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La Toscana, il suo vino



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Il periodo è di tempesta, ma la regione ha fondamenta sufficientemente
solide per reggere l'urto. Gola Gioconda ha deciso di ascoltare
il parere di tre operatori del settore, in una sorta di forum su
consumi, qualità e prospettive del patrimonio vinicolo nell'anno
di grazia 2003
Come ogni anno Gola gioconda prova a monitorare lo stato del vino
toscano nel momento in cui tutto il mondo enologico si dà
appuntamento a Verona. Vinitaly rappresenta infatti una grossa occasione
di promozione, ma anche di confronto. Quest'anno, poi, non mancano
ulteriori motivi di riflessione che portano i produttori a interrogarsi
su strategie aziendali, posizionamento dei propri prodotti nello
scenario internazionale, valorizzazione dei terroir e dei vitigni.
In primo luogo, il mondo del vino non può non risentire del
complicato quadro politico ed economico globale. Il vino ai tempi
della guerra, si potrebbe dire. E dell'incertezza economica. Mercati
consolidati come quello tedesco sembrano accusare una flessione
preoccupante. Per contro, si sta lavorando per aprire nuove aree
di sviluppo.
Sul versante interno, poi, la capacità di assorbimento della
produzione segna il passo: da un lato, l'apertura della grande distribuzione
a marche anche molto importanti e per converso il tentativo di canalizzare
i vini in un circuito di massa comunque interessato e curioso; dall'altro,
la ristorazione e l'enoteca con o senza mescita che assolvono un
compito decisivo nel far conoscere i gioielli delle nostre cantine.
Un secondo motivo di riflessione, confortante, riguarda l'abbassamento
della media d'età di coloro che si avvicinano al vino. Moda?
Fenomeno passeggero? Oppure segno tangibile di un ritorno ai piaceri
del corpo e dello spirito come stile di vita? Certo è che
si beve meglio, ma meno di prima. Terzo elemento: pur senza dati
analitici alla mano, crediamo che gli amanti del vino abbiano anche
una maggiore consapevolezza delle proprie tasche. Cioè: se
fino a qualche anno fa, nella mente dei consumatori, c'era un rapporto
direttamente proporzionale fra qualità del vino e prezzo,
adesso si è preso coscienza della differenza enorme fra uso
quotidiano del vino e grande occasione. Si ricerca comunque la qualità.
Ma nel primo caso importa che il vino sia 'corretto' e nel secondo
si pretende che il vino sappia dare delle sensazioni uniche, abbia
uno stile, racconti una terra e il lavoro dell'uomo. Quindi ricerca
del vino buono (e per buono, come si vede, si intendono almeno due
cose diverse) e attenzione al portafoglio. Ovvero il ritratto perfetto
di chi giudica con il proprio palato e la propria sensibilità,
senza farsi abbagliare in senso negativo o positivo. Tradotto in
termini pratici significa che vanno per la maggiore quei prodotti
indovinati nel rapporto qualità/prezzo.
Infine: il made in Toscana è ancora vincente? Crediamo di
sì. Bottiglie anche molto interessanti di zone vinicole extra-toscane
(italiane e non) non riescono a fare breccia nell'immaginario del
wine-lover. La nostra regione ha una tradizione secolare e ha scommesso
in maniera convinta, con investimenti ingentissimi, sull'innalzamento
del livello dei prodotti enogastronomici. Come si vede i motivi
di riflessione e di preoccupazione non mancano. Ma sono anche motivi
di stimolo perché, se il periodo è di tempesta, la
Toscana ha fondamenta sufficientemente solide per reggere l'urto.
GolaGioconda ha deciso perciò di ascoltare il parere di tre
operatori del settore, in una sorta di forum che ha lo scopo di
innescare il dibattito fra tutti coloro che hanno a cuore i grandi
vini di Toscana.
Leonardo Romanelli
Giornalista e direttore di Gola gioconda
Sei appena uscito da una serie di anteprime riguardanti i maggiori
vini toscani (Benvenuto Brunello, Montepulciano, Chianti Classico).
Quale impressione hai avuto delle nuove uscite?

Premetto che dovrebbe essere rivista la formula delle anteprime.
Per certi prodotti, vedi il Chianti Classico, sono troppe le aziende
che presentano i vini non imbottigliati, sottoforma di campione
da botte. Credo che rappresenti uno sforzo inutile, che potrebbe
essere ripensato sotto forma di evento culturale. In generale l'impressione
è stata buona: ma molto è stato influenzato dalle
annate presentate. Un esempio? Montalcino. Il 1997 Riserva è
stato veramente il cavallo di battaglia.

Vinitaly è un'occasione straordinaria per conoscere vini
e produttori di ogni zona del mondo. A tuo giudizio la Toscana manterrà
la sua leadership?

Direi di sì. Non passa anno che non ci siano novità
interessanti da segnalare. Credo che l'unica cosa che in Toscana
si debba curare maggiormente è la valorizzazione delle nuove
DOC: una volta create, vanno anche seguite e fatte conoscere sempre
di più.
Andrea Moradei
Ristoratore
Gli ultimi tempi hanno visto, a livello di ristorazione, un rallentamento
dei consumi del vino. Le cause vanno ricercate solo in un quadro
internazionale d'incertezza o ci sono altre motivazioni?

Il rallentamento è di tutta la ristorazione, non solo dei
consumi del vino, la cause sono esterne al mercato del vino: l'incertezza
politica internazionale e la riduzione dei consumi. Ma anche interne:
non c'è più relazione, né spesso proporzione,
tra l'aumento dei prezzi e la qualità del prodotto. Alcuni
anni fa facevamo giustamente notare che il vino italiano era deprezzato
rispetto alla qualità del prodotto. Oggi il prezzo è
congruo, però i prezzi sono aumentati non solo per i vini
buoni, ma anche per quelli cattivi.
Massimo Castellani
Sommelier A.I.S.
A livello vinicolo la Toscana presenta quasi ovunque una situazione
d'eccellenza qualitativa. Oltre alle denominazioni più note
quali sono a tuo avviso le aree emergenti della nostra regione?

Per affezione e contatti professionali ritengo un'area emergente
il territorio del Chianti Rufina. Qui ho vissuto la notevole crescita
qualitativa dei prodotti, pur mantenendo questi quell'attenzione
verso il consumatore nella proposta dei costi. Infatti i vini della
Val di Sieve hanno un ottimo rapporto qualità-prezzo. Interessante
è anche il territorio dei Colli Fiorentini, dove in una realtà
molto variegata di terrori e scelte produttive, stanno facendosi
largo dei vini di ottima qualità.Non vorrei dire una cosa
ovvia parlando dell'Alta e Bassa Maremma. Per la Maremma livornese
dietro la grande esperienza del Bolgherese e della Val di Cornia,
si stanno sempre più imponendo vini di Montescudaio e di
Piombino, realizzando proposte molto accettate dal mercato non solo
toscano. Per quanto riguarda la Maremma, siamo di fronte ad un vero
e proprio riscatto del Morellino di Scansano, con note di grande
attenzione anche per aree ancora un po' sconosciute ai più
ma di grande interesse come il Montecucco ed il Monteregio di Massa
Marittima. Vorrei ancora ricordare l'importante operazione che si
è svolta in due territori dell'Aretino di cui siamo stati
partecipi negli ultimi anni, come la crescita dei vini rossi, anche
a base di vitigni alloctoni, in Valdichiana, specialmente a Cortona,
e nel Valdarno Aretino. Infine, se pur un'area molto nota, voglio
ancora ricordare il livello di qualità e interesse del Carmignano.

Per un ristorante è oggi fondamentale avere una cantina
con etichette interessanti. Quali suggerimenti ti sentiresti di
dare per costruire una buona carta dei vini?

Sicuramente se il ristoratore non ha idee chiare, rivolgersi ad
un consulente enogastronomico di esperienza. Questo certamente va
supportato da un personale iter formativo da parte del proprietario
del ristorante e dei suoi collaboratori. Comunque per creare una
buona carta dei vini, strumento essenziale per il locale, bisogna
tenere conto di diversi fattori, come: la tipologia di ristorazione
e di menu, uno studio di mercato sul tipo di clientela e la sua
capacità dacquisto e tanti altri fattori. Insomma non
bisogna prendere una qualunque guida e farcire la carta
di grandi e premiati vini, come talvolta vediamo. Sicuramente il
primo passo secondo me è inserire vini del territorio e della
regione in cui si opera e secondariamente altre proposte di prodotti
nazionali ed internazionali. Una carta dei vini si costruisce sul
ristorante, come un sarto confeziona sulla persona un vestito.
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