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La
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Signori, si riparte!

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La ripresa dopo la tempesta, fra ritorno al tipico e valorizzazione del territorio
«Io sono un produttore di Chianti, perciò faccio Super Chianti e non Super Tuscan!». La citazione è d’obbligo, poiché troppo bella e troppo centrata per non sentirsi in obbligo di riportarla fedelmente. L’autore è il Principe Duccio Corsini. La frase è stata pronunciata in maniera simpaticamente perentoria in risposta a un visitatore straniero che domandava se nell’azienda del Principe si producessero anche Igt di prestigio.
C’è di che riflettere: quanto tempo se ne è andato... quanta acqua (e quanto vino) sotto i ponti... quante cose sapevamo di non sapere e quante cose non sapevamo di sapere.
Abbiamo vissuto quasi galleggiando con certe convinzioni che alla luce dei fatti non hanno retto. Tutti (produttori, giornalisti, operatori del settore, consumatori) avevano erroneamente scambiato il mercato dei vini per un mercato di gioielli. Grandi vini e grandi prezzi. La nascita di uno stupidario di personaggi e frasi fatte, tutte orientate a una corsa a sancire quale fosse il miglior vino del momento, il blend più intrigante, la foresta delle barriques, eccetera eccetera eccetera. Insomma si perdeva totalmente di vista il fatto che il vino nascesse in vigna e con lavoro ben sudato. Si preferiva il “vanity fair” delle grandi serate mondane e dei grandi sbicchieramenti in cui il vino appariva in tavola come una modella a una sfilata di moda. E il pubblico sembrava, consentiteci il paragone, come quello che assiste a un concerto di musica classica in cui qualcuno capisce, qualcuno non capisce niente, in molti fanno finta di capirci qualcosa adottando atteggiamenti scolastici e un po’ plateali. Tutti, in ogni caso e in maniera indistinta, si sentono in diritto di dire qualcosa di autorevole. Ecco allora i calici roteare, fasto di un’epoca che è passata e non tornerà più: l’epoca del vino glamour.
Insomma eravamo tutti convinti di viaggiare all’infinito sopra un grande e potente motoscafo. Ma poi sono arrivare nuvole nere di tempesta, pioggia e e vento forte. Insomma è sopraggiunta la crisi, sopra tutto e sopra tutti. E allora ci siamo accorti che il motoscafo era una barca normale, un tantino scrostata e mal tinteggiata, e che contava arrivare a un approdo sicuro per poter poi ripartire. E quando si cerca un approdo sicuro di solito si torna sempre fra le mura di casa.
Le crisi sono tali perché segnano un punto di passaggio da una condizione a un’altra. E servono perché, se si è un minimo umili, insegnano qualcosa. Cosa ha insegnato questa crisi? Beh, qualcosa abbiamo imparato. In primo luogo che – fatte le debite eccezioni – quello del vino non è un mercato ricco. Il prezzo del vino, se non si vogliono lasciare piene le cantine, non può essere sovradimensionato. D’altra parte tale prezzo non può neanche essere sottodimensionato, pena la scomparsa di tanti piccoli e medi soggetti che operano bene e con grande competenza. Occorre una giusta remunerazione per i produttori, che consenta giusti ricarichi da parte dei ristoranti (e qui si aprirebbe un capitolo molto spinoso che meriterebbe una riflessione a sé stante) e che permetta al consumatore di bere bene senza asciugare il portafoglio.
In secondo luogo occorrono idee e personalità. In tempi difficili sono necessari calma e sangue freddo per poter tenere ferma la rotta e guardare appena più in là del proprio naso. Targettizzazione e segmentazione della domanda lasciano posto a tutti (o quasi). Le idee servono a trovare nuove soluzioni, la personalità serve a resistere alle sirene o alle cassandre che di volta in volta suggeriscono percorsi che si rivelano poi essere vicoli ciechi.
In terzo luogo comunicazione e promozione. Si può fare il miglior vino del mondo ma cosa conta se sa nessuno lo sa? È vero, la comunicazione pesa sui bilanci aziendali. Ma nella nostra società, volenti o nolenti, comunicare è essenziale. Specie nei momenti bui.
La risposta alla crisi è in sintesi data dalla valorizzazione del territorio di appartenenza. In tempi di globalizzazione selvaggia e sconsiderata, l’eccellenza di ciò che non può essere replicato diventa valore aggiunto per una fetta di pubblico consistente (molto più consistente di quanto si pensi) che desidera bere bottiglie non costruite e non palestrate, quelle tarate su un gusto medio che alla fine lascia tutti moderatamente scontenti. Si, perché alla fin fine ciò che ha salvato il mondo del vino in questi anni è stata l’enorme curiosità dei consumatori che hanno continuato a informarsi e riempire serate e corsi di degustazione. Si è magari scelto di bere lo sfuso dei vari vinai che hanno aperto bottega negli ultimi anni, ma la bottiglia, dopo aver rallentato fino a quasi fermarsi, adesso comincia a riprendere quota. Ci si accorge in definitiva che alla qualità del vino – quella vera – è difficile rinunciare e che oltre vent’anni di sforzi da parte del mondo del vino per acquistare dignità culturale non sono passati invano, facendo breccia nei cuori e nei palati della gente.
La risposta alla crisi è data dal territorio, dicevamo. Si può comprare tutto ma non il sole, la terra, la bellezza dei nostri paesaggi, la tecnica dei produttori e dei loro operai che diventa arte quando ciò che si fa è unico e non replicabile. In questa direzione conservare e tramandare storia, natura e cultura diventa assolutamente essenziale, affinché il vino resti “la parte intellettuale di una cena”.
E allora quale sarà il futuro? Meno Super Tuscan, più Super Chianti, se vogliamo usare questa espressione. Ma anche Super Brunelli, Super Nobili, Super Carmignano, Super Morellino, e via dicendo. Elogio del tipico, si potrebbe dire con uno slogan. Ancora per una volta giova ripetere ciò che tutti noi sappiamo, ma che ogni tanto facciamo finta di scordare. La Toscana è un luogo incantato, una terra baciata dal Signore, una regione che offre uno straordinario incrocio di saperi e sapori, intelligenze e mestieri, cultura alta e cultura popolare, attaccamento alle proprie radici e capacità di sapersi rinnovare, identità locali e solidarietà verso l’altro. Un mix unico che nessun cinese riuscirà mai a fotografare e replicare e nessun miliardario russo riuscirà mai a far suo.
E i famosi Super Tuscan? Troveranno anche loro una via d’uscita, si può star tranquilli. Quello che non è auspicabile è che diventino il simbolo di una realtà aziendale, relegando in secondo piano Doc e Docg. Quel tempo è passato, fortunatamente alle spalle, dopo anni di inebriante elogio di ciò che non era autoctono.
L’auspicio è piuttosto che si vada con convinzione nella direzione opposta, ossia verso aziende protese a fare bene nelle Doc e Docg annata e riserva, che curino bene il sangiovese, che ne traggano vini di buona beva, senza tuttavia che risultino semplici e banali. Questo è il futuro, curiosamente uguale al passato, uguale a ciò che è sempre stato. Naturalmente considerando il progresso dei tempi, perché nessuno pur essendo la stessa persona ha più lo stesso taglio di capelli o gli stessi vestiti di trent’anni fa. Siamo diversi noi, è diverso il nostro modo di mangiare e bere. Ma come dice il grande romanziere portoghese Saramago «le mode sono fatte per vestire, i modi per capirsi». Non vogliamo vini alla moda, pertanto. Ma dai produttori vogliamo un nuovo modo (cioè più attuale) di fare lo stesso Chianti, lo stesso Brunello, lo stesso Nobile.
Ciò che talvolta sembra mancare è la convinzione degli stessi produttori. In qualche misura vanno incoraggiati. Gli anni della crisi hanno amareggiato molti di loro, i dubbi si sono moltiplicati, le difficoltà anche. Hanno resistito perché quello del vignaiolo è un mestiere a cui non si rinuncia facilmente. È troppo l’amore e l’attaccamento a quello che si fa. È quasi impossibile produrre vino in maniera distaccata, solo per guadagnare. Il guadagno è naturalmente una parte importante, ma non l’unica. Si fa il mestiere del vignaiolo anche perché si ama il luogo dove si è nati o ci è fermati a vivere, perché si pensa di fare qualcosa che soddisfa se stessi e gli altri, perché il fascino di una vigna o di una cantina è qualcosa di intramontabile.
La crisi sta lentamente passando, in fondo al tunnel si vede una luce, finalmente. È vero che niente sarà più come prima e che pochi potranno permettersi bottiglie che richiedono un portafoglio pesante. Ma il bello comincia ora, perché dopo tanto girare siamo tornati al punto di partenza. Contano i veri valori, non quelli effimeri. E sono i valori veri che dobbiamo trasmettere. Una verità scontata si potrebbe dire. Ma una verità importante. Anche per i vignaioli, per la terra che camminano, per le cantine che curano, per i vini che producono.
Quello che potremmo definire semplicemente rosso è in realtà un vino che porta con sé sedimenti non casuali di natura e storia. E se abbiamo una via per salvarci e riemergere con convinzione sugli scenari nazionali e internazionali, quella è la via. Alla salute!
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Tesori enologici di Toscana |
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Agricoltori Chianti Geografico – Chianti Classico Riserva Montegiachi 2003 docg
Un vino che interpreta modernamente e positivamente la tradizione chinatigiana. Il Chianti Classico Riserva Montegiachi 2003 si distingue per raffinata eleganza. Rubino luminoso al colore, presenta al naso sentori fruttati vivi e intensi con mora, ribes e ciliegia in primo piano. L'attacco in bocca è pieno, con tannini calibrati e buon equilibrio fra le componenti. Il finale è in crescendo con restrogusto piacevolmente fruttato.
Agricoltori del Chianti Geografico
Via Mulinaccio 10
Gaiole in Chianti (Si)
Tel. 0577 749489
Fax 0577 749223
info@chiantigeografico.it
www.chiantigeografico.it
Carpineto – Chianti Classico Riserva 2001 Docg
Ennesima prova convincente dell'azienda Carpineto. La Riserva si mostra potente e di struttura, eppure con una straordinaria piacevolezza di gusto. La vista è rubino-granata, il naso percepisce note evolute di frutta matura, confettura, cenni di rabarbaro, liquirizia, caffè, foglie di tabacco. I tannini si fondono bene su un corpo armonico in cui calore alcolico e freschezza si supportano a vicenda.
Carpineto
Loc. Dudda, Lucolena (Fi)
Tel. 055 8549062
Fax 055 8549001
info@carpineto.com
www.carpineto.com
Chianti Classico Riserva Clemente VII 2003 Docg
Tipica e innovativa allo stesso tempo questa Riserva 2003. Tipica perché, organoletticamente, rimanda a un legame autentico con il territorio d'origine. Innovativa perché risulta comunque vicino al gusto del consumatore moderno. Colore rubino e riflessi granata, profumi di viola mammola e ciliegia, sostenuti da cenni più evoluti di pepe, tabacco, liquirizia. Intenso e giustamente persistente al gusto, con tannini eleganti e buona armonia d'insieme.
Castelli del Grevepesa
Via Grevigiana 34
Mercatale – San Casciano Val di Pesa (Fi)
Tel. 055 821911
Fax 055 8217920
info@castellidelgrevepesa.it
www.castellidelgrevepesa.it
Castello La Leccia – Chianti Classico 2004 docg
Vista tendente al granato, con buona consistenza e archetti fitti e regolari. L'esame olfattivo rimanda a sentori di frutta matura a bacca rossa, fiori quali viola e rosa, elementi più evoluti fra cui chiodi di garofano e liquirizia. In bocca si mostra vivo ed equilibrato, con tannini ben calibrati e bilanciamento fra alcol e freschezza. Come si suol dire... un vino da bistecca.
Loc. La Leccia
Castellina in Chianti (Si),
Tel./Fax 0577 743148
laleccia@chianticlassico.it
Cecchi – Chianti Classico Riserva di Famiglia docg 200x
In questa Riserva di Famiglia si ravvisa tutto lo stile Cecchi, imperniato su vini rispettosi del territorio, capaci di fornire emozioni gustative con discrezione, senza risultare eccessivi. L'esame gustativo ci pone davanti a un calice con bel punto di colore rubino, con archetti fitti e regolari. I profumi rimandano a ciliegia, ribes, frutti di bosco. Quindi note floreali e speziate. Godibilissimo in fase gustativa con un attacco lineare, equilibrio, tannini setosi e prolungato finale in cui riemergono ciliegia e mora.
Cecchi
Loc. Casina dei Ponti 56
Castellina in Chianti (Si)
Tel 0577 54311
Fax 0577 543150
cecchi@cecchi.net
www.cecchi.net
Cesani – San Gimignano Rosso Cellori 2002 Doc
Cesani non finisce mai di stupire. Mai un passo falso, mai un vino che sia “minore” rispetto ad altri. Il Cellori è l'ennesimo gioiello di famiglia. Rubino impenetrabile alla vista, fa percepire al naso note di mora, mirtillo, confettura, liquirizia, spezie nobili. Al gusto risulta assolutamente centrato fra le componenti, con equilibrio e armonia d'insieme. Non resta altro che dire: bravi, bene, bis!
Cesani
Loc. Pancole – San Gimignano (Si)
Tel./Fax 0577 955084
info@agriturismo-cesani.com
www.agriturismo-cesani.com
Villa del Cigliano – Chianti Classico Riserva 2003 Docg
Vista tendente al granato, con buona consistenza e archetti fitti e regolari. L'esame olfattivo rimanda a sentori di frutta matura a bacca rossa, fiori quali viola e rosa, elementi più evoluti fra cui chiodi di garofano e liquirizia. In bocca si mostra vivo ed equilibrato, con tannini ben calibrati e bilanciamento fra alcol e freschezza. Come si suol dire... un vino da bistecca.
Villa del Cigliano
Via Cigliano 17
San Casciano Val di Pesa (Fi)
Tel. 055 820033
Fax 055 8290719
fattoriacigliano@libero.it
www.villadelcigliano.it
Fattoria Castellina – Daino Bianco 2004 Igt
Azienda che adotta il metodo biodinamico e lo unisce a una produzione di altissimo livello. Il Daino Bianco, ottenuto da merlot in purezza, è un vino davvero convincente e che mostra al contempo struttura e bevibilità. Alla vista si conferma rubino profondo, quasi impenetrabile. Consistente è il calice con archetti regolari. Mora, mirtillo, ciliegia nera sono i profumi che emergono e si fanno apprezzare per intensità e finezza. Al gusto si rivela ampio e di grande generosità, con alcol e freschezza ben bilanciate e con una bella trama di tannini. Adatto ai grandi eventi conviviali.
Fattoria Castellina
Via Palandri 27
Capraia e Limite
Tel./Fax 0571 57631
info@fattoriacastellina.com www.fattoriacastellina.com
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