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Degustazione verticale di Lamaione
Igt

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1998
  

1999
  
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E pensare che una delle idee iniziali era quella di impiantare Merlot
a Montalcino per ottenere uva a sicura e precoce maturazione, destinata
al Novello di casa Frescobaldi!
Ma il vigneto Lamaione, esposto a sud-ovest a 350 metri sul livello
del mare sui pendii vicino al borgo di Castelgiocondo, ha tirato
fuori subito tutto il suo carattere, e l'enologo Nicolò D'Afflitto
l'ha lasciato esprimere. Ecco che nei bicchieri ci ritroviamo un
Merlot muscolare, che tiene fede all'immagine del territorio ("un
monolite", secondo una felice definizione dello stesso enologo).
Il nome del vitigno, fin troppo evidente in etichetta, potrebbe
risultare addirittura fuorviante, evocando al consumatore altri
aromi e altri gusti. Invece questa degustazione ci ha fatto venire
in mente per istinto il pecorino e il cinghiale in umido della zona:
buon segno.
Infine una curiosità: raramente in una verticale che abbraccia
una decina d'anni (abbiamo assaggiato anche il 2000 e il 2001, senza
descriverli) ci siamo trovati di fronte a tante variazioni sulle
etichette, a contrasto peraltro con un'ottima costanza di caratteri
organolettici del vino.
Degustazione effettuata presso il Castello di Nipozzano il 25 giugno
2002.
di Sandro Bosticco
Tenuta di Castelgiocondo Loc. Castelgiocondo, 53024 Montalcino
(SI)
tel. 0577 84131 fax 0577 849138
www.frescobaldi.it
La tinta è granata, con buona limpidezza. Avvertiamo al
naso la forza alcolica, che spinge su l'aroma di confettura accompagnato
da note terziarie (cuoio, tabacco): è un bel bouquet, complesso.
L'attacco in bocca è caldo e avvolgente, subito rinfrescato
da vena acida. Arrivano presto anche i tannini, cosicché
il gusto si fa asciutto forse troppo velocemente, mentre buona è
la persistenza aromatica (speziatura di curry, m.f.).
Giudizio. Prima annata del Lamaione e grande prestazione
alla distanza.
Il rubino è di buona concentrazione, sull'unghia sfuma verso
il granato. I profumi sono consistenti e anche qui complessi, suggerendo
differenti impressioni (tartufo, p.b.; cioccolato, m.f.; carruba,
s.b.). In ogni caso sono presenti tracce di fruttato. Il sapore
è potente, esprimendo un equilibrio "in alto" dove
l'avvolgenza alcolica dura oltre il previsto.
Giudizio. Deciso e serrato nell'esprimere la sua forza. Va
segnalato che all'uscita non era piaciuto alla guida del Gambero
Rosso/Slow Food, mentre per Luciano Di Lello era da considerarsi
esemplare.
E anche nella nostra degustazione è risultato l'unico esemplare
a stimolare valutazioni un po' diverse.
Rubino compatto con bordo granato, anche luminoso. Il profumo di
frutto dolce è dominante, di buona intensità, con
una speziatura da legno appena accennata. In bocca questo '94 si
manifesta caldo e asciutto, prosegue sostenuto con solo un tocco
d'amarognolo sul finale che comunque risulta abbastanza aromatico.
Giudizio. La grande forza di questo campione, manifestata
in chiusura ancor più che nell'impatto (ed è tutto
dire...) ne fa un ideale accompagnatore di piatti dal gusto sostenuto.
Rimaniamo ben impressionati dall'aspetto: concentrato, giovanile
e vivo. Anche il bouquet è di buona espressione, con variazioni
tra la frutta secca (avvertiamo in particolare la prugna) e note
terziarie come fiori secchi e spezie. Sapore pieno, carnoso, che
rivela tuttavia una certa asciuttezza già trovata nelle annate
precedenti. Persistenza come da aspettative, di discreta aromaticità.
Giudizio. La buona nomea del millesimo in zona si conferma
in questo vino. Ci sembra al picco dell'evoluzione dei profumi,
mentre il sapore avrebbe forse bisogno di ingentilirsi ancora un
po'.
Rubino piuttosto intenso, senza variazioni di tonalità sull'unghia.
Notiamo immediatamente delle note olfattive più vegetali
rispetto ai campioni precedenti, gradevolmente mescolate a tracce
boisé.
Le nostre note gustative riportano pienezza, rinfrescata da vena
acida. Segue un po' di astringenza, ma il finale è aromatico
e convincente.
Giudizio. È forse il Lamaione più "nordico",
caratterizzato da una relativa freschezza olfattiva e gustativa.
Il che significa, considerata l'età, la possibilità
di esprimersi al meglio in futuro.
Tinta molto carica e compatta, degna delle aspettative sull'annata.
Al naso offre generosi ricordi di frutta amalgamati con sentori
di buon legno, spezie e cioccolato. Il gusto ci colpisce per la
grande armonia che quasi maschera la ricchezza degli elementi fondamentali.
Sapido ed elegante.
Giudizio. È un vino sferico, di larghezza pari alla
lunghezza. La forza e la varietà degli aromi, supportate
da tanto corpo, fanno presagire un'ottima evoluzione.
Il rubino intenso presenta marcata componente porpora. Il profumo
è intenso, la tostatura ci ricorda il caffè; sotto
c'è una buona dose di fruttato. Al gusto ci offre subito
grande morbidezza, che va asciugandosi con eleganza, smorzata da
tannini gentili. Bella persistenza.
Giudizio. Un Lamaione godibile all'istante, anche se la fusione
dei profumi non è ancora al massimo.
Il vestito è un porpora molto scuro, imponente. Il buon fruttato
di ciliegia si fonde a toni più freschi (erbaceo, m.f.; citronella
p.b.), in un insieme molto gradevole. In bocca è pieno ed
equilibrato, con buona sapidità. Solo nel finale i tannini
sembrano (ancora) un po' troppo in evidenza.
Giudizio. Ci sembra un'ottima espressione del vitigno e del
territorio, che darà il meglio di sé fra qualche anno.
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