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Degustazione verticale di I Sodi
di San Niccolò - Colli della Toscana Centrale I.G.T.

1987
  

1990
  

1991
  

1993
  

1995
  

1997
   
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Abbiamo davanti un vino-bandiera della riscossa chiantigiana, nato
nel '79 dalla selezione di due appezzamenti ("sodi", come
si usa dire in Toscana, cioè duri da lavorare) vicino alla
chiesa-borgo di San Niccolò, in un bell'anfiteatro naturale
appena sotto Castellina, rivolto verso la Val d'Elsa. Paolo Panerai,
editore milanese (allora di Capital, in seguito di Class e Milano
Finanza) aveva acquistato l'anno prima questa proprietà.
Il vino è diventato un mito, alimentato dalla limitata tiratura
delle bottiglie, strettamente legate al cru, e dalle bellissime
etichette con disegni di uccellini a rischio di estinzione, diversi
di anno in anno. Particolare è anche l'uvaggio, Sangiovese
con un 15% di Malvasia Nera, e la comprovata longevità del
vino. La supervisione enologica è da sempre di Maurizio Castelli,
recentemente affiancato da Alessandro Cellai. Per gli amanti dei
particolari tecnici: il terreno è in prevalenza calcareo,
il sistema di allevamento un Guyot capovolto, la densità
di viti molto varia (da 2700 a 7000 nei reimpianti), la resa media
sui 40 quintali a ettaro, le macerazioni molto lunghe, le barriques
di Alliers a media tostatura, la permanenza del vino in legno circa
un anno e mezzo. Ed ecco il racconto dei bicchieri.
Degustazione effettuata in azienda l'11 settembre 2001.
di Sandro Bosticco
Castellare di Castellina, Loc. Castellare 53011 Castellina in Chianti
(SI)
tel. 0577 742903
Questo millesimo si presenta con un rubino di particolare luminosità,
che vira decisamente verso il granato. Sfodera il bouquet di una
sana evoluzione: si riconoscono i classici cuoio e tabacco, ma anche
frutta stramatura e una decisa sensazione minerale che ritroveremo
in altre annate successive; qui ricorda il ferro, la ruggine. Lentrata
in bocca è decisa e morbida per forza alcolica, poi lentamente
è la buona vena acida a prevalere. Ottima persistenza aromatica.
Giudizio. Bella espressione di vigoria per un austero Sangiovese.
Da apprezzarsi senza dubbio a tavola, ha i numeri per confrontarsi
con un altrettanto valido pecorino di zona, di media stagionatura.
Buona intensità di colore, laspetto non denuncia letà.
Al naso rimane scontroso per molti minuti, poi si apre ma non più
di tanto. Avvertiamo comunque pure qui una sensazione minerale,
accompagnata da tenui ricordi di frutta e liquirizia. Il gusto è
caldo ma anche molto asciutto, con un finale spostato sullamarognolo.
Giudizio. Ci aspettavamo più complessità, forse
siamo vittime del mito del 90. In una bottiglia del genere
gli aromi si potranno anche sviluppare meglio nei prossimi anni,
ma le sensazioni propriamente gustative non ci sembrano troppo lineari.
Rispetto alle aspettative, sintende.
Il rubino di media intensità è appena virato sullunghia.
Al naso offre complessità e una certa forza, con primo impatto
di pietra calda, poi frutta e tabacco. Landamento in bocca
è progressivo, con ottimo rapporto tra alcol, tannino e acidità.
Finale lungo e piacevole.
Giudizio. Forse proprio quella certa spigolosità dei
vini di Castellare ha permesso nel tempo lottima tenuta di
questa annata, generalmente considerata minore.
Visivamente non cè grande concentrazione, ma certo
una bella luce e unottima tenuta di tonalità. Anche
il profumo ci convince, suggerendo frutta matura, note minerali
e un tocco di goudron. In bocca si esprime con eleganza e consistenza.
Lunghezza di gusto adeguata.
Giudizio. Forse può non entusiasmare, ma è
il tipo di vino che chiunque definirebbe semplicemente ottimo.
Il rubino è intenso, soprattutto se comparato ai campioni
precedenti; senza cenno di viraggi. Questo vino colpisce subito
il naso con un certo buon tono vegetale, che può
ricordare il raspo stesso delluva, e poi il rabarbaro, il
rosmarino (L. R.) o la buccia della pera (M. F.). In ogni caso segue
a ruota un buon sentore di frutta. Al gusto presenta (ancora) una
marcata presenza tannica, a bilanciare la buona consistenza succosa.
Finale lungo, asciutto e pulito.
Giudizio. Gran bel vino, che farà parlare di sé
i vostri amici intorno al tavolo. E dopo la degustazione attenta,
si farà valere anche nel seguente e più conviviale
accostamento a piatti salsati e complessi.
Laspetto è giovanile per tonalità ma molto serio
per concentrazione, conforme allidea della grande annata.
Il profumo è gentile ma sostenuto, con precisi ricordi di
legno (vaniglia, leggero tostato) e di frutta (la classica ciliegia
matura). In bocca dà il meglio, offrendo ottima concentrazione
di polpa contrastata da tannini ben integrati. Il gusto svanisce
molto lentamente offrendo nuovi spunti aromatici, che vanno dalla
mandorla per chi scrive allo iodio (L. R.) passando per il balsamico
(M. F.).
Giudizio. Grande vino, questa volta figlio della grande annata
ma anche della personalità delle vigne intorno a San Niccolò.
Certo non ha espresso tutto il suo potenziale, ma ve lo potreste
stappare anche stasera.
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