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 Dove sei? HomeLe degustazioniChianti Classico Riserva "Vigna Casi" e Fiore
La schedaIl punteggio  


Degustazione verticale del Chianti Classico Riserva “Vigna Casi” e Fiore


“AAA... produttore cercasi”. Cominciò più o meno così, nel 1969, la storia di Meleto: da un annuncio sul giornale. Sembra impossibile e ancora oggi viene da chiedersi se, proprio in una terra di litigiosi come la Toscana, non si tratti di una favola piuttosto che della storia di una sorta di inedita cantina “sociale” nata da un’inserzione. Eppure nel 1969 l’ammiraglio Franceschetti decise di pubblicare un’inserzione su “Quattro soldi”, un noto magazine dell’epoca, per cercare quote sociali in grado di acquistare un’azienda vitivinicola. Non era certo un momento facile per il Chianti ma un po’ per la novità, un po’ per il basso costo dell’investimento, risposero duemila persone. Oggi, a distanza di oltre trent’anni, ci sono ancora 1890 soci iscritti, alcuni dei quali non sanno nemmeno di essere... “produttori di vino”, 400 invece fidelizzati dai vertici dell’azienda e uno socio di maggioranza: il noto distributore svizzero di vino Schuler. È a lui che si deve il rinascimento aziendale del Castello di Meleto. I 176 ettari di vite in quel di Gaiole sono oggi seguiti dal giovane enologo Federico Cerelli (ex Antinori) con la supervisione di Stefano Chioccioli. Dal 1989 sono stati reimpiantati 20 ettari all’anno e dal 1992 è entrato in vigna anche il merlot. Le tecniche di vinificazione moderne, ma non senza selezioni manuali: vasche al posto di pompe per i rimontaggi; diraspatrice senza pigiatura, microssigenazioni. “Vigna Casi”, è uno dei fiori all’occhiello di questa caratteristica “sotto”-zona del Chianti classico (dal 1996 al 2000) insieme a il... Fiore, Igt a base di sangiovese e merlot (dal 1996 al 2000).

di Aldo Fiordelli

Castello di Meleto
53013 Gaiole in Chianti (SI)
tel. 0577 749217
fax 0577 749217
www.castellomeleto.it
info@castellomeleto.it

 



Vigna Casi 1996



Rosso granato con riflessi aranciati, il vino ha profumi terziari solo abbastanza eleganti di confettura di more, con sfumature di cuoio, pepe nero e tabacco (LR). Di corpo medio, è comunque morbido sul palato, con tannini evoluti ed un suo equilibrio che gli conferiscono non troppa potenza ma un finale abbastanza lungo e dolce.

Giudizio. La bella vivacità del colore tradisce un’acidità ancora elevata: nel bene (longevità) e nel male (una volatile un po’ alta)

 



Vigna Casi 1997



Vino dal colore granato intenso, con un naso fine dalle note floreali di violetta e rosa, poi confettura di visciola, selvaggina e una bocca piena, densa, con un tannino deciso ma levigato, ottima sapidità e ancora un bel mordente fresco/acido.

Giudizio. Ottima la rispondenza naso/bocca tra sé e rispetto alla tipicità della zona, con una punta di alcol prevalente e un finale leggermente amarognolo comunque lungo.

 



Vigna Casi 1998



Le note di colore cominciano già a virare al rubino, con riflessi granati. Anche i profumi corrispondono all’evoluzione con note più fresche di violetta, prugna (LR), ribes nero, cuoio e balsamiche. In bocca il vino è molto morbido, di struttura, ma levigato ed equilibrato.

Giudizio. Anche se manca una certa complessità, l’acidità ancora piuttosto elevata non disturba e veicola un finale lungo, persistente e dolce.

 



Vigna Casi 1999



Rubino impenetrabile con una spessa unghia granata, in questo millesimo il vino esprime un carattere più rustico come di roast beef, con note pure di viola, frutti di bosco (LR), cuoio e accenni balsamici. Bocca piena e densa, matura, equilibrata e lunga.

Giudizio. Qui l’equilibrio è raggiunto anche troppo presto ma comunque il vino risulta di buona sostanza e godibile.

 



Vigna Casi 2000



Un colore purpureo ma limpido, invitante, e un aroma molto intenso con sfumature di viola mammola, di visciola, di caffè tostato, di cannella (LR), di cuoio e di pepe nero. Al palato il vino è strutturato e liscio, caldo, avvolgente (LR) con un alcol importante ma intessuto tra acidità e sali minerali in un finale davvero lungo, rilassante e piacevole.

Giudizio. Un ottimo rapporto fresco/sapido, combinato con la struttura dei polialcoli con stile e personalità di toni chiantigiani e del legno.

 



Fiore 1996



Rubino granato, al colore questo vino accenna anche a un’unghia aranciata. Il naso è comunque abbastanza fresco con riconoscimenti di confettura di ciliegia, cuoio e grafite (LR). In bocca il vino si distende morbido anche se il tannino rimane asciugante e il corpo non entusiasma.

Giudizio. Meno evoluto al naso rispetto a colore e gusto, finale come si usa dire che “scappa in bocca”.

 



Fiore 1997



Colore rubino con riflessi granati, unghia spessa, naso intenso e abbastanza fine. Si riconoscono note di confettura di more, speziate di pepe nero, cannella, balsamiche (LR) e una sfumatura di foxy. Il gusto è anche intenso, pieno, con un leggero eccesso di acidità e un finale che convince solo a metà nella lunghezza, ma tostato e dolce.

Giudizio. Vino in forte crescendo, con prospettive anche per l’equilibrio dopo un invecchiamento di altri cinque o sei anni.

 



Fiore 1998



Il colore s’infittisce e risulta adesso pieno e purpureo. Il profumo è composto con note di viola, di mirtillo e ribes, ma anche tostato con riconoscimenti di tabacco, pelliccia e cenni di cioccolato (LR). Bocca morbida, calda, con un’acidità importante e tannini fitti che si allargano solo nel finale.

Giudizio. Cambiano le botti di rovere e la differenza si sente soprattutto nella tostatura degli aromi ma la struttura del terreno con la sua acidità e la mineralità restano.

 



Fiore 1999



Resta ancora un riflesso granato sull’unghia di un corpo impenetrabile e alla vista di un vino dalle note intense ed eleganti di violetta, visciola e selvatiche. Cremoso in bocca e dalla struttura imponente, manca qui però l’equilibrio di un’acidità solo in parte addomesticata dalla levità del merlot.

Giudizio. Un vino in crescendo, levigato e di buona lunghezza peraltro abbastanza dolce, anche se ancora giovane e di buone prospettive.

 



Fiore 2000



Un rosso rubino così impenetrabile ma vivace annuncia profumi intensi ma rilassanti, dolci e tostati come di rosa, di ciliegia nera, di cuoio, ma anche balsamici e mentolati (LR). Il tannino è fine, delineato (LR), e la struttura ha tanto di tutto: alcol elevato, acidità scandita, buona sapidità e succosità.

Giudizio. Vino ben disteso in un finale lungo e ricco di gusto tra tabacco inglese e caffellatte, potente, fatto secondo uno stile moderno ma che nei galestri di Gaiole non stucca mai. Sarà buono anche tra dieci anni.

 



CONCLUSIONI


Durante la degustazione il direttore di Meleto ha raccontato di una recente scoperte tra le cantine dell’azienda. Casse di Chianti classico riserva del 1981 di ottima conservazione: granato aranciato scarico e brillante nel bicchiere; elegante al naso con note di prugne secche, di composta di more, di cuoio, minerale; abbastanza pieno al gusto, elegante e rilassante, ancora fresco, equilibrato e dolce. Il giudizio è, stando così le cose, ovviamente positivo

 



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