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 Dove sei? HomeLe degustazioniVinsanto Riserva - Doc Carmignano
La schedaIl punteggio  


Degustazione verticale di Vinsanto Riserva - Doc Carmignano

1959



1962




1969




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1990



1995





 


Uno spaccato (verticale) di storia della Toscana enologica: ecco l'impressione che dà al degustatore l'assaggio a ritroso nel tempo dei Vinsanti di una delle poche aziende non solo famose per il prodotto in questione, ma anche dotate, in cantina, di ricca documentazione storica, cioè di bottiglie! Tutto sommato il mito secondo cui questa tipologia è in grado per costituzione di sfidare allegramente i decenni ne esce ridimensionato, considerando anche l'indiscussa fama di Capezzana. Il solo esame visivo di bottiglie, tappi ed etichette ci ha intrattenuti per mezz'ora con i titolari della Tenuta, legato com'è a scelte aziendali come a vicende storiche della zona di Carmignano e in generale di tutta la tipologia. Qualche dato: si tratta di bordolesi fino all'84, mezze dall'85.
Il Vinsanto è classificato "Da Tavola" fino al '79, con la dizione aggiuntiva "Stravecchio" negli anni '50 e '60. Dall'80 passa a "Carmignano Vin Santo d.o.c.", con l'addizione di "Riserva" dal '90. Le indicazioni dichiarate sul volume alcolico sono approssimative, per varie ragioni. A questo punto le note tecniche: le uve sono, in ordine di importanza quantitativa, Trebbiano (di una varietà a buccia rossastra, soprattutto in passato), Malvasia e San Colombano (molto poco); l'appassimento era in passato di durata inferiore all'attuale, si è passati da "ben prima di Natale" a "ben dopo"; i legni sono stati delle più svariate capacità e provenienze, e una visita alla bella vinsantaia di Capezzana è un must in tal senso (si va dalla quercia al gelso al ciliegio al ginepro, occasionalmente misti nello stesso caratello) ma va detto che domina il castagno anche negli esemplari più recenti. Molti fusti provenivano dagli storici bottai Carmagnini di Rufina. Nelle annate più antiche non è stata fatta la minima solfitazione né chiarifica. Senza pretendere di ridurre il mistero del Vinsanto, che finora è stato il risultato di tante, forse troppe variabili, la verticale ha evidenziato almeno due elementi chiari: a Capezzana fino ai primi anni '80 si è fatto un prodotto semi-secco più da aperitivo che da dessert (non a caso etichettato "Stravecchio") dovuto essenzialmente a una minore concentrazione di zucchero per appassimento più breve; ed è emersa con evidenza la crisi qualitativa degli anni '70, da noi riscontrata anche in altre aziende e con altre tipologie. Infine, ma questo era prevedibile, l'andamento qualitativo delle annate fa storia a sé rispetto agli altri vini.
Degustazione effettuata in azienda il 5 novembre 2001.

di Sandro Bosticco

Tenuta di Capezzana Via di Capezzana 100, 59015 Carmignano (Po)
tel. 055 8706005 fax 055 8706673
www.capezzana.it


Un bell'ambra limpido con riflessi rossastri caratterizza questo ultraquarantenne, che al naso regala un bouquet da maniaci dei riconoscimenti: abbiamo sentito e risentito il cuoio, la liquirizia, la vaniglia, l'acetone, i porcini, il caffè, il rabarbaro e varia frutta secca, personalmente anche il fieno greco. C'è da scommettere che molti dei lettori avrebbero trovato altro ancora. In bocca tuttavia il vino non ci ha entusiasmato altrettanto, risultando giocato su alcol e acidità elevati senza un'adeguata consistenza, rivelandosi appena dolce. Finale non impressionante, ma pulito.

Giudizio. Un Vinsanto di classico, vecchio stile, eccezionale per ricchezza aromatica e quindi divertente per gli appassionati del genere, più difficile immaginare che piaccia a tutti.


L'aspetto è simile al primo, ancora più luminoso. Il profumo dominante è un ventaglio di frutta secca, dalla noce alla nocciola all'uva passa ai fichi, con lieve pungenza. Il gusto si rivela pieno e di grande equilibrio: setoso, quasi grasso bilanciato da fresca vena acidula, dolce non-dolce. Finale di grande persistenza e coerenza, il sapore si smorza lentamente con buon retrolfatto.

Giudizio. Classico esempio del genere, deve la sua qualità e tenuta certamente a una materia prima eccezionale e ad un fortunato viaggio nei caratelli.


La tonalità è un'ambra chiara, un po' spenta. Qui dominano i sentori animali, avvertiamo ancora il cuoio ma anche la pelliccia e poi i lieviti con leggero affumicato, che ci ricordano dunque il pane tostato.
Il corpo è piuttosto esile, con l'acidità in evidenza anche se si avverte un certo calore alcolico. Il residuo zuccherino è modesto. Sul finale esce fuori un buon aroma di speziatura, ma anche un po' di amarognolo.

Giudizio. È un Vinsanto molto evoluto giocato tutto sugli aromi terziari, probabilmente gli è sempre mancata una grossa consistenza. Potreste tentare un abbinamento con formaggi difficili.


Il colore e anche il primo impatto al naso ci ricordano l'albicocca secca, e le due suggestioni finiscono col rinforzarsi a vicenda. Altri ricordi olfattivi sono i fiori secchi e il fieno, e poi l'estratto per brodo. In bocca ha un andamento simile al precedente, alcolico e fresco allo stesso tempo ma con poca consistenza zuccherina. Finale con leggera astringenza.

Giudizio. Il vino si fa gustare e non presenta difetti, si può anche prestare come il precedente a giochi di abbinamento, ma certamente appartiene al genere "buon Trebbiano ossidato", come lo stesso Vittorio Contini definisce i Vinsanti di quell'epoca, e non parla solo di Capezzana.


Ambrato chiaro con riflessi aranciati. Il profumo è di media intensità, caratterizzato dall'evoluzione. Ci ricorda i fiori secchi e in secondo piano i lieviti. In bocca alcol e zuccheri sono discreti, e il vino evolve da un ingresso morbido (anche se non troppo consistente) verso un finale abbastanza lungo e gradevolmente amarognolo. Piacevole retrolfatto di fieno e tabacco.

Giudizio. Non sarà entusiasmante, ma è classico e pulito. Quello che ci si aspetta da questo genere dopo due decenni, partendo da un'annata non eccezionale ma ben realizzata da una Casa come questa.


L'ambrato presenta vivi riflessi rossastri, è limpido e lucente. Il bouquet si rivela subito vario e intenso, a ricordarci la buccia d'arancio, il cacao e qualche confettura, con un'idea di acetone. In bocca si dispiega caldo e voluminoso, piuttosto dolce e potente negli aromi retrolfattivi che fanno venire in mente i vermuth (L. R.) Finale sempre morbido, molto armonico.

Giudizio. Un campione da sorseggiare in santa pace, è fuori dubbio. Ottima linearità e pulizia che mascherano una grande concentrazione.


È un bel dorato carico, molto limpido, il biglietto da visita di questo quindicenne; che rilascia profumi "dolci", sembra di essere in pasticceria tra un creme caramel e una sfogliatella, un piattino di canditi e il barattolo del cacao. Il sapore non è poi così dolce come suggeriva il naso, ma certo cremoso per consistenza. Un garbato ricordo di acidità accompagna verso il finale di buona lunghezza e suadenza.

Giudizio. Se preferite gli abbinamenti per armonia aromatica lo giocherete su un panforte. Se amate gli investimenti a lungo termine potreste tenerlo in cantina per un altro decennio. Ma se deciderete di berlo senza pensarci troppo la bottiglia si svuoterà più rapidamente del previsto.


Un bel giallo dorato con riflessi aranciati annuncia un bouquet complesso che spazia dalla cera d'api alle spezie - vaniglia in testa - a un tocco di smalto: è molto fine anche se non altrettanto intenso. Il gusto si rivela pieno e morbido con buoni residui di freschezza, e ottima persistenza aromatica. La sensazione di ampio volume si smorza lentamente.

Giudizio. Una volta il vinsanto si offriva agli ospiti a qualsiasi ora e in qualsiasi circostanza; e questo è il tipo di Vinsanto all'altezza.


L'oro manda riflessi da quest'ultimo nato e ricorda il fruttato maturo, soprattutto di pesca, che gli corrisponde al naso. Sotto riconosciamo altra frutta, questa volta secca, come i fichi. Grande armonia gustativa: è generoso e morbido ma senza eccessi, giustamente dolce. Finale lungo e setoso.

Giudizio. Un prodotto più "moderno", dall'incredibile capacità di beva nonostante la mole estrattiva. Tenere fuori dalla portata dei bambini.


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