell'Olimpo, anche se la componente tannica "limita" la piena espressione del frutto. Basterà attendere qualche anno per vederlo crescere ancora. Sedicimila bottiglie prodotte.


Alla vista si presenta di un rubino concentrato, impreziosito da riflessi nerastri. Accostando il naso al bicchiere si avvertono delle note boisé, e poi di ribes, mirtillo, erba falciata; componenti che si devono ancora fondere completamente. A stupire è ancora una volta l'analisi gustativa, che ci mette di fronte a una grandissima sapidità, un tannino soffice e ben distribuito, un'acidità perfettamente calibrata. Nel finale, di grande persistenza, si assiste al ritorno in pompa magna di una prugna dolce e matura.

Giudizio. Giovane ma già ad altissimi livelli, deve registrare la propria componente olfattiva per raggiungere la perfezione. Quarantacinquemila bottiglie prodotte.


Rubino, nero al centro e violaceo sull'unghia. Il naso è talmente concentrato che fa fatica a salire dal bicchiere: le prime note che si avvertono richiamano le note del legno nuovo e un frutto nero molto pieno, dolcissimo. Al palato si rivela caldo, cremoso, solido e potente. Può contare su di un'ottima sapidità del frutto e su di un tannino dalla trama fitta che ad oggi ne limita la piena espressione. Gradevole e persistente anche il finale, ancora marcato dal tipico sentore del rovere.

Giudizio. Sfiorando il "fuori concorso", in questa verticale, per non raggiunti limiti di età, l'annata Duemila si propone con una grande materia di base che fa presupporre un futuro ricco di successi. Cinquantanovemila bottiglie prodotte.


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Wenzel Ruster Ausbruch Saz
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