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La schedaIl punteggio  


Degustazione verticale del vino D’Ovidio


«È il vino che i miei figli hanno voluto dedicarmi perché dicono che mi assomiglia. Lo descrivono di bella personalità e struttura, sostengono che abbia un carattere forte che si esprime con dolcezza». Così va commentando Ovidio Ziantoni, fondatore dell’azienda San Luciano dopo aver lasciato Marino sui Castelli Romani. Per una volta, ci sembra che tanti dettagli non servano e che le parole del Patriarca siano più che sufficienti a presentare il vino. L’essenziale: i terreni vicino a Monte San Savino sono ricchi, l’uvaggio è un insolito sangiovese-Montepulciano con ritocco bordolese; qualche variazione in cantina nel corso degli anni c’è stata, ma che restino “segreti di famiglia”.

di Sandro Bosticco

Azienda Agricola San Luciano, di Ovidio Zantoni e figli
Loc. San Luciano, 90 – 52048 Monte San Savino (AR)
tel. 0575 848518
fax 0575 848210
www.sanlucianovini.com
info@sanlucianovini.com

 



1998



La prima edizione colpisce per la tonalità giovanile del colore, non troppo intenso ma con un evidente residuo porporino. Sorprende, al naso, un timbro metalico-minerale inaspettato, uno di quei sentori non sgradevoli ma che prendono in contropiede. Sotto, sono avvertibili tutt’altre nuances, dalla frutta matura al cuoio. In bocca è più lineare, offre buon equilibrio e piacevolezza di beva su corpo non troppo greve. Nel finale si fa un po’ secco ma rimane aromatico.

Giudizio. Ecco un vino di spiccata personalità, di quelli che colpiscono il degustatore un po’ annoiato dai tanti assaggi. In ogni caso si presta anche a “banali” quanto efficaci abbinamenti a tavola. Fu ancora impiegata una diraspatrice verticale e un solo tipo di barrique (Allier).

 



1999



A maggior ragione qui, da un’annata appena più recente e in generale molto valida per i rossi toscani, troviamo un colore ancora leggermente porporino – e d’intensità anche maggiore. Il profumo è forte e ben variegato: troviamo innanzitutto note fresche di piccoli frutti, poi macchia mediterranea, vaniglia e cacao. In bocca l’alcol si fa sentire più del resto, tanto da conferire un tenore “dolce” al primo impatto. In seguito emergono i tannini – gentilmente – e rimane un’impressione di buon volume. Finale pulito e coerente, con gradevole componente aromatica.

Giudizio. È un vino in grande forma, potente ma equilibrato. Gli Ziantoni ci hanno raccontato che è frutto di una macerazione di quaranta giorni, ma non si direbbe. L’impessione generale, semmai, è di una certa semplicità: caratteristica che forse gli pregiudica punteggi stratosferici, ma che gli garantisce un successo a tutto campo.

 



2000



Il rubino è fitto e luminoso al tempo stesso. Il calore dell’annata si avverte bene sotto il naso, dove questo vino offre un immediato timbro dolce che può ricordare la marmellata di prugne o ciliegie. Buona l’intensità, che lascia il posto a più tenue note di cacao e caffè. Il gusto si distende potente e progressivo, forse un po’esile all’attacco ma recupera con straordinaria polposità e tannini setosi. Buono, come nei precedenti, l’aroma finale.

Giudizio. Figlio dell’annata, il D’Ovidio 2000 è di quei vini che danno grande soddisfazione in degustazione pura, privo di spigoli e ricco invece di densità aromatica che si manifesta con continuità.

 



2001



Si presenta con un appetitoso rosso porpora pieno di luce, e mantiene alta l’attenzione con un bouquet ben sfaccettato. Ci sentiamo, a ondate, tabacco e china, caffè e liquirizia, ciliegie e tartufi. Un po’ del “vegetale” tipico del Cabernet affiora tra una sniffata e l’altra. Tanta varietà aromatica ce la ritroviamo in bocca, dove il D’Ovidio 2001 offre un andamento lineare e deciso, ben sostenuto da acidità e tannini a bilanciare la polposità.

Giudizio. Si tratta di un vino davvero ben espresso, in grado di piacere a molti e in molte circostanze, centrato anche con lo zampino dell’annata giusta. Godibile ora come fra diverso tempo.

 



2003



Il colore decisamente porporino denuncia la gioventù che si ritrova nel profumo, ancora non ben amalgamato tra il frutto (fragola) e il legno (tostato, vaniglia), con una nota di lavanda. Il gusto è ampio, potente ma anche morbido: solo nel finale i tannini prendono – per adesso – il sopravvento.

Giudizio. Assaggiamo qui un campione da vasca, per cui ci tratteniamo da una valutazione numerica. Ci sembra, in ogni caso, la conferma qualitativa per un’etichetta in crescendo.

 



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