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Degustazione dei vini della valle del Rodano
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Valle del Rodano, Francia. L’11 settembre e Mondovino sono passati sulle vigne dei nostri cugini come tsunami. Del mercato ma anche delle scelte enologiche. Fra tradizionalisti da una parte e modernisti dall’altra. O se preferite: terroir-isti e parker-isti. Anche in questa lunga valle. Risalendo il Rodano da Avignone ad Ampuis però, passando per Tain l’Hermitage dove il fiume vira verso est lasciando ai vignerons una collina di vigne meravigliosamente scoscese, ricche di granito e minerali ed esposte a sud, all’ombra de La Chapelle, si incontrano vini che per loro natura costituiscono un equilibrio tra l’eleganza dei Borgogna e certa morbida ruffianeria dei Bordeaux con una vena acida di grande freschezza, pulizia e longevità. Si comincia con la grenache e il mourvedre dello Chateauneuf du Pape, scaldato dai suoi ciottoli rotondi e si entra nel cuore del piccolo Hermitage, patria del syrah più elegante e minerale, a picco sul Rodano e si prosegue con il più abbordabile e semplice Crozes Hermitage, avvicinandosi alla Cote Rotie divisa tra Blonde e Brune secondo terreni più gentili o strutturati (argilla) e dove il syrah appunto esprime davvero le sfumature di un territorio enologico di rara bellezza. E dove, in questo piovoso 2006, i vignerons non hanno lesinato vendemmie verdi e rese anche più basse del solito. Il panorama dei grappoli lasciati a terra lungo le vigne era razionalmente crudele, malinconico e necessario. Fino a Lione, alla sua rue Mercière dove le mère cucinavano per gli operai e le più brave hanno dato vita ai bistrot come li conosciamo oggi, agli assiettes traboulier (trippa, musetto e piedini) al vino nella “pot lyonnaise” o nelle grandi bottiglie.
di Aldo Fiordelli
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Chateauneuf du Pape Chateau du Beaucastel, 2001
   
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Colore rubino di media concentrazione, al naso questo Chateauneuf è intenso, fresco, elegante, con note di prugna, menta, liquirizia, di cuoio e anche selvaggina di piuma. In bocca è pieno, il tannino quasi non si sente ma è sostenuto da una grande acidità. Il finale potrebbe essere più lungo ma resta comunque tostato e dolce.
Giudizio. Qui l’equilibrio tra le varie espressioni dell’Aoc è raggiunto appieno, con un spettro aromatico già ora di grande soddisfazione e ottimo tra 5 o 10 anni.
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