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Degustazione verticale di Vinsanto
Riserva - Doc Carmignano

1959
  

1962
  

1969
 

1971
 

1983
 

1985
  

1986
  

1990
  

1995
  
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Uno spaccato (verticale) di storia della Toscana enologica: ecco
l'impressione che dà al degustatore l'assaggio a ritroso
nel tempo dei Vinsanti di una delle poche aziende non solo famose
per il prodotto in questione, ma anche dotate, in cantina, di ricca
documentazione storica, cioè di bottiglie! Tutto sommato
il mito secondo cui questa tipologia è in grado per costituzione
di sfidare allegramente i decenni ne esce ridimensionato, considerando
anche l'indiscussa fama di Capezzana. Il solo esame visivo di bottiglie,
tappi ed etichette ci ha intrattenuti per mezz'ora con i titolari
della Tenuta, legato com'è a scelte aziendali come a vicende
storiche della zona di Carmignano e in generale di tutta la tipologia.
Qualche dato: si tratta di bordolesi fino all'84, mezze dall'85.
Il Vinsanto è classificato "Da Tavola" fino al
'79, con la dizione aggiuntiva "Stravecchio" negli anni
'50 e '60. Dall'80 passa a "Carmignano Vin Santo d.o.c.",
con l'addizione di "Riserva" dal '90. Le indicazioni dichiarate
sul volume alcolico sono approssimative, per varie ragioni. A questo
punto le note tecniche: le uve sono, in ordine di importanza quantitativa,
Trebbiano (di una varietà a buccia rossastra, soprattutto
in passato), Malvasia e San Colombano (molto poco); l'appassimento
era in passato di durata inferiore all'attuale, si è passati
da "ben prima di Natale" a "ben dopo"; i legni
sono stati delle più svariate capacità e provenienze,
e una visita alla bella vinsantaia di Capezzana è un must
in tal senso (si va dalla quercia al gelso al ciliegio al ginepro,
occasionalmente misti nello stesso caratello) ma va detto che domina
il castagno anche negli esemplari più recenti. Molti fusti
provenivano dagli storici bottai Carmagnini di Rufina. Nelle annate
più antiche non è stata fatta la minima solfitazione
né chiarifica. Senza pretendere di ridurre il mistero del
Vinsanto, che finora è stato il risultato di tante, forse
troppe variabili, la verticale ha evidenziato almeno due elementi
chiari: a Capezzana fino ai primi anni '80 si è fatto un
prodotto semi-secco più da aperitivo che da dessert (non
a caso etichettato "Stravecchio") dovuto essenzialmente
a una minore concentrazione di zucchero per appassimento più
breve; ed è emersa con evidenza la crisi qualitativa degli
anni '70, da noi riscontrata anche in altre aziende e con altre
tipologie. Infine, ma questo era prevedibile, l'andamento qualitativo
delle annate fa storia a sé rispetto agli altri vini.
Degustazione effettuata in azienda il 5 novembre 2001.
di Sandro Bosticco
Tenuta di Capezzana Via di Capezzana 100, 59015 Carmignano (Po)
tel. 055 8706005 fax 055 8706673
www.capezzana.it
Un bell'ambra limpido con riflessi rossastri caratterizza questo
ultraquarantenne, che al naso regala un bouquet da maniaci dei riconoscimenti:
abbiamo sentito e risentito il cuoio, la liquirizia, la vaniglia,
l'acetone, i porcini, il caffè, il rabarbaro e varia frutta
secca, personalmente anche il fieno greco. C'è da scommettere
che molti dei lettori avrebbero trovato altro ancora. In bocca tuttavia
il vino non ci ha entusiasmato altrettanto, risultando giocato su
alcol e acidità elevati senza un'adeguata consistenza, rivelandosi
appena dolce. Finale non impressionante, ma pulito.
Giudizio. Un Vinsanto di classico, vecchio stile, eccezionale
per ricchezza aromatica e quindi divertente per gli appassionati
del genere, più difficile immaginare che piaccia a tutti.
L'aspetto è simile al primo, ancora più luminoso.
Il profumo dominante è un ventaglio di frutta secca, dalla
noce alla nocciola all'uva passa ai fichi, con lieve pungenza. Il
gusto si rivela pieno e di grande equilibrio: setoso, quasi grasso
bilanciato da fresca vena acidula, dolce non-dolce. Finale di grande
persistenza e coerenza, il sapore si smorza lentamente con buon
retrolfatto.
Giudizio. Classico esempio del genere, deve la sua qualità
e tenuta certamente a una materia prima eccezionale e ad un fortunato
viaggio nei caratelli.
La tonalità è un'ambra chiara, un po' spenta. Qui
dominano i sentori animali, avvertiamo ancora il cuoio ma anche
la pelliccia e poi i lieviti con leggero affumicato, che ci ricordano
dunque il pane tostato.
Il corpo è piuttosto esile, con l'acidità in evidenza
anche se si avverte un certo calore alcolico. Il residuo zuccherino
è modesto. Sul finale esce fuori un buon aroma di speziatura,
ma anche un po' di amarognolo.
Giudizio. È un Vinsanto molto evoluto giocato tutto
sugli aromi terziari, probabilmente gli è sempre mancata
una grossa consistenza. Potreste tentare un abbinamento con formaggi
difficili.
Il colore e anche il primo impatto al naso ci ricordano l'albicocca
secca, e le due suggestioni finiscono col rinforzarsi a vicenda.
Altri ricordi olfattivi sono i fiori secchi e il fieno, e poi l'estratto
per brodo. In bocca ha un andamento simile al precedente, alcolico
e fresco allo stesso tempo ma con poca consistenza zuccherina. Finale
con leggera astringenza.
Giudizio. Il vino si fa gustare e non presenta difetti, si
può anche prestare come il precedente a giochi di abbinamento,
ma certamente appartiene al genere "buon Trebbiano ossidato",
come lo stesso Vittorio Contini definisce i Vinsanti di quell'epoca,
e non parla solo di Capezzana.
Ambrato chiaro con riflessi aranciati. Il profumo è di media
intensità, caratterizzato dall'evoluzione. Ci ricorda i fiori
secchi e in secondo piano i lieviti. In bocca alcol e zuccheri sono
discreti, e il vino evolve da un ingresso morbido (anche se non
troppo consistente) verso un finale abbastanza lungo e gradevolmente
amarognolo. Piacevole retrolfatto di fieno e tabacco.
Giudizio. Non sarà entusiasmante, ma è classico
e pulito. Quello che ci si aspetta da questo genere dopo due decenni,
partendo da un'annata non eccezionale ma ben realizzata da una Casa
come questa.
L'ambrato presenta vivi riflessi rossastri, è limpido e lucente.
Il bouquet si rivela subito vario e intenso, a ricordarci la buccia
d'arancio, il cacao e qualche confettura, con un'idea di acetone.
In bocca si dispiega caldo e voluminoso, piuttosto dolce e potente
negli aromi retrolfattivi che fanno venire in mente i vermuth (L.
R.) Finale sempre morbido, molto armonico.
Giudizio. Un campione da sorseggiare in santa pace, è
fuori dubbio. Ottima linearità e pulizia che mascherano una
grande concentrazione.
È un bel dorato carico, molto limpido, il biglietto da visita
di questo quindicenne; che rilascia profumi "dolci", sembra
di essere in pasticceria tra un creme caramel e una sfogliatella,
un piattino di canditi e il barattolo del cacao. Il sapore non è
poi così dolce come suggeriva il naso, ma certo cremoso per
consistenza. Un garbato ricordo di acidità accompagna verso
il finale di buona lunghezza e suadenza.
Giudizio. Se preferite gli abbinamenti per armonia aromatica
lo giocherete su un panforte. Se amate gli investimenti a lungo
termine potreste tenerlo in cantina per un altro decennio. Ma se
deciderete di berlo senza pensarci troppo la bottiglia si svuoterà
più rapidamente del previsto.
Un bel giallo dorato con riflessi aranciati annuncia un bouquet
complesso che spazia dalla cera d'api alle spezie - vaniglia in
testa - a un tocco di smalto: è molto fine anche se non altrettanto
intenso. Il gusto si rivela pieno e morbido con buoni residui di
freschezza, e ottima persistenza aromatica. La sensazione di ampio
volume si smorza lentamente.
Giudizio. Una volta il vinsanto si offriva agli ospiti a
qualsiasi ora e in qualsiasi circostanza; e questo è il tipo
di Vinsanto all'altezza.
L'oro manda riflessi da quest'ultimo nato e ricorda il fruttato
maturo, soprattutto di pesca, che gli corrisponde al naso. Sotto
riconosciamo altra frutta, questa volta secca, come i fichi. Grande
armonia gustativa: è generoso e morbido ma senza eccessi,
giustamente dolce. Finale lungo e setoso.
Giudizio. Un prodotto più "moderno", dall'incredibile
capacità di beva nonostante la mole estrattiva. Tenere fuori
dalla portata dei bambini.
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