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La schedaIl punteggio  


Degustazione verticale di Lamaione Igt

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E pensare che una delle idee iniziali era quella di impiantare Merlot a Montalcino per ottenere uva a sicura e precoce maturazione, destinata al Novello di casa Frescobaldi!
Ma il vigneto Lamaione, esposto a sud-ovest a 350 metri sul livello del mare sui pendii vicino al borgo di Castelgiocondo, ha tirato fuori subito tutto il suo carattere, e l'enologo Nicolò D'Afflitto l'ha lasciato esprimere. Ecco che nei bicchieri ci ritroviamo un Merlot muscolare, che tiene fede all'immagine del territorio ("un monolite", secondo una felice definizione dello stesso enologo).
Il nome del vitigno, fin troppo evidente in etichetta, potrebbe risultare addirittura fuorviante, evocando al consumatore altri aromi e altri gusti. Invece questa degustazione ci ha fatto venire in mente per istinto il pecorino e il cinghiale in umido della zona: buon segno.
Infine una curiosità: raramente in una verticale che abbraccia una decina d'anni (abbiamo assaggiato anche il 2000 e il 2001, senza descriverli) ci siamo trovati di fronte a tante variazioni sulle etichette, a contrasto peraltro con un'ottima costanza di caratteri organolettici del vino.
Degustazione effettuata presso il Castello di Nipozzano il 25 giugno 2002.

di Sandro Bosticco

Tenuta di Castelgiocondo Loc. Castelgiocondo, 53024 Montalcino (SI)
tel. 0577 84131 fax 0577 849138
www.frescobaldi.it


La tinta è granata, con buona limpidezza. Avvertiamo al naso la forza alcolica, che spinge su l'aroma di confettura accompagnato da note terziarie (cuoio, tabacco): è un bel bouquet, complesso. L'attacco in bocca è caldo e avvolgente, subito rinfrescato da vena acida. Arrivano presto anche i tannini, cosicché il gusto si fa asciutto forse troppo velocemente, mentre buona è la persistenza aromatica (speziatura di curry, m.f.).

Giudizio. Prima annata del Lamaione e grande prestazione alla distanza.


Il rubino è di buona concentrazione, sull'unghia sfuma verso il granato. I profumi sono consistenti e anche qui complessi, suggerendo differenti impressioni (tartufo, p.b.; cioccolato, m.f.; carruba, s.b.). In ogni caso sono presenti tracce di fruttato. Il sapore è potente, esprimendo un equilibrio "in alto" dove l'avvolgenza alcolica dura oltre il previsto.

Giudizio. Deciso e serrato nell'esprimere la sua forza. Va segnalato che all'uscita non era piaciuto alla guida del Gambero Rosso/Slow Food, mentre per Luciano Di Lello era da considerarsi esemplare.
E anche nella nostra degustazione è risultato l'unico esemplare a stimolare valutazioni un po' diverse.


Rubino compatto con bordo granato, anche luminoso. Il profumo di frutto dolce è dominante, di buona intensità, con una speziatura da legno appena accennata. In bocca questo '94 si manifesta caldo e asciutto, prosegue sostenuto con solo un tocco d'amarognolo sul finale che comunque risulta abbastanza aromatico.

Giudizio. La grande forza di questo campione, manifestata in chiusura ancor più che nell'impatto (ed è tutto dire...) ne fa un ideale accompagnatore di piatti dal gusto sostenuto.


Rimaniamo ben impressionati dall'aspetto: concentrato, giovanile e vivo. Anche il bouquet è di buona espressione, con variazioni tra la frutta secca (avvertiamo in particolare la prugna) e note terziarie come fiori secchi e spezie. Sapore pieno, carnoso, che rivela tuttavia una certa asciuttezza già trovata nelle annate precedenti. Persistenza come da aspettative, di discreta aromaticità.

Giudizio. La buona nomea del millesimo in zona si conferma in questo vino. Ci sembra al picco dell'evoluzione dei profumi, mentre il sapore avrebbe forse bisogno di ingentilirsi ancora un po'.


Rubino piuttosto intenso, senza variazioni di tonalità sull'unghia. Notiamo immediatamente delle note olfattive più vegetali rispetto ai campioni precedenti, gradevolmente mescolate a tracce boisé.
Le nostre note gustative riportano pienezza, rinfrescata da vena acida. Segue un po' di astringenza, ma il finale è aromatico e convincente.

Giudizio. È forse il Lamaione più "nordico", caratterizzato da una relativa freschezza olfattiva e gustativa. Il che significa, considerata l'età, la possibilità di esprimersi al meglio in futuro.


Tinta molto carica e compatta, degna delle aspettative sull'annata. Al naso offre generosi ricordi di frutta amalgamati con sentori di buon legno, spezie e cioccolato. Il gusto ci colpisce per la grande armonia che quasi maschera la ricchezza degli elementi fondamentali. Sapido ed elegante.

Giudizio. È un vino sferico, di larghezza pari alla lunghezza. La forza e la varietà degli aromi, supportate da tanto corpo, fanno presagire un'ottima evoluzione.


Il rubino intenso presenta marcata componente porpora. Il profumo è intenso, la tostatura ci ricorda il caffè; sotto c'è una buona dose di fruttato. Al gusto ci offre subito grande morbidezza, che va asciugandosi con eleganza, smorzata da tannini gentili. Bella persistenza.

Giudizio. Un Lamaione godibile all'istante, anche se la fusione dei profumi non è ancora al massimo.


Il vestito è un porpora molto scuro, imponente. Il buon fruttato di ciliegia si fonde a toni più freschi (erbaceo, m.f.; citronella p.b.), in un insieme molto gradevole. In bocca è pieno ed equilibrato, con buona sapidità. Solo nel finale i tannini sembrano (ancora) un po' troppo in evidenza.

Giudizio. Ci sembra un'ottima espressione del vitigno e del territorio, che darà il meglio di sé fra qualche anno.


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