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La
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Grandi vini classici e non solo

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Un Classico che non tradisce
Il Chianti Classico oggi: proiettato verso il futuro, radicato
nella tradizione
Campeggia sull’emblema del “Consorzio del Marchio Storico – Chianti
Classico”; la sua silhouette svetta fiera, mossa dal vento,
sui tetti delle coloniche e delle fattorie: è il Gallo Nero,
simbolo che da sempre identifica tutto il territorio del Chianti.
Le sue origini sono raccontate in una curiosa leggenda. Per risolvere
una volta per tutte la disputa sui loro confini, Siena e Firenze
decisero di affidarsi a una singolare gara: due cavalieri sarebbero
partiti dal centro delle rispettive città al primo canto
del gallo e i confini sarebbero stati fissati nel punto esatto
del loro incontro. Per la sfida, i senesi allevarono un bel gallo
bianco, curandolo e rimpinzandolo a dovere. I fiorentini, invece,
scelsero un ruspante gallo nero, che chiusero al buio in una piccola
stia, tenendolo quasi a digiuno. Così, il giorno della contesa,
il gallo nero dei fiorentini, esasperato dalla fame e dagli stenti,
cantò ben prima del sorgere del sole, regalando al cavaliere
fiorentino un ragguardevole vantaggio sul senese. I due si incontrarono
così a Fonterutoli (a solo una dozzina di chilometri da
Siena) e fu così che quasi tutto il territorio del Chianti
passò sotto la giurisdizione fiorentina. (…)
Il Chianti, ossia il territorio che da secoli produce il vino Chianti
poi denominato “Classico” a garanzia della sua origine,
si estende a cavallo delle province di Firenze e Siena e comprende
interamente i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti,
Greve in Chianti, Radda in Chianti e, in parte, quelli di Barberino
Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano
in Val di Pesa e Tavarnelle in Val di Pesa.
Il primo documento notarile in cui il nome Chianti è riferito
al vino prodotto nella zona risale al 1398 e già nel 1716
incontriamo una sorta di denominazione di origine ante litteram
in un bando promulgato dal Granduca di Toscana Cosimo III per fissare
i confini della zona di produzione del Chianti e difendere così il
vino dalle imitazioni che già allora proliferavano.
La zona viticola del Chianti nei suoi attuali confini fu poi delimitata
nel 1932 da un decreto ministeriale che fissava l’origine
territoriale del vino Chianti prodotto nell’area storica
(il solo a fregiarsi dell’appellativo di “Classico”),
distinguendolo dagli altri Chianti prodotti in zone diverse del
territorio stesso del Chianti e nel resto della Toscana. (continua…)
Leonardo Romanelli
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Dimmi che vino scegli… |
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Poche regole, ma essenziali, per fare – o farsi – un
regalo che coniughi gusto, prestigio e qualità
C'è poco da fare... nelle grandi occasioni conviviali e
gastronomiche l'uomo ruota intorno al vino. Al centro della tavola
di un incontro galante, di una meeting di lavoro, di una festa,
sta sempre un grande bianco o un grande rosso. La bottiglia che
si condivide sancisce un patto, sigilla un amore, accende il convivio.
(…)
I vini che beviamo quotidianamente hanno la capacità di farci star
bene mentre pasteggiamo. O dovrebbero averla. Non pretendiamo molto altro.
Che sia degno del nostro cibo, che lo accompagni degnamente. Ma quando parliamo
di grandi vini il discorso cambia. Entrano in gioco elementi diversi e concomitanti.
Da bevanda il vino assume una valenza diversa, di massima esaltazione della
cultura e delle capacità di chi lo ha prodotto. In qualche caso il vino
si fa addirittura opera d'arte. Con uno stile, un genio, un linguaggio che
occorre saper decifrare e apprezzare.
Qualcuno prima o poi dovrebbe avere il coraggio di scrivere una guida evocativa
al vino. Le guide sono validi strumenti tecnici di orientamento per il consumatore.
Un consumatore – speriamo – non totalmente assorbito da un giudizio
eteronomo, competente ma umano (e perciò fallibile).
Noi molto più modestamente possiamo solo darvi qualche consiglio pratico
per riconoscere un grande vino, e comprarlo. Per regalarlo e, vale comunque,
regalarselo. Sono indizi, niente di più, niente di meno.
Primo: l'abito fa il monaco, nella maggioranza dei casi. Fate attenzione alla
cura esteriore della bottiglia, la sua forma, il suo peso, la qualità del
vetro, il design dell'etichetta. Niente è lasciato al caso, tutto è curato
nei minimi particolari. Ciò che nei vini normali diventa puro orpello,
nei grandi diventa valore aggiunto e testimonianza del fatto che nessun produttore
manda in giro la sua migliore creazione senza un “vestito” adeguato.
Secondo:
il prezzo è un termometro abbastanza fedele. Non di rado,
ai tempi dell'euro, segna “temperature” molto alte. Ma tant'è,
i costi di base che ha dalle nostre parti un vignaiolo sono molto molto alti.
E la qualità – se siamo disposti a pagarla – si percepisce
all'istante. Il famoso (e un po' abusato) rapporto qualità-prezzo andrebbe
rivisto. Per ogni vino esiste una fascia di prezzo direttamente proporzionale
al valore organolettico della bottiglia. (continua...)
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