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La
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Verona 2005, e poi?

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Lo stato dell’arte (dei vini toscani)
Prodotti diversi e inimitabili, come i loro territori d’origine:
solo così si vince la sfida del mercato
E così siamo di nuovo a Vinitaly, l’evento principe
che raduna in un solo luogo e in un solo momento tutto il mondo
del vino nazionale e internazionale. Oramai da otto anni Golagioconda
segue da vicino quest’avvenimento di straordinaria importanza.
Ovviamente lo segue dalla prospettiva che più le compete,
quella della realtà toscana.
Diciamolo subito e diciamolo francamente. I tempi sono ben diversi
da quelli di otto anni fa. Il 2004 è stato per il vino toscano
un anno veramente difficile e i primi mesi del 2005 non prospettano
un’inversione di tendenza significativa, anche se forse (forse...)
la grande paura è passata.
Il mondo del vino toscano, dopo essere sembrato un naviglio in
balìa delle onde, adesso sembra – scusateci il paragone
appropriato – un signore che si sta lentamente svegliando
da una sbornia colossale. E al risveglio trova alle porte di casa
non solo concorrenti interni, ma anche agguerritissimi avversari
del nuovo mondo.
Non ha le capacità di combattere con le stesse armi, quelle
del prezzo basso. Sarebbe, vista alla lunga, una mera battaglia
di retroguardia che dequalificherebbe l’immagine stessa del
Made in Toscana. La via sembra essere piuttosto data da un ulteriore
sforzo per rilanciare la peculiarità dei vari territori
della regione. E con i territori dare spazio ai gioielli vinicoli
di cui i produttori sono capaci, anche quando si parla di vini
di base. Insomma occorre a nostro avviso evitare la bagarre del
tutti contro tutti e, come si dice oggi, fare sistema. Per stare
sul mercato con prodotti unici a prezzi adeguati alle tasche attuali.
Evitare di misurarsi nel terreno preferito ai competitors e far
capire al consumatore che la qualità (quella vera) ha un
prezzo. Un prezzo che si accetta di pagare se e solo se dal calice
affiorano un territorio e una filosofia produttiva che siano capaci
di soddisfare in tutto e per tutto le esigenze del consumatore
finale.
Comincia dunque con questo numero una mappatura di Golagioconda
delle maggiori aree vinicole toscane. Una mappatura che servirà per
informare il lettore, al fine di tenerlo aggiornato in tempo (quasi)
reale sullo stato dell’arte... del vino toscano, ovviamente. (continua…)
Leonardo Romanelli
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Una selezione… |
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Chianti Classico
70000 ettari di estensione complessiva, 8500 dei quali adibiti a vigneto. 260000
ettolitri di Classico prodotto nel 2004, 540 soci del Gallo Nero di cui oltre
la metà imbottigliatori. Oltre 18 milioni le bottiglie vendute per
2/3 all’estero. Stati Uniti, Germania, Svizzera, Regno Uniti i maggiori
importatori. Sono i numeri forniti all’anteprima tenutasi a Firenze
(Stazione Leopolda) il 15 e 16 febbraio scorso. Da sempre l’area del
Chianti Classico è abituata a confrontarsi con un mercato mondiale,
un mercato che sembra denunciare limiti strutturali. Nonostante questo Giovanni
Ricasoli Firidolfi, Presidente del Consorzio del Gallo Nero, nel corso della
sua relazione introduttiva ha parlato di un piccolo ma significativo incremento
del volumi di vendite, a fronte di un calo delle esportazioni del 3%. Un
quadro a macchia di leopardo cui fare fronte grazie a due elementi: la riunificazione
consortile e la valorizzazione del territorio. Come a dire... l’unione,
quella vera, fa la forza, in termini d’immagine e di penetrazione commerciale.
Chianti
Rufina
Un’area vinicola di grande valore che merita miglior fortuna di quanto
non ne abbia avuta finora. Come dire... a questa piccola area, fatta di una
trentina di produttori appena, sembra mancare la zampata vincente, lo scatto
necessario a emergere con prepotenza.
Sarà forse perché gli stessi produttori devono convincersi dei
propri mezzi, sarà per una tipologia di vino che – se intende
dare testimonianza del territorio da cui proviene – non concede un centimetro
agli artifici di cantina che rendono il vino sì immediatamente piacevole,
ma irrimediabilmente anonimo; sarà per una operazione di comunicazione
marketing che comincia ora, con un lavoro non da poco dei vertici del Consorzio,
dopo aver proceduto per molto tempo per tentativi ed errori:
eppure qui esistono produttori e prodotti di elevato spessore, aziende rinomate
e storiche, un paesaggio naturale che offre scorci mozzafiato, un’attenzione
crescente da parte del mondo della grande moda firmata che porta turisti e
compratori. Insomma, tutte le carte in regola per un felice e rapido decollo,
sempre che si dia benzina ai motori... (continua...)
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