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Dimmi come bevi...


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Roteatori di calici. Degustatori. Semplici appassionati. Bere vino è solo una moda? E a che punto sono i produttori?

Dobbiamo ammetterlo… anche il vino è una moda. Non passa giorno che non se ne senta parlare alla televisione o ci si ritrovi a leggere l’ennesima indagine sul consumo dei giovani, delle donne, degli anziani. Il vino è argomento tecnico, ma anche oggetto di analisi sociologiche, economiche, salutistiche. (…)
Se questo è lo scenario, complesso e mutevole, la domanda sorge spontanea: a che punto siamo? A che punto sono i produttori? E a che punto sono i degustatori? (…) Un atteggiamento meno riverente dei consumatori non fa da sponda a una commercializzazione di vini così così. Uomini e donne, a qualsiasi età e di qualsiasi rango sociale, vogliono provare emozioni positive. Esigono vini interessanti, intriganti, con personalità.

Emerge allora un concetto di bevibilità. Che non fa rima con banalità. Bevibilità in senso forte e ampio. Non solo un bianco può essere bevibile. Non solo un rosato o un rosso leggero. Anche un Chianti può essere bevibile, anche un Brunello o un Nobile, dal canto loro, possono esserlo. Se ammettiamo il concetto di bevibilità occorre che i produttori recepiscano fino in fondo questa nuova frontiera del gusto e abbiano il coraggio di sostenerla. Anche a dispetto di certi “guru” che per troppo tempo hanno indicato vie maestre da seguire. Vie che, date le caratteristiche di certe aree vinicole, non potevano essere seguite se non forzando il vino (avete mai sentito parlare di merlotizzazione e cabernetizzazione?) e snaturando certe denominazioni.

Sostenere le ragioni della bevibilità significa soprattutto una cosa, molto semplice da intuire e molto difficile da tradurre in pratica: fare bene il vino base di un’azienda e proporlo a livelli di prezzo accettabili. In altre parole: prendere sul serio le annate (non solo le riserve e non solo gli igt) e produrle rispettando ed esaltando il territorio da cui le uve provengono..
(...) continua

Nick Daimone

 



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 Le strade dei sapori si incrociano
      a Buon’Italia

Piatti tipici da ogni regione alla cinque giorni di Carrara in programma dal 7 all'11 luglio
Lasciata la casa del pecorino, svoltare a destra lungo la strada del vino, salire a nord ovest verso le distese di prosciutto di Parma e scendere a sud diritti fino al regno della pizza napoletana. Una sorta di gioco dell’oca? Forse, per la precisione un viaggio lungo le strade italiane attraverso i sapori tipici. Un’avventura unica per approfondire le conoscenze su piatti amati, sconosciuti o soltanto immaginati, ma anche una vera e propria minaccia per la gola messa a dura prova da ogni genere di degustazioni possibili. Per girare in lungo e in largo la penisola sono sufficienti cinque giorni (dal 7 all’11 luglio) il tutto senza muoversi da Carrara dove sta per aprirsi il sipario sulla quinta edizione di Buon’Italia. “Un evento tutto da gustare”, è lo slogan scelto dallo staff di Carrarafiere, organizzatore dell’appuntamento che si annuncia ricco di spunti per gli operatori e, più in generale, per il pubblico che deciderà di fare un salto sotto le Apuane. Già, perché Buon’Italia non è soltanto un appuntamento per chi opera all’interno del settore, ma una vera e propria mostra mercato dei prodotti agroalimentari tipici, nonché rassegna nazionale del turismo enogastronomico. E in un momento in cui il turismo langue ed è proprio quello legato al vino e alla gastronomia a far da traino, per la gioia delle località italiane che più si caratterizzano per l’offerta culinaria, Buon’Italia sembra calzare a pennello.
Una fiera per operatori, un’attrazione per turisti, un rifugio per i golosi? Cosa sia esattamente Buon’Italia non è semplice da spiegare. Per comprenderlo meglio è necessario un viaggio lungo il percorso della manifestazione. Si tratta di una mostra mercato di prodotti agroalimentari tipici, rivolta al pubblico e agli operatori di settore, studiata per esaltare le peculiarità dei prodotti tipici e per contribuire a mantenere in vita una cultura enogastronomica ricchissima. (continua...)



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