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Degustazione verticale di Romitorio
di Santedame Igt Toscana

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1998
   

1999
   
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Tante sono le storie, a volte le leggende, che circolano nel Chianti
a proposito delle varietà e delle sotto-varietà (più
recentemente e sbrigativamente chiamate "cloni"). Quando,
a partire dagli anni Settanta, i vigneti sono stati rinnovati o
semplicemente mappati dal punto di vista dei vitigni, se ne sono
sentite delle belle. Mentre alcuni hanno scoperto di aver piantato
- che so - Pinot Nero venduto dal vivaista come Cabernet, a Santedame
quando i Folonari acquistarono l'azienda si resero conto di avere
in vigna delle viti molto particolari, specie straordinaria di Colorino,
ma di tale qualità da meritare delle vinificazioni separate
sperimentali. L'attenzione a questa materia prima "storica",
risultato della confusione di vigna dei secoli precedenti, ha dato
i suoi frutti. La felice, aperta esposizione dei terreni di Santedame,
unita a un provvido uso di barriques e a un taglio quasi paritario
con Prugnolo Gentile (altra particolarità sotto-varietale,
il Sangiovese di Montepulciano) hanno portato a un'etichetta che
ha fatto storia: una storia con un nuovo capitolo, giacché
la nostra degustazione affronta, nell'annata più recente,
il risultato di un cambio determinante: Merlot (sempre da Santedame)
invece del Prugnolo.
Degustazione effettuata in azienda il 14 marzo 2002.
di Sandro Bosticco
Tenimenti Ruffino, via Aretina, 42/44 50065 Pontassieve (FI)
tel. 055 83605 fax 055 8313677
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Colpisce per l'integrità dell'aspetto, al massimo immaginabile
per intensità e tonalità quando si consideri l'età.
I profumi sono intensi e spaziano dalla ciliegia sotto spirito alla
frutta secca, con venature speziate (che possono ricordare a qualcuno
l'anice, ad altri il pepe nero o i chiodi di garofano). È
presente anche una componente minerale, "medicinale" (P.B.)
che mi fa pensare agli idrocarburi. Nel complesso, bouquet vivo
e vario. Al gusto è equilibrato e piacevole, finisce con
una certa asciuttezza ma con buon retrolfatto.
Giudizio. Ottima tenuta nel tempo di questo campione, che
sta offrendo adesso il meglio dei suoi aromi.
Il colore è cupo, nerastro al centro del bicchiere. Il naso
viene colpito dall'intensità degli aromi balsamici e fruttati
(menta-eucalipto, ciliegia-prugna), con buone note terziarie a cavallo
tra la liquirizia e il goudron. In bocca dà l'impressione
di equilibrata potenza, con tannini avvolgenti e persistenza aromatica.
Giudizio. Un Romitorio in perfetta forma e con un certo potenziale
di evoluzione. Notevole personalità priva di invadenza.
Il rubino molto intenso è anche lucente: anche qui la vista
è impressionante. E anche qui gran bouquet, con un sacco
di frutta e la nota quasi penetrante riscontrata nei campioni precedenti.
Il gusto è vivo, c'è uno scheletro consistente (alcol-tannini-acidità)
ma forse manca un attimo di polpa considerando la ricchezza visiva
e olfattiva.
Giudizio. La grande forza e asciuttezza di bocca ne fanno
un vino ideale per abbinamenti impegnativi. Si farà notare
anche accanto a cacciagione in umido.
La veste è di un rubino molto carico e giovanile. Sentiamo
un bouquet ampio e vario, con note boisé (vaniglia, L.R.;
polvere P.B.). Precisa è la nota di cacao, mentre la componente
fruttata richiama la ciliegia e l'arancia. In bocca si rivela di
ottima consistenza tattile, di buon calore alcolico e struttura.
Finale lungo anche se un po' controverso (largo, L.R.; frenato dal
tannino M.F.).
Giudizio. Anche questo '96 impressiona per aromi e profumi:
quando lo sorseggerete con qualche amico appassionato i commenti
richiederanno tempo.
Vino dall'aspetto impenetrabile, che offre un profumo dominato dalla
frutta matura (ciliegia) con tracce di balsamico, più "dolce"
che forte. Il sapore è ricco ma molto equilibrato, e l'impressione
di freschezza è data anche da una buona corrispondenza aromatica
naso-bocca, oltre che da una sana presenza di acidità.
Giudizio. Dato il genere e l'annata siamo rimasti colpiti
dalla buona bevibilità. Ottime in ogni caso le possibilità
evolutive.
Colore cupo, bluastro. Ampio e intenso il profumo, che parte ricordandoci
il legno aromatico e il mondo "verde" (erbe aromatiche,
ginepro, viola, rabarbaro) per poi virare sullo speziato (cannella,
L.R.; pepe, P.B.). Il sapore ci colpisce per la sua forza e soprattutto
per la sua persistenza, l'aroma di bocca sembra quasi in crescendo
(cacao, M.F.). Buona stoffa.
Giudizio. Un concentrato di gusto e aromi di grande fascino,
merita una degustazione attenta anche se potete sempre giocarlo
su piatti di rilievo.
La veste è nera, con qualche accenno di rosso e viola. Il
profumo ci prende in contropiede con accenni di riduzione (un "animale"
che ricorda l'acciuga, pane) che poi sfumano in aromi più
complessi (burro di noccioline, M.F.; iodio P.B.) e in netti ricordi
di frutta, conditi con un leggero affumicato. Tannini fitti e morbidi
danno in bocca sensazione di setosità e ampiezza, che comunque
non eliminano una certa austerità, forse dovuta anche alla
gioventù. Grande volume.
Giudizio. Rimane un campione da decifrare nella sua evoluzione.
La scelta del Merlot come complemento al Colorino ci sembra comunque
fornire ulteriore materiale alla costruzione del monumento.
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